Bologna, 16 marzo 2011
Prot. 0376/S
Spett.li
Cooperative:
ATTIVITA' SOCIALI
GECO
LIBERTAS
LA RUPE
NUOVA SANITA’
COOPAPS
CSAPSA
CONSORZIO E.P.T.A.
dei lavoratori e lavoratrici
dipendenti e soci delle Cooperative in indirizzo
Oggetto: richiesta di assemblea retribuita.
Le sciventi OO.SS. FP-CGIL CISL-FP USB comunicano che è convocata una
ASSEMBLEA RETRIBUITA
VENERDI' 25 MARZO 2011
dalle ore 17 alle ore 19
presso
il Centro Sociale GARIBALDI – CASALECCHIO DI RENO
Via Dell'Esperanto n. 20
( fra il Comune e il Cimitero, vicino alle Poste di Via U. Bassi)
con O.d.G.:
1) Esito incontro del 18 marzo e valutazione delle eventuali iniziative da intraprendere;
2) varie ed eventuali.
Distinti saluti.
FP CGIL FP CISL USB
Annamaria Margutti Licia Di Mase Mariarosa Di Marco
Di seguito pubblichiamo nostro articolo uscito ieri:
(Pubblicato su "Lotte" del 24/03/2011)
Gli attori di questa lotta sono nove sindaci di centro sinistra che vogliono far quadrare i loro bilanci dopo la riduzione delle risorse trasferite dallo Stato ai comuni, alcune centinaia di educatori che decidono di difendere non solo il proprio lavoro ma anche il welfare di un territorio con 90.000 abitanti e migliaia di utenti fra disabili, minori a rischio e anziani.
Il governo blocca il Fondo nazionale non autosufficienza, dimezza quello per le politiche sociali, dal 2008 questo esecutivo ha ridotto del 78% le risorse per il welfare comunale.
A Casalecchio sono 1,4 milioni di euro, 30.000 ore lavorative: questa è la cifra che ASC InSieme, l’azienda pubblica che gestisce questi servizi per conto dei comuni vuole tagliare già a gennaio, facendola cadere tutta quanta sulla testa delle centinaia di operatori delle cooperative sociali che lavorano sugli appalti nei servizi sociali del distretto di Casalecchio di Reno da almeno 20 anni.
Alcuni servizi, come gli interventi educativi sui minori diversamente abili all’interno delle scuole, verrebbero tagliati del 15-20%, privando di ore di assistenza studenti per i quali a volte la presenza dell’educatrice è lo strumento di comunicazione principale con la classe e con gli insegnanti.
Migliaia di ore da tagliare anche sui servizi di prevenzione e sugli interventi di monitoraggio sulla devianza e sull’aggregazione giovanile che avviene in strada. Viene quasi spontaneo pensare che niente possa preparare meglio il terreno a politiche securitarie.
Attenzione: stiamo parlando dello stesso centro sinistra che fra meno di due mesi, con la stessa formula politica e le stesse risorse da governare, si presenterà al voto a Bologna, a pochi chilometri da qui.
L’impresa che come educatori siamo riusciti a creare è stata quella di riuscire a mettere insieme l’azione sindacale con forme di auto organizzazione e coordinamento con le famiglie dell’utenza. Attraverso i nostri delegati e le assemblee abbiamo ottenuto la proclamazione dello stato d’agitazione da parte di CGIL e USB, abbiamo volantinato in tutti i territori, presidiato i Comuni durante le trattative.
Il 5 marzo, di sabato, oltre 500 operatori, genitori, utenti e insegnanti hanno attraversato Casalecchio di Reno con un corteo inedito che è terminato davanti al Municipio.
Negli stessi giorni i sindaci si sono trasformati in una fabbrica di idee: hanno trovato il 5 per mille per coprire un po’ di tagli, qualcuno si offre di creare un fondo con le banche, il taglio di 18.000 ore sui servizi scolastici sarà spostato da marzo a settembre, sono spuntati 60.000 euro per coprire una parte delle ore sulla prevenzione e forse anche 700.000 euro inutilizzati del Fondo non autosufficienza.
Ancora una volta la lotta paga.
Nonostante questo ASC InSieme propone di far partire comunque una piccola decurtazione di servizi da aprile, soprattutto sugli interventi di prevenzione.
Politicamente è la cosa più semplice: si tratta di colpire quelle famiglie e quei minori che non scenderanno mai in piazza a mostrare delle disabilità che “bucano lo schermo”, sono ragazzi a volte segnalati per episodi di microcriminalità, spesso migranti. Tagliare sulla prevenzione non vuol dire risparmiare, quando inserire un minore in un Gruppo Appartamento costa dai 120 ai 130 euro giornalieri, fino ai 300 euro giornalieri nei carceri minorili.
Abbiamo chiesto ai sindacati una cosa ben precisa dalla quale non abbiamo intenzione di muoverci: neanche mezz’ora di taglio, convocate al più presto uno sciopero se rimane in piedi un ipotesi anche minima di decurtazione di servizi.
Siamo riusciti a capovolgere una dinamica che in questi anni aveva impedito agli operatori sociali di diventare attori sindacali e politici a pieno titolo: nessuno di noi ha più paura dello sciopero perché teme di “danneggiare” l’utente. Lo sciopero e la mobilitazione sono invece l’unico modo per difendere i diritti, i nostri e quelli delle persone con cui lavoriamo.
Simone Raffaelli
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venerdì 25 marzo 2011
AVVISO IMPORTANTE PER EDUCATORI ED EDUCATRICI DEL DISTRETTO DI CASALECCHIO:
giovedì 24 marzo 2011
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO LETTERA DI COLLEGHI EDUCATORI DI SAN LAZZARO:
Con i TAGLI del Comune di San Lazzaro di Savena
disatteso l’Accordo di programma provinciale di Bologna
per l’integrazione scolastica e formativa dei bambini e alunni disabili ?
Da settembre il Comune di San Lazzaro di Savena ha tagliato le ore di programmazione agli educatori scolastici per l’integrazione (vedi art. 16.4 sotto riportato) crediamo in questo modo disattendendo l’accordo provinciale.
In effetti, non riconoscendo queste ore di fatto impedisce la progettazione partecipata del Piano Educativo Individuale all’educatore annullando la sua professionalità , relegandolo così ad una figura di assistente di base
Pensiamo che questa modalità di tagli e di screditamento della nostra figura professionale possa essere il preludio a successivi tagli ai servizi alla persona su questo territorio;
Nel distretto di Casalecchio di Reno si cerca di tagliare ben 32.000 ore, a San Lazzaro magari in forma meno evidente, cioè invece che tagliare le ore il comune potrebbe con il rinnovo delle convenzioni richiedere lavoratori inquadrati invece che al 6°- 5° al 4° dando così un taglio alla qualità del servizio stesso.
CHIEDIAMO al comune di San Lazzaro e all’istituzione Sophia
Di ripristinare subito le ore di programmazione (5% su ore frontali), e di avere la possibilità di recuperare quelle fin qui perse (settembre /marzo) per lavorare sulla produzione della documentazione finale che in altro modo non potremmo garantire, riconoscendo in questo modo la legittima partecipazione alla programmazione dei percorsi educativi e la nostra professionalità.
CHIEDIAMO inoltre al Collegio di Vigilanza sull’esecuzione dell’accordo di programma di pronunciarsi in merito .
Sentiamo inoltre necessario esprimere la massima solidarietà agli educatori e alle famiglie del distretto di Casalecchio di Reno che stanno lottando contro il taglio di 32.000 ore sui servizi scolastici e territoriali per i ragazzi disabili e considerati a rischio.
Alcune educatrici /educatori delle scuole di San Lazzaro di Savena
Per contatti: educatriciscuolesanlazzaro@gmail.com
San Lazzaro di Savena 16 Marzo 2011
Art.16.4 dell’accordo provinciale 2008-2013 - Figure professionali per lo sviluppo dell’autonomia e della comunicazione (art. 13 comma 3 Legge 104/92)
Il personale per lo sviluppo dell’autonomia e della comunicazione (assistenti, educatori, operatori specializzati ad esempio nell’insegnamento della lingua dei segni ecc.) svolge le funzioni previste dalla normativa inerenti all’area educativo-assistenziale e finalizzate a favorire e sviluppare l’autonomia fisica e cognitiva, gli aspetti relazionali e la capacità di comunicazione del bambino e dell’alunno disabile.
Gli Enti Locali si impegnano a fornire personale provvisto dei requisiti di legge, così come indicato dalla Legge Regionale n. 26/2001 art. 5, in possesso di adeguate competenze professionali.
Tale personale viene assegnato in attuazione degli obiettivi indicati nel Piano Educativo Individualizzato (P.E.I.), su richiesta del Dirigente Scolastico e nel quadro del presente Accordo, secondo le procedure e le risorse fissate nel bilancio di previsione degli Enti Locali territoriali di competenza.
L’utilizzo del personale per lo sviluppo dell’autonomia e della comunicazione, non sostitutivo del docente di sostegno, avverrà sotto la responsabilità funzionale ed organizzativa del Dirigente Scolastico.
Nel P.E.I., secondo bisogni personalizzati di “accompagnamento” formativo e didattico e stante la possibilità organizzativa, può essere contemplata una flessibilità dell’utilizzo delle ore assegnate all’educatore comunale, anche al di là dell’orario e dello spazio scolastici in senso stretto, secondo quanto previsto dagli accordi territoriali e dagli eventuali contratti in essere fra Enti Locali e i soggetti individuati come fornitori dei servizi.
L’articolazione dell’orario di servizio del personale sarà definita, previo accordo con l’amministrazione fornitrice, in relazione alle esigenze operative ed organizzative del P.E.I., avendo a riferimento l’attività educativa diretta, la sua programmazione e la partecipazione del personale ai Gruppi Operativi. L’intervento del personale deve pertanto rientrare a tutti gli effetti nel P.E.I. in un’ottica di progettazione partecipata.
disatteso l’Accordo di programma provinciale di Bologna
per l’integrazione scolastica e formativa dei bambini e alunni disabili ?
Da settembre il Comune di San Lazzaro di Savena ha tagliato le ore di programmazione agli educatori scolastici per l’integrazione (vedi art. 16.4 sotto riportato) crediamo in questo modo disattendendo l’accordo provinciale.
In effetti, non riconoscendo queste ore di fatto impedisce la progettazione partecipata del Piano Educativo Individuale all’educatore annullando la sua professionalità , relegandolo così ad una figura di assistente di base
Pensiamo che questa modalità di tagli e di screditamento della nostra figura professionale possa essere il preludio a successivi tagli ai servizi alla persona su questo territorio;
Nel distretto di Casalecchio di Reno si cerca di tagliare ben 32.000 ore, a San Lazzaro magari in forma meno evidente, cioè invece che tagliare le ore il comune potrebbe con il rinnovo delle convenzioni richiedere lavoratori inquadrati invece che al 6°- 5° al 4° dando così un taglio alla qualità del servizio stesso.
CHIEDIAMO al comune di San Lazzaro e all’istituzione Sophia
Di ripristinare subito le ore di programmazione (5% su ore frontali), e di avere la possibilità di recuperare quelle fin qui perse (settembre /marzo) per lavorare sulla produzione della documentazione finale che in altro modo non potremmo garantire, riconoscendo in questo modo la legittima partecipazione alla programmazione dei percorsi educativi e la nostra professionalità.
CHIEDIAMO inoltre al Collegio di Vigilanza sull’esecuzione dell’accordo di programma di pronunciarsi in merito .
Sentiamo inoltre necessario esprimere la massima solidarietà agli educatori e alle famiglie del distretto di Casalecchio di Reno che stanno lottando contro il taglio di 32.000 ore sui servizi scolastici e territoriali per i ragazzi disabili e considerati a rischio.
Alcune educatrici /educatori delle scuole di San Lazzaro di Savena
Per contatti: educatriciscuolesanlazzaro@gmail.com
San Lazzaro di Savena 16 Marzo 2011
Art.16.4 dell’accordo provinciale 2008-2013 - Figure professionali per lo sviluppo dell’autonomia e della comunicazione (art. 13 comma 3 Legge 104/92)
Il personale per lo sviluppo dell’autonomia e della comunicazione (assistenti, educatori, operatori specializzati ad esempio nell’insegnamento della lingua dei segni ecc.) svolge le funzioni previste dalla normativa inerenti all’area educativo-assistenziale e finalizzate a favorire e sviluppare l’autonomia fisica e cognitiva, gli aspetti relazionali e la capacità di comunicazione del bambino e dell’alunno disabile.
Gli Enti Locali si impegnano a fornire personale provvisto dei requisiti di legge, così come indicato dalla Legge Regionale n. 26/2001 art. 5, in possesso di adeguate competenze professionali.
Tale personale viene assegnato in attuazione degli obiettivi indicati nel Piano Educativo Individualizzato (P.E.I.), su richiesta del Dirigente Scolastico e nel quadro del presente Accordo, secondo le procedure e le risorse fissate nel bilancio di previsione degli Enti Locali territoriali di competenza.
L’utilizzo del personale per lo sviluppo dell’autonomia e della comunicazione, non sostitutivo del docente di sostegno, avverrà sotto la responsabilità funzionale ed organizzativa del Dirigente Scolastico.
Nel P.E.I., secondo bisogni personalizzati di “accompagnamento” formativo e didattico e stante la possibilità organizzativa, può essere contemplata una flessibilità dell’utilizzo delle ore assegnate all’educatore comunale, anche al di là dell’orario e dello spazio scolastici in senso stretto, secondo quanto previsto dagli accordi territoriali e dagli eventuali contratti in essere fra Enti Locali e i soggetti individuati come fornitori dei servizi.
L’articolazione dell’orario di servizio del personale sarà definita, previo accordo con l’amministrazione fornitrice, in relazione alle esigenze operative ed organizzative del P.E.I., avendo a riferimento l’attività educativa diretta, la sua programmazione e la partecipazione del personale ai Gruppi Operativi. L’intervento del personale deve pertanto rientrare a tutti gli effetti nel P.E.I. in un’ottica di progettazione partecipata.
martedì 22 marzo 2011
PUBBLICHIAMO LETTERA DI RISPOSTA, ALLA NOSTRA LETTERA APERTA, DELL'ASSESSORE POLITICHE SOCIALI, SANITA' E PERSONALE:
Riformare il nostro welfare per difenderlo
Le misure per riorganizzare i servizi sociali a fronte dei tagli del Governo Nazionale, servono a mantenere quei valori di solidarietà e universalità che rischiamo di perdere.
Si è avviato positivamente un percorso di confronto e di approfondimento tra tutti i soggetti che partecipano assieme agli Enti Locali alla gestione di un sistema di tutela delle persone che va salvaguardato.
Da un lato l'intesa raggiunta venerdì 4 marzo al tavolo del welfare distrettuale, sede di confronto e programmazione tra Comuni, Ausl, Sindacati, Associazioni, Cooperazione, Scuola, Imprese, ecc. sulla gestione dei servizi sociali alla luce dei tagli del Governo, è da considerare positivamente.
Così come l'incontro del 18 marzo con le Organizzazioni Sindacali dove si sono esaminate tutte le questioni e le possibilità , individuando altri momenti di confronto, per valutare tanti elementi ancora incerti, sia sulle risorse che sulla riorganizzazione. Spetta anche al Sindacato la capacità non solo di rilevare esigenze, ma di farsi carico, nelle proprie competenze, di indicare assieme agli altri soggetti in campo, ipotesi di riforma possibile.
Occorrerà valutare nei prossimi mesi, possibili nuove entrate da parte della Regione Emilia Romagna rispetto alla chiusura del consuntivo 2010, l'impatto della destinazione del 5 per mille che i Comuni destineranno alla disabilità , la creazione si sistemi di raccolta fondi sollecitando interventi della collettività , con strumenti quali la fondazione di comunità o uno specifico fondo distrettuale. Già nelle nostre realtà , il volontariato contribuisce in modo importante a progetti di solidarietà , rispetto alla perdita di lavoro, ai minori, ecc.ed è stato avviato un importante progetto assieme a loro, di Last Minute Market che consegna una volta alla settimana generi alimentari alle famiglie in forte difficoltà . Già partito a Casalecchio di Reno e Sasso Marconi e a breve si avvierà per tutta la Bazzanese.
Da ricordare che a differenza degli altri distretti della nostra provincia, il nostro non dispone di ex Ipab che finanziano il welfare e che le Fondazioni Bancarie destinano molto meno rispetto ad altre realtà .
Sulla gestione dei servizi, l'obiettivo resta quello di mantenerne l'efficacia soprattutto rispetto alle persone più deboli che siano disabili, minori, anziani, tenendo conto che la crisi economica e occupazionale sta aumentando le famiglie in difficoltà .
Si avvia un percorso che punta a soluzioni condivise per la gestione di problemi importanti, quali l'educativa scolastica, sulla quale sono uscite negli ultimi giorni prese di posizioni allarmistiche ed eccessive rispetto agli interventi reali. Ci si è impegnati collettivamente ad affrontare da subito un progetto che riorganizzi il welfare distrettuale, tenendo conto delle risorse a disposizione, rimandando all'avvio del nuovo anno scolastico (settembre 2011) la revisione degli interventi di educativa scolastica sulla disabilità .
Questo avverrà con l'apporto fondamentale di Asc Insieme che dal 2010 gestisce i Servizi Sociali di tutti i Comuni del Distretto. Senza la creazione di questo Ente, oggi avremmo maggiori costi e minore capacità di riorganizzare i servizi mantenendoli a livello adeguato per i cittadini.
La scuola dovrà essere coinvolta direttamente e collaborare alla ridefinizione di un modello di tutela collaborando in modo coordinato rispetto alle proprie specifiche responsabilità .
Da sottolineare che il personale distaccato dai Comuni e li impegnato, è inferiore numericamente di quello che interveniva sui servizi sociali complessivamente. Gli stipendi di tutti i livelli sono determinati dal Contratto Collettivo di Lavoro degli Enti Locali che va rispettato. Infine le funzioni dirigenziali nei Comuni e in modo significativo a Casalecchio di Reno, si sono ridotte numericamente. Non esistono quindi ne apparati ne compensi eccessivi anche se i processi riorganizzativi possono produrre nel tempo ulteriori efficienze.
Gli educatori delle cooperative sociali che operano sui comuni del Distretto, evidenziano il rischio di perdere competenze, qualità e anche lavoro. Sono rischi veri e sui quali riflettere.
I problemi esistono e dobbiamo essere in grado assieme di affrontarli volendo mantenere un sistema di servizi che abbia a fondamento la solidarietà e la tutela dei più deboli.
E questo il Distretto di Casalecchio con i nove Comuni che ne fanno parte lo sta affrontando collettivamente, assumendosi responsabilità che non sono di un solo Sindaco ma di tutti.
Dal 2008 lo Stato Nazionale ha ridotto dell'80 per cento il welfare dei Comuni; da 2 miliardi e 527 milioni ai 538 milioni di oggi azzerando fondi importanti come quello per la non autosufficienza.
Gli effetti per il nostro per i Comuni del nostro Distretto (Casalecchio di Reno, Sasso Marconi, Zola Predosa, Crespellano, Bazzano, Monte San Pietro, Monteveglio, Castello di Serravalle, Savigno) sono la riduzione di circa 1 milione e 200 mila euro. L'investimento sociale continua comunque ad essere importante e a sostenere il nostro sistema sociale con uno stanziamento di 15 milioni e 700 mila euro.
La scelta di rilanciare quindi un'alleanza dandosi il tempo di gestire assieme una fase difficile, appare quindi importante e che evita un contrasto tra chi ha a cuore la tenuta e l'innovazione di un welfare locale, sempre in grado di tutelare tutti e soprattutto i più deboli.
Massimo Bosso
Assessore Politiche Sociali
Sanità e Personale
Le misure per riorganizzare i servizi sociali a fronte dei tagli del Governo Nazionale, servono a mantenere quei valori di solidarietà e universalità che rischiamo di perdere.
Si è avviato positivamente un percorso di confronto e di approfondimento tra tutti i soggetti che partecipano assieme agli Enti Locali alla gestione di un sistema di tutela delle persone che va salvaguardato.
Da un lato l'intesa raggiunta venerdì 4 marzo al tavolo del welfare distrettuale, sede di confronto e programmazione tra Comuni, Ausl, Sindacati, Associazioni, Cooperazione, Scuola, Imprese, ecc. sulla gestione dei servizi sociali alla luce dei tagli del Governo, è da considerare positivamente.
Così come l'incontro del 18 marzo con le Organizzazioni Sindacali dove si sono esaminate tutte le questioni e le possibilità , individuando altri momenti di confronto, per valutare tanti elementi ancora incerti, sia sulle risorse che sulla riorganizzazione. Spetta anche al Sindacato la capacità non solo di rilevare esigenze, ma di farsi carico, nelle proprie competenze, di indicare assieme agli altri soggetti in campo, ipotesi di riforma possibile.
Occorrerà valutare nei prossimi mesi, possibili nuove entrate da parte della Regione Emilia Romagna rispetto alla chiusura del consuntivo 2010, l'impatto della destinazione del 5 per mille che i Comuni destineranno alla disabilità , la creazione si sistemi di raccolta fondi sollecitando interventi della collettività , con strumenti quali la fondazione di comunità o uno specifico fondo distrettuale. Già nelle nostre realtà , il volontariato contribuisce in modo importante a progetti di solidarietà , rispetto alla perdita di lavoro, ai minori, ecc.ed è stato avviato un importante progetto assieme a loro, di Last Minute Market che consegna una volta alla settimana generi alimentari alle famiglie in forte difficoltà . Già partito a Casalecchio di Reno e Sasso Marconi e a breve si avvierà per tutta la Bazzanese.
Da ricordare che a differenza degli altri distretti della nostra provincia, il nostro non dispone di ex Ipab che finanziano il welfare e che le Fondazioni Bancarie destinano molto meno rispetto ad altre realtà .
Sulla gestione dei servizi, l'obiettivo resta quello di mantenerne l'efficacia soprattutto rispetto alle persone più deboli che siano disabili, minori, anziani, tenendo conto che la crisi economica e occupazionale sta aumentando le famiglie in difficoltà .
Si avvia un percorso che punta a soluzioni condivise per la gestione di problemi importanti, quali l'educativa scolastica, sulla quale sono uscite negli ultimi giorni prese di posizioni allarmistiche ed eccessive rispetto agli interventi reali. Ci si è impegnati collettivamente ad affrontare da subito un progetto che riorganizzi il welfare distrettuale, tenendo conto delle risorse a disposizione, rimandando all'avvio del nuovo anno scolastico (settembre 2011) la revisione degli interventi di educativa scolastica sulla disabilità .
Questo avverrà con l'apporto fondamentale di Asc Insieme che dal 2010 gestisce i Servizi Sociali di tutti i Comuni del Distretto. Senza la creazione di questo Ente, oggi avremmo maggiori costi e minore capacità di riorganizzare i servizi mantenendoli a livello adeguato per i cittadini.
La scuola dovrà essere coinvolta direttamente e collaborare alla ridefinizione di un modello di tutela collaborando in modo coordinato rispetto alle proprie specifiche responsabilità .
Da sottolineare che il personale distaccato dai Comuni e li impegnato, è inferiore numericamente di quello che interveniva sui servizi sociali complessivamente. Gli stipendi di tutti i livelli sono determinati dal Contratto Collettivo di Lavoro degli Enti Locali che va rispettato. Infine le funzioni dirigenziali nei Comuni e in modo significativo a Casalecchio di Reno, si sono ridotte numericamente. Non esistono quindi ne apparati ne compensi eccessivi anche se i processi riorganizzativi possono produrre nel tempo ulteriori efficienze.
Gli educatori delle cooperative sociali che operano sui comuni del Distretto, evidenziano il rischio di perdere competenze, qualità e anche lavoro. Sono rischi veri e sui quali riflettere.
I problemi esistono e dobbiamo essere in grado assieme di affrontarli volendo mantenere un sistema di servizi che abbia a fondamento la solidarietà e la tutela dei più deboli.
E questo il Distretto di Casalecchio con i nove Comuni che ne fanno parte lo sta affrontando collettivamente, assumendosi responsabilità che non sono di un solo Sindaco ma di tutti.
Dal 2008 lo Stato Nazionale ha ridotto dell'80 per cento il welfare dei Comuni; da 2 miliardi e 527 milioni ai 538 milioni di oggi azzerando fondi importanti come quello per la non autosufficienza.
Gli effetti per il nostro per i Comuni del nostro Distretto (Casalecchio di Reno, Sasso Marconi, Zola Predosa, Crespellano, Bazzano, Monte San Pietro, Monteveglio, Castello di Serravalle, Savigno) sono la riduzione di circa 1 milione e 200 mila euro. L'investimento sociale continua comunque ad essere importante e a sostenere il nostro sistema sociale con uno stanziamento di 15 milioni e 700 mila euro.
La scelta di rilanciare quindi un'alleanza dandosi il tempo di gestire assieme una fase difficile, appare quindi importante e che evita un contrasto tra chi ha a cuore la tenuta e l'innovazione di un welfare locale, sempre in grado di tutelare tutti e soprattutto i più deboli.
Massimo Bosso
Assessore Politiche Sociali
Sanità e Personale
lunedì 21 marzo 2011
APPELLO PER LO SCIOPERO(NEANCHE MEZZ'ORA DI MENO!!)
Siamo educatrici ed educatori che lavorano nelle cooperative sociali del distretto di Casalecchio di Reno.
Come sapete bene, nelle ultime settimane i Comuni e ASC InSieme hanno confermato l'entità dei tagli sui servizi sociali, per una cifra che si avvicina a 1,4 milioni di euro. Grazie allo stato d'agitazione lanciato da CGIL e USB, insieme alla manifestazione del 5 marzo con genitori e utenti, i sindaci hanno fatto un parziale passo indietro e hanno proposto di far partire le 18.000 ore di taglio sui servizi socioeducativi scolastici (su un numero complessivo che supera le 30.000) non più da marzo ma da settembre, con l'inizio del prossimo anno scolastico.
Da settembre partirà comunque una decurtazione di servizi che metterà in pericolo posti di lavoro (18.000 ore sono 470 settimane di lavoro a tempo pieno) e soprattutto un patrimonio di welfare.
I tagli quindi rimangono, anche se i sindaci hanno affermato di poter utilizzare il 5 per mille per coprire almeno una parte del taglio sul tempo libero adulti (circa 1.000 ore) e hanno accennato a un fondo interdistrettuale che comunque coprirebbe solo una piccola parte della cifra complessiva.
Rimane comunque in piedi l'ipotesi formulata dal Sindaco di Casalecchio e dalla direzione di ASC InSieme, che ipotizzano almeno 15-20 esuberi fra di noi.
Crediamo che non si possa permettere un colpo così pesante nei confronti dei diritti del lavoro e soprattutto di un welfare che in tutti questi anni, come lavoratori e come sindacato, abbiamo difeso con tenacia.
Facciamo appello alla CGIL e a USB affinchè mantengano lo stato d'agitazione fino a quando non si sia chiarita la situazione e finchè non siano ritirati tutti i tagli e chiediamo ai sindacati di lanciare una data di sciopero, il prima possibile, se nei prossimi giorni i Comuni non apriranno a una proposta di tavoli di discussione veri. Di pari passo chiediamo ai Comuni di non far partire la riorganizzazione del servizio e trovare, tutti gli attori coinvolti, soluzioni condivise.
Educatori ed educatrici uniti contro i tagli
Come sapete bene, nelle ultime settimane i Comuni e ASC InSieme hanno confermato l'entità dei tagli sui servizi sociali, per una cifra che si avvicina a 1,4 milioni di euro. Grazie allo stato d'agitazione lanciato da CGIL e USB, insieme alla manifestazione del 5 marzo con genitori e utenti, i sindaci hanno fatto un parziale passo indietro e hanno proposto di far partire le 18.000 ore di taglio sui servizi socioeducativi scolastici (su un numero complessivo che supera le 30.000) non più da marzo ma da settembre, con l'inizio del prossimo anno scolastico.
Da settembre partirà comunque una decurtazione di servizi che metterà in pericolo posti di lavoro (18.000 ore sono 470 settimane di lavoro a tempo pieno) e soprattutto un patrimonio di welfare.
I tagli quindi rimangono, anche se i sindaci hanno affermato di poter utilizzare il 5 per mille per coprire almeno una parte del taglio sul tempo libero adulti (circa 1.000 ore) e hanno accennato a un fondo interdistrettuale che comunque coprirebbe solo una piccola parte della cifra complessiva.
Rimane comunque in piedi l'ipotesi formulata dal Sindaco di Casalecchio e dalla direzione di ASC InSieme, che ipotizzano almeno 15-20 esuberi fra di noi.
Crediamo che non si possa permettere un colpo così pesante nei confronti dei diritti del lavoro e soprattutto di un welfare che in tutti questi anni, come lavoratori e come sindacato, abbiamo difeso con tenacia.
Facciamo appello alla CGIL e a USB affinchè mantengano lo stato d'agitazione fino a quando non si sia chiarita la situazione e finchè non siano ritirati tutti i tagli e chiediamo ai sindacati di lanciare una data di sciopero, il prima possibile, se nei prossimi giorni i Comuni non apriranno a una proposta di tavoli di discussione veri. Di pari passo chiediamo ai Comuni di non far partire la riorganizzazione del servizio e trovare, tutti gli attori coinvolti, soluzioni condivise.
Educatori ed educatrici uniti contro i tagli
domenica 20 marzo 2011
"LA LOTTA ALLA MAFIA INIZIA DALLA GIUSTIZIA SOCIALE"(DON CIOTTI)
Intervento di don Luigi Ciotti della Fondazione Libera"
Vogliamo riproporre sul nostro blog un frammento dell'intervento che ieri don L. Ciotti ha tenuto a Potenza ieri 19 marzo e soprattutto ci ha colpito un passaggio che vi segnaliamo al minuto 05.20 del video, laddove egli parla di una riduzione di investimenti alle politiche sociali dai due miliardi e cinquecento milioni di euro del 2008 ai trecentosettantanove milioni del 2011 ovvero un taglio di due miliardi e duecentoventuno milioni di euro.
A voi le riflessioni...
Vogliamo riproporre sul nostro blog un frammento dell'intervento che ieri don L. Ciotti ha tenuto a Potenza ieri 19 marzo e soprattutto ci ha colpito un passaggio che vi segnaliamo al minuto 05.20 del video, laddove egli parla di una riduzione di investimenti alle politiche sociali dai due miliardi e cinquecento milioni di euro del 2008 ai trecentosettantanove milioni del 2011 ovvero un taglio di due miliardi e duecentoventuno milioni di euro.
A voi le riflessioni...
giovedì 17 marzo 2011
PUBBLICHIAMO ARTICOLO DI REPUBBLICA.IT E LETTERA GENITORI PRESENTATA IN CONFERENZA STAMPA:
Continua la battaglia degli educatori
"Difendiamo il nostro lavoro"
Lettera aperta ai sindaci del distretto di Casalecchio dopo la decisione di tagliare il welfare."Per noi il periodo delle vacche grasse non è mai iniziato"
Una manifestazione per le strade di Casalecchio dieci giorni fa, cui hanno partecipato genitori e bambini seguiti dagli educatori del distretto; oggi una lettera aperta ai sindaci della zona che devono fare fronte ai tagli del governo, a scapito proprio dei servizi alla persona e del welfare. Gli stessi educatori scesi in piazza tornano a far sentire la loro voce con un documento in cui riconoscono le difficoltà che gli amministratori devono fronteggiare, ma vogliono allo stesso tempo "difendere ciò che abbiamo contribuito a costruire. La nostra determinazione nella difesa dei Servizi nasce dalla consapevolezza della bontà del lavoro che abbiamo svolto e che vogliamo continuare a svolgere".
Scrivono gli educatori: "Ci è stato ricordato da diversi amministratori che il tempo delle vacche grasse è finito. Permetteteci di offenderci un poco: per noi non è mai iniziato. Non è un problema solo nostro ovviamente: per l'educatore, come per l'impiegato comunale, per il vigile urbano, per la maestra di scuola materna non ci sono tante possibilità di arricchirsi con il proprio lavoro. Per i dirigenti degli enti locali o dell’Ausl il problema della cassa integrazione o dell'esubero non si pone. Se non c’è più il lavoro di prima si fa altro, si creano nuovi ruoli, incarichi, progetti. Si può parlare invece con leggerezza di 15, 20 esuberi tra gli educatori difficilmente ricollocabili in un periodo di forte riduzione dei servizi".
LETTERA GENITORI DI CASALECCHIO:
Casalecchio, 14 marzo 2011
Gentili Signori,
siamo i genitori di bambini e ragazzi disabili di Casalecchio, purtroppo interessati dalla minacciata manovra di taglio al welfare.
Oggi, invitati ad esprimere il nostro pensiero, desideriamo affermare quanto segue:
• Pur condividendo le ragioni degli Educatori, ci corre tuttavia l’obbligo di tenere ben distinti i piani e gli interessi di altri soggetti da quelli dei nostri figli, focalizzando l’attenzione solo su ciò che è bene pere questi ultimi. Peraltro, va ovviamente da sé che, quando le rispettive problematiche e le relative soluzioni sono comuni o connesse o interdipendenti – come, allo stato attuale, ci sembra che siano – allora il reciproco appoggio è doveroso.
• Riconosciamo le difficoltà amministrative derivanti dalle manovre del Governo centrale ad apprezziamo la scelta fatta dagli amministratori locali di non operare tagli al welfare fino al prossimo mese di settembre. Ma i nostri figli non guariranno a settembre; purtroppo non guariranno mai. Però, se ben aiutati (e non abbandonati), possono migliorare.
• Ai sensi della L. 104/92, le istituzioni debbono adoperarsi affinché le persone disabili siano supportate (e non sopportate) fino ad arrivare ad integrarsi nella società e, possibilmente, divenire una sua risorsa, anziché un peso. Quella in cui viviamo è una società che tende a togliere il necessario ai bisognosi per dare più ricchezza a chi è già benestante. A chi di dovere il compito di arrestare, se non di invertire, secondo coscienza, questa tendenza.
• Quali puri e semplici portavoce dei nostri ragazzi, riteniamo di non assumere alcuna connotazione politica e di evitare ogni rischio di strumentalizzazione. Per i nostri figli non ci può essere né destra né sinistra, ma solo il diritto ad una vita che sia il più possibile degna di essere vissuta.
• Disponibili ad ogni confronto con gli Enti Locali interessati, invitiamo intanto le autorità a parlare o a far sentire la loro voce con noi, non contro di noi.
Grati per l’attenzione, confidiamo in un rapido, definitivo e positivo sblocco della situazione.
I genitori
"Difendiamo il nostro lavoro"
Lettera aperta ai sindaci del distretto di Casalecchio dopo la decisione di tagliare il welfare."Per noi il periodo delle vacche grasse non è mai iniziato"
Una manifestazione per le strade di Casalecchio dieci giorni fa, cui hanno partecipato genitori e bambini seguiti dagli educatori del distretto; oggi una lettera aperta ai sindaci della zona che devono fare fronte ai tagli del governo, a scapito proprio dei servizi alla persona e del welfare. Gli stessi educatori scesi in piazza tornano a far sentire la loro voce con un documento in cui riconoscono le difficoltà che gli amministratori devono fronteggiare, ma vogliono allo stesso tempo "difendere ciò che abbiamo contribuito a costruire. La nostra determinazione nella difesa dei Servizi nasce dalla consapevolezza della bontà del lavoro che abbiamo svolto e che vogliamo continuare a svolgere".
Scrivono gli educatori: "Ci è stato ricordato da diversi amministratori che il tempo delle vacche grasse è finito. Permetteteci di offenderci un poco: per noi non è mai iniziato. Non è un problema solo nostro ovviamente: per l'educatore, come per l'impiegato comunale, per il vigile urbano, per la maestra di scuola materna non ci sono tante possibilità di arricchirsi con il proprio lavoro. Per i dirigenti degli enti locali o dell’Ausl il problema della cassa integrazione o dell'esubero non si pone. Se non c’è più il lavoro di prima si fa altro, si creano nuovi ruoli, incarichi, progetti. Si può parlare invece con leggerezza di 15, 20 esuberi tra gli educatori difficilmente ricollocabili in un periodo di forte riduzione dei servizi".
LETTERA GENITORI DI CASALECCHIO:
Casalecchio, 14 marzo 2011
Gentili Signori,
siamo i genitori di bambini e ragazzi disabili di Casalecchio, purtroppo interessati dalla minacciata manovra di taglio al welfare.
Oggi, invitati ad esprimere il nostro pensiero, desideriamo affermare quanto segue:
• Pur condividendo le ragioni degli Educatori, ci corre tuttavia l’obbligo di tenere ben distinti i piani e gli interessi di altri soggetti da quelli dei nostri figli, focalizzando l’attenzione solo su ciò che è bene pere questi ultimi. Peraltro, va ovviamente da sé che, quando le rispettive problematiche e le relative soluzioni sono comuni o connesse o interdipendenti – come, allo stato attuale, ci sembra che siano – allora il reciproco appoggio è doveroso.
• Riconosciamo le difficoltà amministrative derivanti dalle manovre del Governo centrale ad apprezziamo la scelta fatta dagli amministratori locali di non operare tagli al welfare fino al prossimo mese di settembre. Ma i nostri figli non guariranno a settembre; purtroppo non guariranno mai. Però, se ben aiutati (e non abbandonati), possono migliorare.
• Ai sensi della L. 104/92, le istituzioni debbono adoperarsi affinché le persone disabili siano supportate (e non sopportate) fino ad arrivare ad integrarsi nella società e, possibilmente, divenire una sua risorsa, anziché un peso. Quella in cui viviamo è una società che tende a togliere il necessario ai bisognosi per dare più ricchezza a chi è già benestante. A chi di dovere il compito di arrestare, se non di invertire, secondo coscienza, questa tendenza.
• Quali puri e semplici portavoce dei nostri ragazzi, riteniamo di non assumere alcuna connotazione politica e di evitare ogni rischio di strumentalizzazione. Per i nostri figli non ci può essere né destra né sinistra, ma solo il diritto ad una vita che sia il più possibile degna di essere vissuta.
• Disponibili ad ogni confronto con gli Enti Locali interessati, invitiamo intanto le autorità a parlare o a far sentire la loro voce con noi, non contro di noi.
Grati per l’attenzione, confidiamo in un rapido, definitivo e positivo sblocco della situazione.
I genitori
martedì 15 marzo 2011
IN ESCLUSIVA NOSTRO NUOVO VIDEO SULLA MANIFESTAZIONE DEL 5/03 "NEANCHE MEZZ'ORA DI MENO"
Di seguito articolo sulla conferenza stampa di ieri ripreso dall'informazione:
IL CASO Lettera ai sindaci del distretto dopo l’annuncio dei tagli ai servizi sociali
I genitori: «Ridurre le spese di Asc»
In una lettera denunciano i costi per affitto e consiglio d’amministrazione
CASALECCHIO
di Massimo Corsini
La guerra degli educatori di Casalecchio va
avanti e il campo di battaglia si allarga: anche
“Repor t” nelle prossime settimane dovrebbe
occuparsi del caso. Ieri mattina, intanto, lavoratori
del distretto e genitori si sono dati appuntamento
in conferenza stampa per rendere nota
la lettera inviata ai sindaci del distretto di Casalecchio.
Questa volta per fare i conti in tasca
ad Asc Insieme e al comune. Non si sognano
nemmeno di negare i mancati trasferimenti del
governo centrale, ma come ha spiegato Simone
Raffaeli, un rappresentante degli educatori,
«se la coperta è corta deve esserlo per tutti». E
siccome si sono sentiti dire più volte che il problema
«sono i passaggi intermedi fra l’ente locale
e il lavoratore della cooperativa», hanno
voluto mettere in chiaro le cose. Primo, spiegando
che un educatore, da contratto nazionale,
percepisce 20,40 euro lordi cioè 7,5 netti
all’ora, «quella degli educatori è una delle categorie
più formate e meno pagate del mercato
del lavoro», viene spiegato nella lettera. E poi
andando a vedere i dati che per trasparenza sono
reperibili sul sito del comune e di Asc. Si scopre
così che Asc paga un affitto annuale di 60
mila euro all’Ausl per la sede in via Cimarosa e
che «è stato creato un consiglio d’amministra -
zione che ne costa più di 40mila all’anno la cui
presidente è Marilena Fabbri, due volte sindaco
di Sasso Marconi, attualmente consigliera
provinciale del Partito Democratico e coordinatrice
della Zona Valle del Reno per la stessa
forza politica». Qualche educatore cerca di capire
quanto un’entità come Asc in realtà non
sia altro che “un poltronificio” e afferma: «mi
sembra evidente che ci sia un problema di accumulo
di incarichi quanto meno». Per quel
che riguarda il comune vengono invece citati i
compensi del direttore generale del comune di
Casalecchio, 128mila euro lordi l’anno, e quelli
di altre figure dirigenziali che ammontano a cifre
tra i 74 e gli 80mila euro. E osservano ironicamente
nella lettera: «Ci è stato ricordato da
diversi amministratori che il tempo delle vacche
grasse è finito. Permetteteci di offenderci
un poco: per noi non è mai iniziato».
RIPRENDIAMO ARTICOLO DI OGGI 15/03 DAL "RESTO DEL CARLINO":
domenica 13 marzo 2011
Lettera Aperta ai Sindaci dei Comuni del distretto di Casalecchio di Reno e al CdA di ASC InSieme
Gentilissimi e gentilissime,
abbiamo deciso di scrivervi questa lettera dopo la manifestazione che sabato scorso ha attraversato
Casalecchio di Reno. Per noi è stata una esperienza straordinaria vedere centinaia di lavoratrici e lavoratori
del sociale, genitori, utenti, insegnanti, cittadini qualunque sfilare per ribadire la necessità di difendere il
nostro sistema di welfare.
Siamo consapevoli che i mancati trasferimenti dal governo centrale (in particolare l’azzeramento del Fondo
per la non autosufficienza), congiuntamente all’abolizione dell’ICI, abbiano inferto un colpo molto duro ai
bilanci dei comuni. Le responsabilità del governo sono evidenti e in tutte le nostre comunicazioni lo abbiamo
ribadito.
Il punto però è un altro.
Vorremmo ragionare su come viene gestito questo calo di risorse a livello locale. Lo scorso anno ASC
InSieme ha rilevato la gestione di servizi prima in capo all’Ausl. La nascita di ASC è stata presentata come
un salto qualitativo nella gestione e nella organizzazione dei servizi. Dopo un anno il bilancio che
possiamo farne non è altrettanto positivo.
Contrariamente agli entusiastici annunci della vigilia, la sua creazione ha determinato uno sperpero di risorse
economiche e umane. Per creare ASC è stato necessario affittare un piano della sede di Via Cimarosa
dall’Ausl, per una spesa annuale che si aggira attorno ai 60.000 euro.
E’ stato creato un Consiglio d’Amministrazione che costa 40.500 euro all’anno, la cui presidente è Marilena
Fabbri, ex sindaco di Sasso Marconi per due mandati consecutivi, attualmente consigliera provinciale del
Partito Democratico e coordinatrice della Zona Valle del Reno per la stessa forza politica.
“ASC Insieme”, nessuno può ormai fare a meno di riconoscerlo, si è presentata fin dal principio con una
gestione a dir poco approssimativa del personale preesistente, snobbando e accantonando saperi e
competenze maturate in tantissimi anni di esperienza sul campo e privilegiando, per la definizione dei ruoli
di responsabilità, il ricollocamento del personale in esubero dei due comuni più grossi del distretto. Questo
ha portato ad un progressivo allontanamento dei lavoratori più esperti (soprattutto tra le Assistenti Sociali) e
ad una inevitabile demotivazione di quelli rimasti, con una ricaduta negativa consistente in termini di
efficacia organizzativa e progettuale, creando tra l’altro un malumore diffuso tra il personale. Il turn over
eccessivo dei lavoratori è uno dei più importanti fattori di spreco di un'azienda: chi subentra “consuma”
ore e ore di servizio solo per apprendere i nuovi compiti. Aggiungiamoci il danno che arreca alle relazioni
con i cittadini destinatari dei Servizi in termini di perdita dei riferimenti storici e di fiducia per la gestione
delle loro difficoltà. Si può definire questa una strategia di conduzione aziendale efficace? Veramente
pensate che la conduzione dell’Ufficio di Piano, che è stato impegnato in modo prioritario nel processo di
costituzione dell’ASC, sia stata all’altezza del compito di garantire la coerenza degli interventi e della
gestione delle risorse?
Sia chiaro, non si mette qui in discussione la necessità di rispondere alle norme che prevedono la gestione dei
Servizi da parte dei Comuni (o di un consorzio che li rappresenta), bensì l’opportunità di farlo, con queste
modalità, in un momento storico come questo . Altre esperienze potevano essere considerate.
Rileviamo inoltre che buona parte del personale e soprattutto la Dirigenza dell‘AUSL è rimasto al suo posto,
in un distretto in buona parte svuotato di servizi. Da una parte si taglia, dall’altra si rischia di creare
doppioni. Si parla anche troppo di meritocrazia, che spesso non è altro che accettazione del “mainstream”, e
di mobilità sociale. Ma in tempi di crisi, la mobilità sociale dovrebbe dar conto non solo “di chi sale”, ma
anche di “dovrebbe scendere”.
Non saremo certo noi a mettere in discussione il diritto alla salvaguardia del posto di lavoro, ma di fronte alle
laute prebende di qualcuno, che peraltro ha contribuito attivamente all'affossamento di molti servizi, certe
retribuzioni appaiono come degli inutili quanto dannosi privilegi. E siamo consapevoli dell'importanza della
categoria del “simbolico” in politica. Perché è di politica che stiamo parlando. Cosa avremmo dovuto fare?
Assistere in silenzio a questo scempio di risorse pubbliche e accettare di essere noi, e soltanto noi, a pagare
gli errori politici altrui? E in quanto politici, noi cittadini e vostri elettori (alcuni di noi vivono su questo
territorio e sono anche vostri elettori diretti), vi chiediamo di intervenire sulla gestione complessiva della
cosa pubblica (ASC e AUSL) e non solo sul pezzetto che un amministratore è chiamato a gestire. Quando i
soldi sono pochi si difende l’esistente, soprattutto se funziona ed è efficiente, non si inaugurano nuovi servizi
dal vago sapore demagogico, non si indicono concorsi per assumere nuove persone mentre si lasciano a casa
altre. Se non si vuole produrre una gestione familistica della cosa pubblica non ci si affida a consulenze
esterne quando le competenze necessarie sono già presenti in azienda. Si ridefiniscono gli obiettivi per
salvare il salvabile insieme alle persone che sono lì da anni e che quei servizi li hanno creati, ampliati e
difesi. Questo è un atteggiamento corretto di relazione tra soggetti istituzionali e non anche in periodo di
crisi.
Più volte, nelle discussioni più o meno ufficiali che ci è capitato di fare con i rappresentanti dei Comuni, ci è
stato detto che il problema non siamo noi educatori, ma i passaggi intermedi fra l’ente locale e il
lavoratore di cooperativa.
L’argomentazione mai posta chiaramente ma sempre adombrata è che all’operatore arrivano in tasca 7,5 euro
netti e i committenti ne paghiamo 20,40 lordi, dove finisce la differenza? Non succederà magari che in
mezzo qualche dirigente di cooperativa ci mangi o ci siano una serie di sprechi all’interno del privato
sociale?
Lo diciamo così, nettamente, in modo da non girare attorno al problema. Non intendiamo difendere qualche
cooperativa in particolare, anche se sappiamo che il terzo settore è multiforme e si va dalla piccola realtà in
cui il presidente prende lo stesso stipendio (o nessuno stipendio) degli altri lavoratori a grandi cooperative
con migliaia di soci lavoratori, vere e proprie aziende i cui presidenti sono inseriti a pieno titolo nell’elite
politica e sociale della nostra città.
Dall’altra parte, e questo ogni buon amministratore lo sa benissimo, i 20,40 euro (o i 19,28 che dir si voglia)
corrispondono al costo orario da tabelle ministeriali di un educatore inquadrato al livello D2 o D1 del CCNL
delle cooperative sociali. Sappiamo benissimo che ci arriva in tasca un terzo di quella cifra, ma su questo c’è
molto poco da discutere, a meno che questa discussione non serva per chiedere un ritorno a qualcosa di
simile al salario medio convenzionale (cioè una retribuzione con versamenti previdenziali ridotti).
Il nostro è un profilo professionale che prevede una formazione specifica di grado superiore alla scuola
dell'obbligo e un corso di laurea almeno triennale. Quella degli educatori è una delle categorie più formate e
meno pagate del mercato del lavoro.
Ovviamente siamo disponibili a coinvolgere le centrali cooperative, il Ministro, i sindacati, in un confronto
sul tema del rispetto delle regole contrattuali e del titolo di studio nelle gare d’appalto . Ma partiamo dalla
constatazione che l’esternalizzazione dei servizi è voluta dagli enti pubblici per motivi di risparmio. Lo
sanno bene tutti quei comuni che invece di gestire nidi comunali con operatori inquadrati nel CCNL degli
enti locali, preferiscono farlo gestire in convenzione dalle cooperative sociali. Una lavoratrice di cooperativa
guadagna dai 300 ai 500 euro in meno di una pari mansione del pubblico.
Se domani potessimo arrivare ad una parificazione contrattuale o una internalizzazione, saremmo più che
d’accordo. Provate a pagare 400, 500, 600 euro di affitto al mese, mantenere un figlio, pagare l’assicurazione
della macchina, il telefono, le bollette con 1000 euro al mese. Un educatore in cassa integrazione poi ne
guadagna il 30- 40 % in meno.
Ma il punto non è questo. Si parla degli sprechi gestionali delle cooperative, ma si agisce tagliando ore di
lavoro con minori a rischio e ragazzi diversamente abili. Non si convocano le centrali cooperative ma gli
insegnanti, i genitori, i neuropsichiatri per ragionare su quante ore tagliare sui singoli interventi individuali.
Seguendo l’ipotesi di intervenire sugli sprechi vi invitiamo a fare chiarezza sui costi reali della gestione dei
Servizi e a valutare alcuni dati.
Il Direttore generale del Comune di Casalecchio ha un compenso di circa 128.000 euro lordi l’anno. Le altre
figure dirigenziali fra i 74.000 e gli 80.000. Quante sono queste figure nei Comuni, in ASC, in Ausl, in
Ufficio di Piano? Sarebbe importante disegnare ed analizzare questa piramide in cui i compensi aumentano
mano a mano che ci si allontana dal servizio dato al cittadino.
Vogliamo lanciare una provocazione? Il Direttore generale costa al Comune 4-5 volte lo stipendio lordo
annuale di un educatore. Se questi dirigenti fossero inquadrati con il CCNL delle cooperative sociali,
potremmo avere 5-6 educatori in più sul territorio del Distretto per ogni dirigente.
Ci è stato ricordato da diversi amministratori che il tempo delle vacche grasse è finito. Permetteteci di
offenderci un poco: per noi non è mai iniziato. Non è un problema solo nostro ovviamente: per l'educatore,
come per l'impiegato comunale, per il vigile urbano, per la maestra di scuola materna non ci sono tante
possibilità di arricchirsi con il proprio lavoro.
Per i dirigenti degli enti locali o dell’Ausl il problema della cassa integrazione o dell'esubero non si pone. Se
non c’è più il lavoro di prima si fa altro, si creano nuovi ruoli, incarichi, progetti.
Si può parlare invece con leggerezza di 15, 20 esuberi tra gli educatori difficilmente ricollocabili in un
periodo di forte riduzione dei servizi.
Certo, noi non ci chiamiamo fuori: siamo disposti a parlare della rimodulazione (ma non esiste un termine
meno dissimulatore?) dei Servizi e a mettere in gioco le nostre competenze per progettare una nuova
organizzazione degli interventi e reperire risorse. Chiediamo però di mostrare coerenza nel richiedere lo
stesso a coloro che al momento ricoprono ruoli certamente più costosi e meno significativi per la collettività
e di iniziare con onestà a combattere gli sprechi.
Una rassicurazione per il Sindaco Gamberini infine. Lei scrive “ciò che sinceramente mi amareggia è che
non sia mai scattata quell'indignazione che adesso diversi educatori mostrano, anche in occasione dei tanti
tagli subiti dai Comuni e dal welfare nazionale.”
La vogliamo tranquillizzare: non può neppure immaginare le innumerevoli volte che molti di noi hanno
manifestato in tutte le forme possibili e consentite contro le politiche e i tagli di questo governo, anche in
altri settori cruciali della vita pubblica, in quante abbiamo parlato dei rischi che stava correndo il nostro
welfare. In alcuni seminari e convegni era presente anche lei, purtroppo con il vezzo che ormai
contraddistingue politici di ogni colore, spesso l’abbiamo vista salutare i partecipanti, ricordare l’importanza
dell’evento ma, una volta cominciata la discussione, andarsene per altri “sopraggiunti impegni
improrogabili”.
Concludiamo invitandovi a venire di persona a visitare i servizi in cui lavoriamo, a scuola, ai gruppi
socio-educativi, nelle strade, all'interno delle famiglie svantaggiate con bambini disabili o senza un lavoro
per vedere la “sostanza” di ciò che si taglia, per toccare con mano il lavoro che ogni giorno forniamo a
favore dei cittadini più esposti alla crisi del vostro territorio. Vi renderete conto che forse è il caso di
cominciare a tagliare dai punti più lontani dal cittadino, salvando quelli che fanno un lavoro di prossimità,
permettendo di ridurre, se non evitare, ciò che spaventa tutti, ovvero l'emarginazione e la conflittualità.
La nostra determinazione nella difesa dei Servizi nasce dalla consapevolezza della bontà del lavoro che
abbiamo svolto e che vogliamo continuare a svolgere.
Vogliamo difendere ciò che abbiamo contribuito a costruire.
Molti di voi al nostro posto farebbero lo stesso.
Educatrici ed educatori contro i tagli
abbiamo deciso di scrivervi questa lettera dopo la manifestazione che sabato scorso ha attraversato
Casalecchio di Reno. Per noi è stata una esperienza straordinaria vedere centinaia di lavoratrici e lavoratori
del sociale, genitori, utenti, insegnanti, cittadini qualunque sfilare per ribadire la necessità di difendere il
nostro sistema di welfare.
Siamo consapevoli che i mancati trasferimenti dal governo centrale (in particolare l’azzeramento del Fondo
per la non autosufficienza), congiuntamente all’abolizione dell’ICI, abbiano inferto un colpo molto duro ai
bilanci dei comuni. Le responsabilità del governo sono evidenti e in tutte le nostre comunicazioni lo abbiamo
ribadito.
Il punto però è un altro.
Vorremmo ragionare su come viene gestito questo calo di risorse a livello locale. Lo scorso anno ASC
InSieme ha rilevato la gestione di servizi prima in capo all’Ausl. La nascita di ASC è stata presentata come
un salto qualitativo nella gestione e nella organizzazione dei servizi. Dopo un anno il bilancio che
possiamo farne non è altrettanto positivo.
Contrariamente agli entusiastici annunci della vigilia, la sua creazione ha determinato uno sperpero di risorse
economiche e umane. Per creare ASC è stato necessario affittare un piano della sede di Via Cimarosa
dall’Ausl, per una spesa annuale che si aggira attorno ai 60.000 euro.
E’ stato creato un Consiglio d’Amministrazione che costa 40.500 euro all’anno, la cui presidente è Marilena
Fabbri, ex sindaco di Sasso Marconi per due mandati consecutivi, attualmente consigliera provinciale del
Partito Democratico e coordinatrice della Zona Valle del Reno per la stessa forza politica.
“ASC Insieme”, nessuno può ormai fare a meno di riconoscerlo, si è presentata fin dal principio con una
gestione a dir poco approssimativa del personale preesistente, snobbando e accantonando saperi e
competenze maturate in tantissimi anni di esperienza sul campo e privilegiando, per la definizione dei ruoli
di responsabilità, il ricollocamento del personale in esubero dei due comuni più grossi del distretto. Questo
ha portato ad un progressivo allontanamento dei lavoratori più esperti (soprattutto tra le Assistenti Sociali) e
ad una inevitabile demotivazione di quelli rimasti, con una ricaduta negativa consistente in termini di
efficacia organizzativa e progettuale, creando tra l’altro un malumore diffuso tra il personale. Il turn over
eccessivo dei lavoratori è uno dei più importanti fattori di spreco di un'azienda: chi subentra “consuma”
ore e ore di servizio solo per apprendere i nuovi compiti. Aggiungiamoci il danno che arreca alle relazioni
con i cittadini destinatari dei Servizi in termini di perdita dei riferimenti storici e di fiducia per la gestione
delle loro difficoltà. Si può definire questa una strategia di conduzione aziendale efficace? Veramente
pensate che la conduzione dell’Ufficio di Piano, che è stato impegnato in modo prioritario nel processo di
costituzione dell’ASC, sia stata all’altezza del compito di garantire la coerenza degli interventi e della
gestione delle risorse?
Sia chiaro, non si mette qui in discussione la necessità di rispondere alle norme che prevedono la gestione dei
Servizi da parte dei Comuni (o di un consorzio che li rappresenta), bensì l’opportunità di farlo, con queste
modalità, in un momento storico come questo . Altre esperienze potevano essere considerate.
Rileviamo inoltre che buona parte del personale e soprattutto la Dirigenza dell‘AUSL è rimasto al suo posto,
in un distretto in buona parte svuotato di servizi. Da una parte si taglia, dall’altra si rischia di creare
doppioni. Si parla anche troppo di meritocrazia, che spesso non è altro che accettazione del “mainstream”, e
di mobilità sociale. Ma in tempi di crisi, la mobilità sociale dovrebbe dar conto non solo “di chi sale”, ma
anche di “dovrebbe scendere”.
Non saremo certo noi a mettere in discussione il diritto alla salvaguardia del posto di lavoro, ma di fronte alle
laute prebende di qualcuno, che peraltro ha contribuito attivamente all'affossamento di molti servizi, certe
retribuzioni appaiono come degli inutili quanto dannosi privilegi. E siamo consapevoli dell'importanza della
categoria del “simbolico” in politica. Perché è di politica che stiamo parlando. Cosa avremmo dovuto fare?
Assistere in silenzio a questo scempio di risorse pubbliche e accettare di essere noi, e soltanto noi, a pagare
gli errori politici altrui? E in quanto politici, noi cittadini e vostri elettori (alcuni di noi vivono su questo
territorio e sono anche vostri elettori diretti), vi chiediamo di intervenire sulla gestione complessiva della
cosa pubblica (ASC e AUSL) e non solo sul pezzetto che un amministratore è chiamato a gestire. Quando i
soldi sono pochi si difende l’esistente, soprattutto se funziona ed è efficiente, non si inaugurano nuovi servizi
dal vago sapore demagogico, non si indicono concorsi per assumere nuove persone mentre si lasciano a casa
altre. Se non si vuole produrre una gestione familistica della cosa pubblica non ci si affida a consulenze
esterne quando le competenze necessarie sono già presenti in azienda. Si ridefiniscono gli obiettivi per
salvare il salvabile insieme alle persone che sono lì da anni e che quei servizi li hanno creati, ampliati e
difesi. Questo è un atteggiamento corretto di relazione tra soggetti istituzionali e non anche in periodo di
crisi.
Più volte, nelle discussioni più o meno ufficiali che ci è capitato di fare con i rappresentanti dei Comuni, ci è
stato detto che il problema non siamo noi educatori, ma i passaggi intermedi fra l’ente locale e il
lavoratore di cooperativa.
L’argomentazione mai posta chiaramente ma sempre adombrata è che all’operatore arrivano in tasca 7,5 euro
netti e i committenti ne paghiamo 20,40 lordi, dove finisce la differenza? Non succederà magari che in
mezzo qualche dirigente di cooperativa ci mangi o ci siano una serie di sprechi all’interno del privato
sociale?
Lo diciamo così, nettamente, in modo da non girare attorno al problema. Non intendiamo difendere qualche
cooperativa in particolare, anche se sappiamo che il terzo settore è multiforme e si va dalla piccola realtà in
cui il presidente prende lo stesso stipendio (o nessuno stipendio) degli altri lavoratori a grandi cooperative
con migliaia di soci lavoratori, vere e proprie aziende i cui presidenti sono inseriti a pieno titolo nell’elite
politica e sociale della nostra città.
Dall’altra parte, e questo ogni buon amministratore lo sa benissimo, i 20,40 euro (o i 19,28 che dir si voglia)
corrispondono al costo orario da tabelle ministeriali di un educatore inquadrato al livello D2 o D1 del CCNL
delle cooperative sociali. Sappiamo benissimo che ci arriva in tasca un terzo di quella cifra, ma su questo c’è
molto poco da discutere, a meno che questa discussione non serva per chiedere un ritorno a qualcosa di
simile al salario medio convenzionale (cioè una retribuzione con versamenti previdenziali ridotti).
Il nostro è un profilo professionale che prevede una formazione specifica di grado superiore alla scuola
dell'obbligo e un corso di laurea almeno triennale. Quella degli educatori è una delle categorie più formate e
meno pagate del mercato del lavoro.
Ovviamente siamo disponibili a coinvolgere le centrali cooperative, il Ministro, i sindacati, in un confronto
sul tema del rispetto delle regole contrattuali e del titolo di studio nelle gare d’appalto . Ma partiamo dalla
constatazione che l’esternalizzazione dei servizi è voluta dagli enti pubblici per motivi di risparmio. Lo
sanno bene tutti quei comuni che invece di gestire nidi comunali con operatori inquadrati nel CCNL degli
enti locali, preferiscono farlo gestire in convenzione dalle cooperative sociali. Una lavoratrice di cooperativa
guadagna dai 300 ai 500 euro in meno di una pari mansione del pubblico.
Se domani potessimo arrivare ad una parificazione contrattuale o una internalizzazione, saremmo più che
d’accordo. Provate a pagare 400, 500, 600 euro di affitto al mese, mantenere un figlio, pagare l’assicurazione
della macchina, il telefono, le bollette con 1000 euro al mese. Un educatore in cassa integrazione poi ne
guadagna il 30- 40 % in meno.
Ma il punto non è questo. Si parla degli sprechi gestionali delle cooperative, ma si agisce tagliando ore di
lavoro con minori a rischio e ragazzi diversamente abili. Non si convocano le centrali cooperative ma gli
insegnanti, i genitori, i neuropsichiatri per ragionare su quante ore tagliare sui singoli interventi individuali.
Seguendo l’ipotesi di intervenire sugli sprechi vi invitiamo a fare chiarezza sui costi reali della gestione dei
Servizi e a valutare alcuni dati.
Il Direttore generale del Comune di Casalecchio ha un compenso di circa 128.000 euro lordi l’anno. Le altre
figure dirigenziali fra i 74.000 e gli 80.000. Quante sono queste figure nei Comuni, in ASC, in Ausl, in
Ufficio di Piano? Sarebbe importante disegnare ed analizzare questa piramide in cui i compensi aumentano
mano a mano che ci si allontana dal servizio dato al cittadino.
Vogliamo lanciare una provocazione? Il Direttore generale costa al Comune 4-5 volte lo stipendio lordo
annuale di un educatore. Se questi dirigenti fossero inquadrati con il CCNL delle cooperative sociali,
potremmo avere 5-6 educatori in più sul territorio del Distretto per ogni dirigente.
Ci è stato ricordato da diversi amministratori che il tempo delle vacche grasse è finito. Permetteteci di
offenderci un poco: per noi non è mai iniziato. Non è un problema solo nostro ovviamente: per l'educatore,
come per l'impiegato comunale, per il vigile urbano, per la maestra di scuola materna non ci sono tante
possibilità di arricchirsi con il proprio lavoro.
Per i dirigenti degli enti locali o dell’Ausl il problema della cassa integrazione o dell'esubero non si pone. Se
non c’è più il lavoro di prima si fa altro, si creano nuovi ruoli, incarichi, progetti.
Si può parlare invece con leggerezza di 15, 20 esuberi tra gli educatori difficilmente ricollocabili in un
periodo di forte riduzione dei servizi.
Certo, noi non ci chiamiamo fuori: siamo disposti a parlare della rimodulazione (ma non esiste un termine
meno dissimulatore?) dei Servizi e a mettere in gioco le nostre competenze per progettare una nuova
organizzazione degli interventi e reperire risorse. Chiediamo però di mostrare coerenza nel richiedere lo
stesso a coloro che al momento ricoprono ruoli certamente più costosi e meno significativi per la collettività
e di iniziare con onestà a combattere gli sprechi.
Una rassicurazione per il Sindaco Gamberini infine. Lei scrive “ciò che sinceramente mi amareggia è che
non sia mai scattata quell'indignazione che adesso diversi educatori mostrano, anche in occasione dei tanti
tagli subiti dai Comuni e dal welfare nazionale.”
La vogliamo tranquillizzare: non può neppure immaginare le innumerevoli volte che molti di noi hanno
manifestato in tutte le forme possibili e consentite contro le politiche e i tagli di questo governo, anche in
altri settori cruciali della vita pubblica, in quante abbiamo parlato dei rischi che stava correndo il nostro
welfare. In alcuni seminari e convegni era presente anche lei, purtroppo con il vezzo che ormai
contraddistingue politici di ogni colore, spesso l’abbiamo vista salutare i partecipanti, ricordare l’importanza
dell’evento ma, una volta cominciata la discussione, andarsene per altri “sopraggiunti impegni
improrogabili”.
Concludiamo invitandovi a venire di persona a visitare i servizi in cui lavoriamo, a scuola, ai gruppi
socio-educativi, nelle strade, all'interno delle famiglie svantaggiate con bambini disabili o senza un lavoro
per vedere la “sostanza” di ciò che si taglia, per toccare con mano il lavoro che ogni giorno forniamo a
favore dei cittadini più esposti alla crisi del vostro territorio. Vi renderete conto che forse è il caso di
cominciare a tagliare dai punti più lontani dal cittadino, salvando quelli che fanno un lavoro di prossimità,
permettendo di ridurre, se non evitare, ciò che spaventa tutti, ovvero l'emarginazione e la conflittualità.
La nostra determinazione nella difesa dei Servizi nasce dalla consapevolezza della bontà del lavoro che
abbiamo svolto e che vogliamo continuare a svolgere.
Vogliamo difendere ciò che abbiamo contribuito a costruire.
Molti di voi al nostro posto farebbero lo stesso.
Educatrici ed educatori contro i tagli
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