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sabato 22 ottobre 2011

PUBBLICHIAMO NOTA DEL COORDINAMENTO OPERATORI SOCIALI BOLOGNA:

CI AVETE ROTTO I SERVIZI!

 
La spesa sociale viene tagliata profondamente a Bologna e in tutta la provincia. Chiudono i dormitori e i servizi a bassa soglia, diminuiscono l’assistenza domiciliare, gli interventi di strada, i servizi di integrazione per gli alunni diversamente abili, gli spazi di aggregazione giovanile. Le politiche per la casa? Nulle.
A fronte della diminuzione dei servizi riscontriamo l'aumento del costo delle rette scolastiche e degli affitti di edilizia popolare. Queste scelte imputabili alle amministrazioni comunali che si nascondono dietro i tagli del governo, stanno portando a un grosso impoverimento delle persone, all'abbattimento dei diritti dei lavoratori del sociale.
La sussidiarietà sostenuta dall'amministrazione comunale di Bologna non è una soluzione ai problemi! La sussidiarietà è un problema.
Chi lavora nelle cooperative sociali sa già di cosa si parla: esternalizzazione, privatizzazione, stipendi da fame, precarietà e abbassamento della qualità dei servizi. Il rischio per il futuro (e per il presente) è che molti dei servizi in cui sono impiegati gli operatori sociali vengano appaltati a organizzazioni di volontariato incapaci di garantire professionalità e stipendi. Lo dimostra l'appalto del quartiere Navile (bando di gara appena scaduto) che sposta la gestione di servizi alla persona ad associazioni di volontariato.
Intanto nel centro diurno di via Del Porto i lavoratori vengono spinti a un abbassamento del livello contrattuale, inoltre il nuovo appalto ha una durata di undici mesi, il che lascia pochi dubbi sulla decisione di cancellare al più presto anche questo servizio.
Oggi a Bologna si tiene la seduta di insediamento per il Piano strategico dove comune, provincia, regione si adopereranno per schiacciare lavoratori e utenti, distribuendo ai privati finanche parti del patrimonio immobiliare pubblico.




NON ACCETTIAMO LO SMANTELLAMENTO DEL WELFARE CHE L’AMMINISTRAZIONE BOLOGNESE HA MESSO IN ATTO, E POICHE’ RITENIAMO CHE


RIBELLARSI A QUANTO STA ACCADENDO SIA GIUSTO, RIEMPIREMO OGNI SPAZIO DISPONIBILE AFFINCHE’ I NOSTRI DIRITTI VENGANO RISPETTATI!






COORDINAMENTO DEGLI OPERATORI SOCIALI DI BOLOGNA

mercoledì 19 ottobre 2011

NO CUT PARTY 3 "FESTA DELL'ORGOGLIO EDUCATIVO" (PROGRAMMA DEFINITIVO), VI ASPETTIAMO:

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO IMPORTANTE INIZIATIVA:

COMUNICATO STAMPA Iniziativa a Bologna



FLASH MOB A BOLOGNA PERSONE DISABILI E LORO FAMIGLIE

Bologna, 29/10/ 2011- FLAS HMOB DISABILI A BOLOGNA - PIAZZA NETTUNO, ORE 16

FLASH MOB A SOSTEGNO DI TUTTI I DISABILI E DELLE LORO FAMIGLIE CHE OGGI SI TROVANO A VIVERE SITUAZIONI ESISTENZIALI INSOSTENIBILI.

VOGLIAMO EVITARE CHE I TAGLI COINVOLGANO ANCHE CHI CERCA DI PROMUOVERE AZIONI DI SUPPORTO E ASSISTENZA.

SIAMO CONTRARI ALLE RICHIESTE INGIUSTE DEI COMUNI DI CONTRIBUZIONE AI SERVIZI ALLA PERSONA -CHE VIOLANO LA LEGGE 328/2000 DELLO STATO E SUCCESSIVI DECRETI-

Protesta non violenta dei disabili e dei loro familiari contro i tagli previsti dalla manovra finanziaria, che prevede ingenti e ingiustificati tagli in particolare al settore riguardante i disabili e tutto il personale che vi lavora attorno, come gli insegnanti di sostegno, gli assistenti domiciliari, le case famiglie, i centri diurni e residenziali (spesse volte gli unici luoghi dove i disabili trovano accoglienza, calore e dove hanno la possibilità di vivere una vita degna).

Vogliamo anche protestare contro le ingiuste richieste di contributi per i servizi.

Quello che si vuole inscenare durante il flash mob con il sedersi a terra o sdraiarsi è un simbolico OLOCAUSTO dei disabili, i quali privati della dignità e della possibilità di vivere una vita normale e assistita, non possono fare altro che “morire”. Dopo la caduta a terra dei partecipanti alla manifestazione comparirà lo striscione “TAGLI SUI SOGGETTI IMPRODUTTIVI: IL NUOVO MASSACRO DEI DISABILI”.

Abbiamo intenzione di continuare ad affiancare questa protesta mettendo in moto altre iniziative non violente, volte alla sensibilizzazione e all’informazione sulla grave situazione dei disabili in Italia: ci ribelliamo a questa ennesima ingiustizia ai danni dei più deboli.

QUELLO CHE FAREMO: IMMOBILI PER 4 MINUTI SDRAIATI A TERRA

Partecipare è facile

1 – Trovarsi in Piazza Del Nettuno il 29.10.2011 alle 16.00

2 – Alle 16 una PERSONA suonerà un fischietto

3 - Appena sentiremo il suono CI SDRAIEREMO A TERRA e ci immobilizzeremo nella posizione in cui ci troviamo per 4 minuti

4 - Finiti i 4 minuti sentirete nuovamente il suono del fischietto ci alzeremo e riprenderemo a muoverci normalmente.

OCCORRE ESSERE MUNITI DI CARTELLI CON LE NOSTRE RIVENDICAZIONI

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LE RAGIONI DI UNA PROTESTA SERIA E PACIFICA

Per persone con disabilità, e per le loro famiglie, il taglio previsto dalla recentissima "manovra" si spoglia di ogni significato allusivo e sfumato: tagliare (e spaventosamente tanto) i fondi destinati all'assistenza, alla non-autosufficienza, alle pensioni di invalidità, agli assegni di accompagnamento significa semplicemente tagliar loro la gola.

La Regione Emilia Romagna il 20 dicembre 2009 ha modificato l'articolo 49 della legge 2 del 2003 re introducendo quando stabilito dalla delibera 875 del 1993, ossia reinserire nel reddito delle persone disabili anche le indennità non soggette all’IRPEF, un voltafaccia vergognoso dall'Istituzione se si pensa che per otto anni aveva promesso l'emanazione della direttiva per la corretta applicazione delle leggi nazionali (vedi legge 104/92, legge 328/2000, decreto legge 130/2000)- Con la modifica dell'art.49 è stata palesemente violata la costituzione.

Per le famiglie significa essere coinvolti di più anche dal punto di vista economico. Per la normativa regionale sulla compartecipazione alla spesa le famiglie devono provvedere almeno in parte. Tante di queste famiglie sono rappresentate da genitori ormai anziani e quindi è un onere aggiuntivo non indifferente. Questo carico, però, non può essere lasciato solo sulle spalle delle famiglie.

Inoltre diminuiscono del 50% le risorse investite dalla provincia di Bologna per i servizi per le persone con disabilità. Secondo il rapporto presentato ad inizio ottobre da Palazzo Malvezzi, dal 2007 al 2010 le risorse sono passate da 4.454.000 a 2.666.574 euro. Il calo è dovuto in parte alla conclusione di alcuni progetti, come quello destinato alla’eliminazione delle barriere architettoniche nelle scuole ma anche a una diminuzione generale delle risorse. Gli investimenti nel 2010 (calcolati in base al costo del personale impegnato nei vari servizi) si sono concentrati soprattutto in ambito educativo e formativo (1.338.569 euro) e in quello lavorativo (1.230.296 euro). Completano il quadro le risorse destinate all’accessibilità (25.259 euro) e a cultura e tempo libero (72.450 euro).

Le strutture di accoglienza, al 31 dicembre 2009, sono 106: si tratta soprattutto di centri diurni (53), gruppi appartamento (26), centri riabilitativi residenziali (16) e centri socio-occupazionali (10). Le associazioni che si occupano di disabilità iscritte nei registri della provincia sono 174 (su 1.326 totali), mentre le cooperative sociali sono 57, 36 di tipo A, 5 di tipo B e 16 miste-.

Non viene solo da questo governo l’erosione del welfare, ma è indubbio che la scure abbattutasi negli ultimi due-tre anni non ha precedenti.

I dati parlano chiaro e dimostrano che la legge di stabilità ha prosciugato gli stanziamenti per il sociale: due miliardi di euro in meno rispetto al 2008 e un miliardo in meno rispetto al 2010. In un anno i fondi del welfare hanno subito tagli del 63,4%!

Le cifre sono allarmanti. Il bilancio complessivo dei fondi statali a carattere sociale vede infatti gli stanziamenti - come detto - scendere del 63,4 per cento rispetto al 2010, superando appena la soglia dei 500 milioni di euro complessivi. Per le stesse voci, nel 2010 si sfiorava la cifra del miliardo e mezzo (1.472 milioni) e appena tre anni fa, nel 2008, la dotazione dei fondi a carattere sociale superava i due miliardi e mezzo (2.526,7 milioni). In tre anni, insomma, le risorse si sono ridotte del 79 per cento).

Le previsioni per il 2012 e il 2013 prevedono un’ulteriore giro di vite, con il totale dei fondi sociali che sarà ridotto, nelle previsioni, di un’altra metà, fino a toccare appena quota 271 milioni. Nello specifico, si parla di 340 milioni per il 2012 (-36,8 per cento rispetto a quest’anno) e 217,1 milioni per il 2013 (altro -20,3 per cento rispetto al 2012).


martedì 18 ottobre 2011

POSTIAMO ARTICOLO USCITO SU "LIBERAZIONE" IL 16/10:

                   Il discorso di Naomi Klein a WallStreet: «Vi amo»


Abbiamo ritenuto importante tradurre e pubblicare quest’articolo di Naomi Klein  che riporta il suo discorso integrale pronunciato a Wall Street. Speriamo sia di stimolo.
«Giovedì notte ho avuto l’onore di essere invitata a parlare in “Occupy Wall Street”. Dal momento che l’amplificazione è (disgraziatamente) bandita, e tutto quello che dicevo doveva essere ripetuto da centinaia di persone in modo che gli altri potessero sentire (una specie di “microfono umano”), quello che in realtà volevo dire in Liberty Plaza aveva l’obbligo di essere molto sintetico. Detto questo, questa è la versione integrale del discorso.
Vi amo.
E non lo dico solo perché centinaia di voi possano dirsi a vicenda “ti amo”, anche se questo è un aspetto positivo del microfono umano. Dite agli altri ciò che vorreste fosse detto a voi, solo più forte.
Ieri, uno dei relatori  alla commissione lavoro ha detto: “Ci siamo trovati”. Questa  opinione contiene in sé la bellezza di ciò che si sta creando qui. Un ampio spazio aperto (del resto un’idea così grande non può essere contenuta da qualsiasi spazio) per tutte le persone che vogliono un mondo migliore in modo che possano trovarsi l’un l’altro. Vi siamo davvero grati.
Se c’è una cosa che so è che l’un percento della popolazione ama la crisi. Quando la gente è nel panico e disperata e nessuno sembra sapere cosa fare è il momento ideale di fare approvare la loro lista di desideri di politiche pro-aziendali: privatizzare l’istruzione e la sicurezza sociale, tagliare i servizi pubblici, eliminare le ultime limitazioni al potere delle grandi multinazionali. In mezzo alla crisi economica, questo sta accadendo in tutto il mondo.
E c’è solo una cosa che può bloccare questa strategia, e per fortuna, è una cosa molto grande: il novantanove per cento. E questo novantanove percento sta scendendo in piazza da Madison a Madrid per dire “No. Noi non pagheremo la vostra crisi “.
Questo slogan è nato in Italia nel 2008. E’ rimbalzato attraverso la Grecia, la Francia e l’Irlanda e infine si è fatto strada nella piazza in cui la crisi è iniziata.
“Perché stanno protestando?” Chiedono gli esperti sconcertati in TV. Nello stesso momento, il resto del mondo si chiede: “Perché ci avete messo così tanto?” “Ci stavamo chiedendo quando avreste avuto l’intenzione di farvi vedere” E soprattutto: “Benvenuti”
Molte persone hanno paragonato “Occupy Wall Street”  alla cosiddetta protesta no-global che ha attirato  l’attenzione mondiale a Seattle nel 1999. Quella è stata l’ultima volta in cui un movimento globale, guidato da giovani e decentralizzato ha preso di mira il potere delle multinazionali. E sono fiera di avere fatto parte del movimento che chiamammo “il movimento dei movimenti”.
Ma ci sono  importanti differenze. Per esempio, noi scegliemmo i vertici come nostri obiettivi: l’Organizzazione Mondiale del Commercio, il Fondo Monetario Internazionale, il G8. I vertici sono transitori per loro natura, durano solo una settimana. Questo ha reso anche noi troppo transitori. Siamo apparsi, preso le prime pagine dei giornali, e poi scomparsi. E nella frenesia di iper-patriottismo  e di militarismo che ha seguito gli attacchi dell’11 settembre  è stato facile  spazzarci via completamente, almeno in Nord America.
Occupy Wall Street invece ha scelto un bersaglio fisso. E voi non avete messo una data di scadenza alla vostra permanenza qui. Questo è saggio. Solo stando fermi si puo’ mettere su radici. Questo è fondamentale. Nell’era dell’informazione troppi movimenti spuntano come fiori bellissimi ma muoiono rapidamente. È perché non hanno radici. E non hanno piani a lungo termine  per reggere a lungo. Così, quando arriva la tempesta, vengono spazzati via.
 Essere orizzontali e profondamente democratici è meraviglioso. Ma questi principi sono compatibili con il duro lavoro di strutture costruttive e di istituzioni abbastanza robuste  per le tempeste a venire. Ho grande fiducia che questo accadrà.
Qualcos’altro questo movimento sta facendo di giusto: avete fatto voto di non-violenza. Vi siete rifiutati di dare ai media immagini di finestre rotte e combattimenti da strada a cui tanto anela. E questa formidabile disciplina ha fatto sì che la storia raccontata sia stata ripetutamente quella della vergognosa e non provocata brutalità della polizia.  Avete avuto più giudizio.
Ma la più grande differenza che fa un decennio è che nel 1999 stavamo ereditando un capitalismo al culmine di un boom economico frenetico. La disoccupazione era bassa, i portafogli azionari erano gonfi. E i media erano ubriachi di denaro facile. Allora era tutto in fase di apertura, non di chiusura.
Abbiamo evidenziato che la deregolamentazione che c’era dietro quella frenesia ha espresso il suo prezzo. Il danneggiamento degli standard del lavoro. Il danneggiamento degli standard ambientali. Le aziende stavano diventando più potenti dei governi e questo stava danneggiando le nostre democrazie. Ma a essere onesti, mentre i bei tempi scorrevano si imponeva di alimentare un sistema economico basato sull’avidità, almeno nei paesi ricchi.
Dieci anni dopo sembra che non ci siano più paesi ricchi. Solo un sacco di gente ricca. Persone che si sono arricchite saccheggiando la ricchezza pubblica ed esaurendo le risorse naturali in tutto il mondo.
Il punto è che ognuno oggi può vedere che il sistema è profondamente ingiusto e che sta sbandando fuori controllo. L’avidità senza freni ha demolito l’economia globale. E sta demolendo anche la natura. Stiamo pescando eccessivamente nei nostri oceani, inquinando la nostra acqua col fracking (acqua, sabbia e sostanze chimiche sparate ad alta pressione sottoterra n.d.r.) e la perforazione in acque profonde, rivolgendoci alle più sporche forme di energia sul pianeta, come le cave di catrame dell’Alberta. E l’atmosfera non riesce ad assorbire la quantità di carbonio che stiamo emettendo, creando così un pericoloso riscaldamento. La nuova normalità sono i disatri seriali: economici ed ecologici.
Questi sono i fatti sul terreno. Sono così palesi, così evidenti, che è molto più facile entrare in contatto con il pubblico di quanto non lo fosse nel 1999, e per costruire il movimento velocemente.
Sappiamo tutti che il mondo è capovolto: ci comportiamo come se non ci fosse una fine a ciò che è realmente finito-i combustibili fossili e lo spazio atmosferico per assorbire le loro emissioni. E ci comportiamo come se ci fossero limiti rigorosi e inamovibili a quanto è in realtà è abbondante- le risorse finanziarie per costruire il tipo di società della quale abbiamo bisogno.
Il compito del nostro tempo è quello di cambiare questa situazione: per sfidare questa falsa scarsità. Insistere sul fatto che possiamo permetterci di costruire una società decente e inclusiva - e al tempo stesso, rispettare i limiti reali di ciò che la terra può sopportare.
I cambiamenti climatici ci dicono che dobbiamo fare questo con una scadenza. Questa volta il nostro movimento non può distrarsi, dividersi, o essere bruciato o spazzata via dagli eventi. Questa volta dobbiamo avere successo. E non sto parlando di regolamentare l’operato delle banche e aumentare le tasse ai ricchi, anche se questo è importante.
Sto parlando di cambiare i valori di base che governano la nostra società. Quest’obiettivo è difficile da inserire in una singola rivendicazione mediaticamente efficace, ed è altrettanto difficile immaginare come portarlo avanti. Ma il fatto di essere difficile non la rende meno urgente.
Questo è quello che vedo accadere in questa piazza. Nel modo in cui vi state alimentando a vicenda, state riscaldandovi l’un l’altro, condividendo le informazioni liberamente ed esprimendo attenzione alla salute, gruppi di meditazione e formazione. Ciò che più mi colpisce qui dice: “Mi importa di te.” In una cultura che addestra le persone ad evitare lo sguardo l’uno dell’altro, per dire: “Lasciateli morire”, questa è una dichiarazione profondamente radicale.
Qualche considerazione finale.
In questa grande lotta, qui ci sono alcune cose che non contano.
·         Cosa vestiamo.
·         Se agitare i pugni o fare segni di pace.
·         Se i nostri sogni di un mondo migliore hanno un’amplificazione mediatica
E qui ci sono alcune cose che contano.
·         Il nostro coraggio.
·         La nostra bussola morale.
·         E come ci trattiamo l’un l’altro.
Abbiamo scelto una lotta contro le forze economiche e politiche più potenti del pianeta.  Questo fa paura. E quanto più aumenterà la forza di questo movimento tanto più la lotta farà paura. Siate sempre consapevoli che ci sarà la tentazione di passare a obiettivi più piccoli - come, ad esempio, la persona seduta accanto a voi a questo incontro. Dopo tutto, questa è una battaglia più facile da vincere.
Non cedete alla tentazione. Non sto dicendo di non rimproverarsi. Ma questa volta, cerchiamo di trattare l’un l’altro come se avessimo intenzione di lavorare fianco a fianco nella lotta per molti, molti anni a venire. Perché questo è il compito che ci verrà richiesto.
Trattiamo questo bel movimento come se fosse la cosa più importante del mondo. Perché lo è. Lo è davvero».


domenica 16 ottobre 2011

15 ottobre a roma

                                                          Davanti la Stazione Termini


                                        Via Cavour - Roma - in coda al corteo appena arrivati

p.s. per i colleghi che erano con noi ed hanno fatto foto digitali, per favore inviatecele per documentazione

mercoledì 12 ottobre 2011

VERSO LA MANIFESTAZIONE DI ROMA, CI SAREMO ANCHE NOI "EDUCATORI UNITI CONTRO I TAGLI":



Il 15 ottobre andremo a Roma per prenderci cura dei nostri territori



Gli Educatori contro i tagli il 15 ottobre saranno a Roma insieme a tant@ altr@ realtà politiche e sociali, insieme a tant@ uomini e donne per manifestare contro le politiche economiche europee di austerity che scaricano la crisi sulle fasce più deboli della popolazione, sugli ultimi e su quelli che vicino a loro operano, noi, i penultimi.



Andremo a Roma per manifestare contro questo governo sintesi di corruzione etica, autoritarismo e politiche economiche utili alla salvaguardia dei poteri forti.



A Roma vogliamo parlare anche di noi, lavoratori e lavoratrici del welfare: educatori, assistenti sociali, tirocinanti non pagati, co.co.pro della cooperazione sociale. Noi che stiamo subendo un attacco alla dignità e all’esistenza stessa del nostro mestiere proprio in un momento storico di crisi e forti tensioni sociali in cui il lavoro di cura dovrebbe essere maggiormente sostenuto.



Sappiamo che questo è il frutto delle politiche economiche europee di austerity che pongono forte attenzione alla compatibilità dei bilanci piuttosto che alla dignità delle vite. Per questo insieme a tanti e a tante pretendiamo il diritto all'insolvenza, prima di pagare i debiti alla banche pensiamo a trovare i soldi per il welfare. Vogliamo contribuire anche noi a costruire un’alleanza di idee che possa affermare un modello alternativo di società.



Ma come si traduce questo sui territori locali? Noi crediamo che si debbano ridefinire le priorità. Ovvero noi chiediamo alle amministrazioni locali di trovare prima  i soldi per tutti gli interventi sociali ed educativi già tagliati o in corso di “rimodulazione” e poi quelli per grandi opere spesso inutili, dalla Tav allo Stretto passando per i piccoli e grandi affari che fanno la fortuna dei costruttori di questo paese.



Vanno trovati i soldi per il lavoro, per la mobilità sostenibile, per il welfare, per la cultura, per la scuola.

Dobbiamo impedire che milioni di persone vadano in rovina perché un governo ormai agonizzante onori i sui debiti con le grandi banche.

La BCE ha chiesto all'Italia di applicare la ricetta greca, affermando che la manovra finanziaria appena varata va bene ma non è ancora sufficiente.

In questi giorni il governo di Atene ha varato un taglio di 30.000 posti di lavoro solo nel settore pubblico: se queste sono le premesse, cosa ci stanno preparando?



Vogliamo rovesciare il ragionamento: facciamo anche noi come in Grecia, seguendo l'esempio di chi sta lottando per i propri diritti.



Non pagheremo noi i vostri debiti!



Educatori Uniti contro i tagli



info per pullman: Marica 328 6644977  Filippo 349 1005762

mail: educatoriuniti2011@gmail.com

martedì 11 ottobre 2011

RICEVIAMO E POSTIAMO VOLANTINO DISTRIBUITO ALLA MANIFESTAZIONE DELLA CGIL DI SABATO 8/10:

Il debito non va pagato!

Si rinnovino i Contratti Nazionali

ai dipendenti pubblici… subito!

La crisi economica che sconquassa l’Occidente, sta distruggendo a velocità crescente diritti e redditi dei

lavoratori dipendenti. Tra questi, coloro che più pagano il prezzo delle politiche governative indicate

dalla Banca Centrale Europea (basta leggere la lettera a firma Draghi-Trichet), sono i lavoratori del

settore pubblico: blocco dei contratti, licenziamenti dei precari, slittamento e riduzione dei trattamenti

pensionistici, TFR in ostaggio, aumento dei carichi di lavoro.

Ogni nuova “manovra” toglie nuovi tasselli rendendo sempre più traballante la nostra esistenza

quotidiana.

L’attacco alla Grecia mostra dove può portare questa dinamica se lasciata a se stessa senza un’adeguata

risposta: tagli ulteriori di salari e licenziamenti di massa.

Si tratta del più vasto e profondo attacco alle condizioni di vita e di lavoro.

Dicono che la crisi che sta attraversando l’Italia e in generale l’Occidente, abbia origine nell’enorme

debito pubblico. In realtà, questo debito è il prodotto di una violenta aggressione del capitale che si

manifesta nelle forme tipiche della speculazione finanziaria. A ciò si aggiunge una crisi recessiva, pari

solo a quella degli inizi del ‘900, a cui i governi hanno risposto colpendo occupazione e salari delle

grandi masse: dagli USA alla Francia, dalla Grecia all’Italia, s’è tagliato di tutto fuorchè le rendite. La

scure si è abbattuta in maniera diretta ed indiretta ( vedi da ultimo l’aumento dell’IVA e i tagli agli Enti

Locali) solo sui lavoratori costringendoli a ridurre i consumi.., e se l’80% della cittadinanza ( tale è il

peso medio del lavoro dipendente nei Paesi “avanzati”) compra sempre meno, l’esito ovvio è la

recessione.

Le manovre economiche varate dal Governo, non solo quello italiano, sono vera e propria lotta di

classe: rubano a chi ha poco per ripianare i debiti che chi ha poco non ha mai contratto.

Per questo va detto chiaramente che il debito

non è stato creato dai lavoratori e quindi non va pagato
!

I lavoratori, specie quelli del pubblico impiego, devono reagire al senso diffuso di impotenza e porre un

freno a tale rapina.

Occorre che la CGIL, a partire dalle categorie oggi mobilitate, metta in campo una strategia efficace e

determinata indicando un percorso chiaro che punti alla riconquista del CCNL.

Non va in questo senso l’accordo del 28 Giugno con CISL, UIL e Confindustria

formalizzato con la firma del 21 Settembre, quella firma va ritirata!

L’accordo del 28 Giugno, con la previsione di deroghe al contratto nazionale, ha di fatto aperto la

strada all’art. 8 della manovra finanziaria che va ben oltre, fino ad usare la crisi per colpire ancora i

diritti e le conquiste storiche come lo Statuto dei Lavoratori.

Lo sciopero generale del 6 Settembre scorso doveva essere solo un momento di una più vasta

campagna di lotta. Lo sciopero c’è stato, è stato ovunque un gran successo, ora si tratta di superare la

tradizione delle manifestazioni episodiche e dimostrative. Occorre mettere in campo anche altre forme

di lotta che muovano a scacchiera i diversi settori del lavoro, per far crescere un clima di mobilitazione

generale. La manifestazione odierna può andar bene solo se non rimane un episodio isolato, ma parte di

un percorso più generale di lotta.

I lavoratori del settore pubblico hanno un vantaggio strategico, svolgono un servizio riconosciuto e

immediatamente visibile al resto dei lavoratori. Scuola, sanità, enti locali…la scure non si è abbattuta

solo sulle condizioni di vita dei lavoratori del pubblico impiego, ma anche sulla qualità dei servizi che

essi forniscono. Occorre che la CGIL si muova in modo deciso in direzione di un’alleanza sociale con i

cittadini che fruiscono dei servizi colpiti, contro il padronato a cui non interessa nulla di mantenere il

carattere pubblico e la qualità della sanità, della scuola, dell’università. Altrettanto importante e

strategica è l’alleanza tra lavoratori e studenti per addivenire alla costruzione di un fronte unitario tra

tutti i lavoratori pubblici e i settori sociali in lotta.

Per questo appare davvero incomprensibile che la CGIL si stia tenendo fuori

dall’appuntamento del 15 ottobre. Iniziativa che mette al centro la critica giusta e necessaria

all’attuale modello sociale e di produzione.

Va scongiurato infine il pericolo di dare una rappresentazione solo puramente antigovernativa alla

mobilitazione in atto, pur nella necessità di un rovesciamento del governo Berlusconi.

Le scelte politiche delle banche e del capitale in Europa, sono state assunte tanto dai governi di destra

che dal centrosinistra, come dimostra la Grecia

Una politica alternativa c’è e deve dire esplicitamente

che le lavoratrici e i lavoratori hanno già pagato.

Questo per noi si traduce nella rivendicazione di una patrimoniale che escluda solo la prima casa e una

quota ridotta di risparmi, e deve voler dire, nel merito specifico del lavoro, la centralità della riconquista

dei Contratti Nazionali di Lavoro.

E’ inaccettabile che si dia per scontato che i contratti nazionali di tutti i dipendenti pubblici siano

bloccati fino al 2014 o, come sembra fino al 2017.

I contratti nazionali vanno rinnovati subito!

Bisogna sviluppare un percorso rapido di costruzione di piattaforme tra e con i lavoratori e rilanciare la

battaglia per il contrasto e l’abolizione delle controriforme Brunetta, a partire dai luoghi di lavoro.

Le lavoratrici e i lavoratori della CGIL chiedono al proprio sindacato di non essere esitante e di

raccogliere ed orientare la rabbia che sta montando. Vogliono, appunto, che la CGIL, la nostra CGIL, la

CGIL delle lavoratrici e dei lavoratori sia il sindacato di classe di cui i lavoratori tutti hanno bisogno.

Area Programmatica “La Cgil che Vogliamo” in FLC CGIL

Area Programmatica “La Cgil che Vogliamo” in FP-CGIL

domenica 9 ottobre 2011

RICEVIAMO E POSTIAMO DA COORDINAMENTO OPERATORI SOCIALI BOLOGNA:

Siamo nell'ottobre 2011, investiti da una crisi che ha chiare radici e chiari beneficiari. Altro dato chiaro riguarda le persone che la crisi la subiscono, quelli che da sempre vengono maltrattati, sfruttati, lesi nella propria dignità. Nei giorni in cui nasce questa pagina, l'amministrazione comunale di Bologna colpisce duramente il welfare mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro, colpisce... le famiglie, gli individui, i cittadini, le persone. Non tutte le persone ovviamente, ma le solite, quelle che hanno bisogno di assistenza per i figli portatori di handicap, per i genitori anziani. E poi l'amministrazione comunale di Bologna colpisce i lavoratori del sociale, e lo fa per chiara scelta politica. Mentre qualcuno si dissocia, e qualcun altro come il cardinale Caffarra, smarcandosi dalla parola del suo Cristo (atteso su questa terra), si allinea sulla strada della sussidiarietà danneggiando pure lui lavoratori e famiglie, noi scegliamo lo strumento del disegno satirico per raccontare la verità, consapevoli che finchè non saremo riusciti a superarla, questa dura e amara verità, avremo poco da sorridere. Ma non cantate vittoria, siamo piuttosto incazzati.