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giovedì 31 marzo 2016

VII Incontro RENOS – Rete Nazionale Operatori Sociali

Quartiere MonteMario, Piazza Santa Maria della Pietà, 5 presso l’Associazione Ex Lavanderia – parco dell’Ex Ospedale 
 Il prossimo incontro nazionale ReNos avverrà nella capitale. Sarà il comitato sociale AEC (gruppo Assistenti Educativi Culturali), conosciuto durante il precedente incontro ad Ancona, a fare gli onori di casa. Prevediamo una giornata ricca di incontri e importanti temi di discussione, conditi con la consueta voglia di continuare a costruire, passo dopo passo, un percorso che difende e valorizza da anni il ruolo dell’operatore sociale nella tutela e salvaguardia dei diritti dei lavoratori e delle persone che usufruiscono dei servizi.
Vi aspettiamo per condividere pensieri e azioni!
O.d.G in costruzione
10:00 Accoglienza e Benvenuto. Apertura del VII Incontro RENOS (Rete Nazionale Operatori Sociali).
Presentazione dei gruppi
11:00  Inizio dei lavori: breve intervento del comitato a descrizione della situazione    romana
11:30
  • Aggiornamento sulla legge Iori 2656 (Campagna per il riconoscimento degli educatori senza titolo) e dibattito.

13:00 Pausa pranzo ( buffet freddo, bevande, caffè sono ad offerta libera per altre esigenze ci si può recare al bar della exlavanderia )

14:00 Ripresa dei lavori. Strumenti prodotti dalla Rete:
  1. Documento con proposte di linee guida per i bandi dei gruppi socio-educativi (a cura degli Educatori Uniti di Bologna): come è stato utilizzato.
  2. Manualetto di Autodifesa del Lavoratore Sociale ( a cura degli Operatori Sociali di Milano): come è stato utilizzato. 
  3. Piattaforma ReNOS: possibili utilizzi.
15:00 Rinnovo Ccnl delle Coop. Sociali.
Proposta per campagna riconoscimento lavoro usurante. Quali azioni intraprendere.
16:00 Interventi17:00 Chiusura dei lavori. Termine del VII incontro della Rete Nazionale ReNos.
Saluti e ringraziamenti – 17,30


mercoledì 16 marzo 2016

CHI E' L'EDUCATORE CHE VORREBBE E L'EDUCATORE CHE E' PER ALESSANDRO BERGONZONI

CHI E' L'EDUCATORE CHE VORREBBE E L'EDUCATORE CHE E' PER ALESSANDRO BERGONZONI:

L’educatore che vorrei e l’educatore che è è un educatore che fa un altro tipo di formazione. Fa una formazione interiore poi ulteriore, poi esteriore. L’educatore secondo me non è solo chi fa questo mestiere, l’educatore è anche colui che deve essere educatore, terapeuta, assistente sociale, uomo, donna, bambino,animale,cosa,cane,albero,pianta…è inutile suddividere il tema del verde, poi il tema della conservazione dei beni artistici, poi il tema della Terra, poi il tema del Mare, poi il tema delle Carceri, poi il tema dei Migranti. Noi lavoriamo a 370 gradi su questa impostazione completamente omnicomprensiva. Così io lo vedo l’educatore. L’educatore io lo vedo che va negli asili a raccontare ai bambini che è li dove c’è il nostro Governo, il nostro Parlamento, dove si cominciano a fare leggi col cervello ed a capire la vita. Andrei li per raccontare che esiste anche l’arte, la poesia, che non esiste solo la realtà, il dimostrabile, l’esperibile, che non esiste solo la scienza ma esiste anche la coscienza, esiste anche l’invisibile e bisogna cominciare ad allargare: io lo chiamo “voto di vastità”. Io credo che questo sia anche il bisogno del “granchè”. Molti dicono che gli assistenti sociali, gli educatori non sono un “granchè”. Ecco, chiediamoci cos’è il “granchè”. Io credo che l’educatore sappia benissimo cos’è il “granchè”.
Quali strategie per l’educatore secondo Bergonzoni
Il tema è lo stato d’animo, cominciare a diventare, non avere solo bisogno di avere successo ma far succedere, non avere solo bisogno di essere avvenenti ma fare avvenire. Questo io lo dico con paura, anche se non l’avrei. E’ un tema spirituale, anche metafisico, non è un tema religioso. Io dico che devi cambiare certi, non mi fare dire valori, non mi far dire cultura, devi cambiare frequenza. Prima ho parlato di frequenza, per me è una questione quantistica, di onde. Se tu emani determinate onde puoi cambiare e muovere quello che vuoi. Se tu sei chiuso, sei tappato e credi che soltanto con la parola, soltanto con la politica, soltanto con il gesto, devi arrivare ad una rivelazione. Non è che questa rivelazione la debbano avere solo i geni, solo gli artisti, solo i papi, solo i grandi politici e condottieri; noi in nuce ce l’abbiamo tutti, dobbiamo puntare a quella rivelazione lì.
(intervista breve ad Alessandro Bergonzoni l' 11 marzo 2016 a Torino, per il convegno "La città del Noi" a cura di Mariarosa Di Marco, dalla trasmissione “Sig.re e sig.ri il welfare è sparito!-Radio Kairos” del 15/3/2016)

Link trasmissione: https://soundcloud.com/radiokairos/signore-e-signori-il-welfare-e-sparito-15-03-2016mp3

lunedì 14 marzo 2016

SOSTENIAMO LO SCIOPERO GENERALE DEL 18 MARZO

Come Educatori Uniti contro i tagli, sottoscriviamo e condividiamo le istanze per cui è stato indetto lo sciopero nazionale di 24 ore di venerdi 18 marzo 2016 da SGB, CUB, SI COBAS e USI.
Anche noi non sosteniamo certo la guerra quando significa che le risorse economiche sono destinate alle missioni militari, provocando conseguentemente le politiche di austerity e la compressione dei salari, dei diritti sociali e il peggioramento delle condizioni di vita in generale.
Non vogliamo l’accordo sulla rappresentanza che elimina gli spazi di democrazia interna e il diritto di sciopero, priva i lavoratori del diritto di scegliere da chi farsi rappresentare, prevede la esigibilità degli accordi e sanziona chi sciopera.
Non ci interessa il Governo Renzi e il Jobs Act, che condanna i lavoratori ad un mondo di precarietà.
Assolutamente non vogliamo la precarizzazione del lavoro, le forme di sfruttamento selvaggio che caratterizza in particolar modo i mondo degli appalti e subappalti, contro il lavoro gratuito.
Non vogliamo la riforma della scuola, ma siamo per la stabilizzazione del personale precario. Contro il fiscat compat, il pareggio di bilancio inserito nella costituzione.
Vogliamo anche noi
Lavoro Stabile e tutelato. Consistenti aumenti salariali. Reddito garantito.
Diritto alla salute e alla cura. Uguaglianza per gli immigrati.
Pensione a 65 anni, a 60 per lavori usuranti e aumento delle pensioni.
Democrazia in azienda, contro l’accordo truffa sulla rappresentanza.


Educatori uniti contro i tagli

martedì 1 marzo 2016

3 MARZO SCIOPERO DEI LAVORATORI DELLE COOPERATIVE SOCIALI

Sulla spinta della fortissima volontà di tante lavoratrici e lavoratori delle cooperative sociali di Bologna e provincia, verificata l’indisponibilità delle controparti datoriali a procedere nella trattativa per il rinnovo del contratto integrativo provinciale, CGIL E CISL hanno proclamato  quattro ore di sciopero della categoria  per il giorno Giovedì 3 Marzo. In ballo ci sono tante questioni che noi Educatori uniti contro i Tagli abbiamo sempre difeso e sostenuto, ovvero  il riconoscimento di un inquadramento superiore per gli educatori dei servizi all'infanzia, garanzie occupazionali nei cambi di appalto, un sistema di retribuzione mensilizzata uniforme, protocolli per la gestione delle situazioni di crisi e tanto altro. Per questo motivo noi sosteniamo questa vertenza e chiediamo alle educatrici e agli educatori coinvolti di aderire allo sciopero e ad altre eventuali forme di protesta che verranno messe in campo per il conseguimento di questi basilari diritti.

Educatori uniti  contro i Tagli


martedì 23 febbraio 2016

“Documento con proposte di linee guida per i bandi dei gruppi socio-educativi”

Dopo il disastroso bando dello scorso anno per i servizi socio-educativi del Comune di Bologna abbiamo deciso di informarci, studiare e lavorare a questo documento in cui presentiamo il punto di vista degli educatori che lavorano direttamente in tali servizi.
Siamo partiti da alcune semplici domande: Come vorremmo che fossero questi servizi? Cosa serve perché siano dei servizi efficienti? Come dovrebbe contenere un bando?
Per rispondere a queste domande abbiamo cercato di comprendere il funzionamento, anche dal punto di vista economico, di un bando di gara.
Il documento è stato pensato nello specifico per i socio-educativi di Bologna ma può servire da spunto per i bandi di molti servizi educativi anche in altre città.
Qua questo link potete scaricare il documento in Pdf: https://retenazionaleoperatorisociali.noblogs.org/post/2016/02/22/proposta-documento-per-le-linee-guida-socio-educativi/

Link audio per approfondimento: https://soundcloud.com/radiokairos/signore-e-signori-il-welfare-e-sparito-20160112

giovedì 18 febbraio 2016

LEGGE 2656 IORI: UNA STRADA PER GLI EDUCATORI SENZA TITOLO.

Gli ultimi aggiornamenti alla proposta di legge Iori 2656, insieme a elementi inaspettati e positivi, come la convergenza del curriculum di scienze della formazione e quella di medicina e chirurgia verso un’unica figura professionale, riportano anche alcune scelte fatte rispetto alle norme transitorie. Tali norme prevedono l’attivazione di un corso universitario di almeno un anno, a frequenza diretta o formazione a distanza, a cui potranno accedere o gli educatori inquadrati in ruoli di amministrazione pubblica, o operatori avente almeno 3 anni di attività educativa, anche non continuativa. La certificazione del possesso di tali requisiti sarà dimostrata da una dichiarazione del datore di lavoro o da un’autocertificazione dell’interessato. Alla fine di tale percorso facoltativo, coloro che lo porteranno a termine acquisiranno la qualifica di educatore professionale. Quindi, si presuppone leggendo il resto della proposta di legge, saranno inquadrati nel livello D2 del contratto collettivo nazionale delle cooperative sociali e potranno partecipare a concorsi pubblici richiedenti la qualifica di educatore professionale. Certo questa è una strada, è possibile riconoscere in essa un diretto rispetto della legge 42/99 (art.4, comma 2). Certamente crea soddisfazione l’essere riusciti, con delle pressioni in varie sedi istituzionali e non, a portare all’attenzione nazionale la questione spinosa di decine di migliaia di educatori non riconosciuti nella loro professionalità. L’apertura di un percorso dedicato unicamente a questi ultimi è senza dubbio un passo molto importante e decisivo.
Inizialmente gli Educatori Uniti contro i tagli e la Rete Nazionale ReNOS avevano presentato una proposta diversa. Si trattava di un percorso di transizione studiato per garantire una sostenibilità totale ad un mondo professionalizzato non riconosciuto ma con lunga esperienza. Una realtà composta in maggior parte da lavoratrici donne, spesso con famiglia e magari figli, percepenti quando va bene uno stipendio di poco più di mille euro al mese. Un riconoscimento definitivo e dovuto, che rendesse conto soltanto del merito, dell’etica professionale e dei bisogni del mondo del lavoro. C’è da dire che tale proposta è stata ascoltata parzialmente. L’eventuale attivazione di un corso universitario suddetto porta gli Educatori Uniti contro i tagli a porre alcune domande, alle quali c’è bisogno di una risposta immediata.
La proposta di un corso, a carattere facoltativo viene detto, apre ad alcuni rischi. Innanzitutto la possibilità di scegliere di frequentare il percorso non scongiura il pericolo che si crei, in maniera ancora più netta, la dicotomia tanto scongiurata tra operatore di serie A e operatore di serie B – ovvero coloro che sceglierebbero di non frequentare il corso, scelta comprensibile nel caso in cui non risulti sostenibile – che farebbe solo male ad un’identità professionale ancora assai fragile. La regolarizzazione, il punto zero deve essere generalizzato ed elemento chiaramente imprescindibile per lo svolgimento della professione. Inoltre un rischio ancora più grave è che l’onere economico ricada sulle spalle del singolo operatore che decida di svolgerlo. Questo sarebbe l’ennesimo accanimento su operatori non riconosciuti e sottopagati e renderebbe valida la scelta di non frequentare il corso, con la relativa esclusione dal mondo del lavoro educativo. Ciò non deve accadere e ci sono modi affinché non avvenga. Esistono fondi a cui potersi rivolgere, europei, regionali, c’è la formazione continua, le cui ore potrebbero riconosciute all’interno di tale percorso e essere utilizzate per coprire parte dell’onere economico.
Ci si augura che la legge Iori non sia l’ennesima legge italiana che fa pagare alla base, ai cittadini, ai lavoratori il prezzo di anni di cattiva gestione, di mancanza di regolamentazione, di illegittimità, di sprechi. Si chiede che non sia l’ennesima manovra fatta sulle spalle, sulla fatica e sul sangue delle persone, caricata su chi, con mille euro al mese, mette in atto sacrifici quotidiani per poter sostenere semplicemente la propria sussistenza. Questi sono elementi che non possono essere considerati secondari, in particolare di chi ha il compito di decidere attraverso quali strada far crescere il paese.
Non bastano discorsi sulla detraibilità, che alleggerirebbe solo molto parzialmente l’onere economico. Chi pagherà questo corso? Se non ci sarà presto una risposta convincente a questa domanda, questa proposta di norme transitoria rischia di non risultare accettabile agli occhi di chi lavora.

Link audio per approfondimento: https://soundcloud.com/radiokairos/signore-e-signori-il-welfare-e-sparito-20160223


Educatori Uniti contro i tagli

giovedì 11 febbraio 2016

"PROPOSTA di LINEE GUIDA" per la progettazione di bandi di gara di servizi educativi per minori.

PREMESSA

L’iniziativa di redigere delle linee guida per la progettazione di bandi di gara di servizi educativi per minori nasce dall'esigenza, constatata dagli operatori attivi sul territorio, di riflettere sulla qualità dei servizi offerti.
Dall’analisi degli ultimi bandi di gara emerge chiaro il rischio che vadano smarriti alcuni elementi fondamentali e fondanti la logica del Welfare. Gare basate sul massimo ribasso o sull’offerta economica più vantaggiosa implicano formule e calcoli complessi da decifrare, che non solo non facilitano il rispetto del principio di trasparenza, ma, di fatto, mettono il fattore finanziario al centro del sistema dei servizi, posizione che dovrebbe invece essere occupata dalle persona stessa. Una persona non più vissuta come utente passivo assistito dal sistema, ma come potenziale portatrice di risorse e ricchezza.
La riduzione dell'assegnazione di servizi rivolti a minori ad un puro calcolo matematico e a complicate equazioni porta irrimediabilmente a cambiare la lente attraverso cui l’ente pubblico, erogatore di servizi, guarda la persona e il cittadino. Giustificando tutto con motivazioni economiche riguardanti la scarsità di risorse, si perde di vista l’importanza sociale del prendersi cura dell'inclusione (dalla prevenzione all'emarginazione sociale), della diversità come potenzialità, del benessere individuale e collettivo.
Dal 2008 il sistema economico, a livello nazionale ed europeo, è in crisi. Ma i tagli fatti a scapito delle persone più vulnerabili e, in primis, dei minori, portano ad una crisi sociale ben maggiore e più onerosa della stessa crisi economica. Persino in una logica del risparmio di risorse economiche risulta evidente la convenienza che si ha nella prevenzione, piuttosto che nell'attendere il rivelarsi dell'episodio emergenziale, la cui successiva risoluzione implica costi esponenzialmente maggiori. Questo atteggiamento, che si riverbera su bandi e avvisi pubblici, rischia di smantellare giorno dopo giorno un sistema di servizi locali, costruito in anni di sperimentazioni, competenze, conoscenze e lavoro di rete e per decenni fiore all’occhiello della città di Bologna.

Il documento che segue illustra alcuni punti che gli operatori e le operatrici del settore ritengono imprescindibili e vuole essere, prima di tutto, un’occasione per riflettere sull’effettiva qualità ed efficienza del sistema dei servizi alla persona della città di Bologna e di tutta la provincia.
Ci si augura che tali specifiche tecniche vengano prese in considerazione dall'amministrazione aggiudicatrice, con la speranza che ciò contribuisca a realizzare un auspicabile sistema di coprogettazione, di incontro tra la presa in carico del servizio pubblico e di quello privato, che possa ridare voce al territorio, alla cittadinanza e ai lavoratori nell'organizzazione e gestione dei servizi alla persona. Come insegna la storia dei servizi a Bologna, ascoltando le esigenze e le proposte dal basso si può portare il Welfare ad essere esempio non soltanto nazionale, ma europeo.

P.s: a breve troverete documento sui nostri social media.

giovedì 4 febbraio 2016

NOSTRA RISPOSTA BOZZA COMMA ON. VANNA IORI.

Legge 2656 (Iori) Desidero informarvi che, a fronte di alcune preoccupazioni che mi sono pervenute, sono state apportate modifiche al testo base per rispondere alle diverse sollecitazioni. Il testo è ancora in discussione in commissione. In particolare ci tengo a segnalare che, questa è la bozza di comma che ho proposto ad integrazione delle norme transitorie: "Le disposizioni della presente legge non sono titolo per risolvere o modificare unilateralmente in senso sfavorevole per il prestatore rapporti di lavoro in corso alla data di entrata di vigore della presente legge."

Abbiamo accolto con interesse la nota suddetta dell’On. Iori, che informa della bozza di comma da aggiungere al testo base della proposta di legge 2656. Crediamo che sia un primo passo importante e doveroso sulla strada del riconoscimento dei diritti e della professionalità degli educatori, nella totalità della loro categoria. Tuttavia non è abbastanza. La paura forte non è, dopo anni di servizio sul territorio e di competenze spese nella costruzione e nella gestione dei servizi, che i datori di lavoro, e parliamo principalmente del settore del privato sociale, lascino improvvisamente senza lavoro un numero per nulla irrilevante di educatori ed operatori del settore educativo. Bensì il rischio fondato sta più in alto, laddove l’ente pubblico appaltante, nella sua arbitrarietà decisionale, presenti nei bandi di gara la richiesta di operatori che abbiano come criterio imprescindibile quello del possesso del titolo specifico, come già sempre più avviene. Il timore è che questo possa avvenire in maniera totalizzante dopo l’eventuale approvazione della legge, lasciando improvvisamente un cifra assolutamente importante di educatori, esperti e competenti, nel rischio concreto di perdere il proprio lavoro. Inoltre, pur nella volontà di difendere la continuità sul servizio, la stessa problematica si presenterebbe nel caso frequente e inevitabile del termine di un servizio in atto, nel momento in cui l’operatore debba essere ricollocato.
Serve qualcosa che tuteli e valorizzi i lavoratori del sociale e insieme a loro la qualità alta dei servizi che hanno contribuito a creare e mantenere. Serve un elemento che, in una un legge che inquadra l’educatore all’interno di un percorso formativo definito e unico, permetta il riconoscimento della professionalità di chi per anni sul campo ha speso il proprio valore per il benessere sociale alla pari di tale percorso.

Gli Educatori Uniti contro i tagli ribadiscono ancora una volta la loro disponibilità al dialogo e alla collaborazione, coscienti di rappresentare la voce che sale dal basso.  

giovedì 24 dicembre 2015

BUONE FESTE DAGLI EDUCATORI UNITI CONTRO I TAGLI

Buone Feste caro vecchio welfare. Nessuno più di te ha bisogno di un augurio sincero. Anche durante l’anno che va finendo non è che ti abbiano trattato tanto bene. Questa mania di tagliuzzarti un po’ dappertutto proprio non la perdono lassù in alto, nelle stanze dove si decide. Ma noi educatori siamo gente per bene, e allora buone feste anche a quelli che decidono. Sperando che si ricordino di tanto in tanto che di protezione e difese abbiamo bisogno tutti e che basta un nonnulla, una semplice capriola del destino, per passare dalla parte di chi ha bisogno.
Nel frattempo, la nostra città è crollata all’ultimo posto nelle graduatorie nazionali sulla sicurezza e allora auguri anche ai responsabili della sicurezza a Bologna, sperando che tra un decreto di sgombero e l’altro, trovino anche il tempo di occuparsi della nostra tranquillità.
Ma buone feste soprattutto a tutti quelli che stanno cercando un lavoro, una casa, una cura, a tutti quelli che hanno un bisogno. Avere bisogno è diventata la vergogna del nostro tempo, eppure è la condizione umana più naturale, quella cui nessuno si può sottrarre in ogni giorno della sua esistenza. Noi non abbiamo vergogna di aver bisogno. E continueremo anche nel 2016 a difendere l’esistenza dei mestieri in cui “ci si prende cura degli altri”. Lo faremo insieme ai tanti colleghi che a Bologna e nel resto del paese non si rassegnano all’idea di una società così diseguale, così precaria, così triste.
Buone feste a tutti loro, buone feste a tutti noi.

Educatori uniti contro i tagli