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venerdì 18 novembre 2011

POSTIAMO IMPORTANTE INIZIATIVA: BOLOGNA SENZA WELFARE

Le Assistenti Sociali, le Operatrici dei Nidi, gli

Educatori contro i tagli, La PiazzaEducativa Bologna, Sportello Migranti TPO, Scuola di Italiano Kalima



PROMUOVONO

BOLOGNA SENZA WELFARE

Giovedi 24 Novembre 2011

c/o Teatro S.Leonardo Via S.Vitale 63



· Aumentano le nuove povertà, si tagliano e si demansionano gli interventi educativi su questi servizi.
· Cresce il disagio, si decurtano i servizi sociali.
· Aumenta il bisogno di assistenza, gli anziani si destreggiano tra i tagli ai servizi domiciliari e vouchers
· Calano i fondi, cresce il bisogno di servizi pubblici efficaci, l'amministrazione comunale invece parla di sussidiarietà.
· La mancata integrazione dei migranti avviene attraverso la cancellazione dei percorsi di inclusione sociale
Assemblea Pubblica e Agorà dei Saperi:
ore 20:00
Dal pomeriggio Agorà dei Bambini:
giochi e attività per i più piccoli
ore 17:00



Ci sono i tagli, l'aumento delle tariffe dei nidi, le gare d'appalto che mutilano il welfare, i servizi che dipendono da operatori che stanno diventando dei volontari e in tempo di crisi si taglia il welfare?


Info: bolognasenzawelfare@gmail.

giovedì 17 novembre 2011

RIPRENDIAMO ARTICOLO DAL FATTOQUOTIDIANO:

A Torino debuttano i “Non Dormienti”
Operatori sociali senza stipendio

Dopo Napoli e Bologna, dilaga la protesta delle cooperative che garantiscono i servizi a minori, anziani, disabili e alle altre fasce deboli della popolazione. Per i ritardi nei pagamenti del Comune e della Regione Piemonte, i già magri stipendi arrivano dopo mesi
Basta fare dibattiti rimanendo al chiuso in qualche locale. È venuta l’ora di rendere pubblica la protesta. È quello che ha appena deciso la neonata rete degli Operatori Sociali Non Dormienti, per sollevare il problema dei tagli sistematici al Welfare effettuati dalla Regione Piemonte e dal Comune. Una sessantina di persone armate di sedie e thermos di tè si sono appostate nella piazza del Municipio di Torino per dare vita a una riunione pubblica.

La Regione, il Comune e le Asl hanno accumulato ritardi di dieci, dodici mesi nell’erogazione dei fondi ai servizi sociali. Ma non sono solo i ritardi a preoccupare l’intero settore: negli ultimi anni si è assistito a una riduzione dei contributi e a tagli veri e propri. Tutto ciò ha portato gli operatori all’esasperazione anche se in tanti sono convinti che questo non dipenda solo dalla mancanza di risorse: dal momento che ai tagli spesso non corrisponde una riduzione proporzionale dei servizi, si è di fronte a una strategia di risparmio adottata volontariamente dalle istituzioni. Perché vuoi per spirito solidale – o a detta di alcuni “missionario” – vuoi per il timore di perdere gli appalti – indicato pure come “ricatto” – gli operatori sociali i servizi continuano a mantenerli in vita. Anche se poi le macchine grigie degli amministratori vengono a costare quanto un anno di educativa o i progetti destinati ai campi rom spariscono del tutto. E nonostante ancora le associazioni di volontariato possano presentarsi alle gare d’appalto: un chiaro segnale della tendenza al ribasso a cui è destinato il settore sociale in Piemonte.

Disabili, anziani, minori, psichiatrici ed ex-tossicodipendenti rischiano di ritrovarsi a essere trattati come pazienti e non più come utenti, quindi a venire curati con pasticche piuttosto che essere accompagnati da un programma di inserimento specifico. Tutto questo richiama la “questione etica” come la chiama R., uno dei portavoce della rete: «Voglio smettere di lavorare per cooperative che sottostanno alle decisioni di un Comune di non inserire bambini in comunità perché costano troppo oppure di far partire campagne indiscriminate di affidamento. Voglio smettere di lavorare per quelle cooperative che sostituiscono una medicina che dà dei risultati con il metadone solo perché più conveniente. Voglio che tutti si rendano conto che oltre all’assistenza sociale questa società si sta privando della prevenzione». Non è un caso se al momento si contano 6 operatori ogni 100mila abitanti.

Ovviamente i tagli riguardano anche la formazione universitaria: la giunta guidata da Roberto Cota ha appena eliminato il tirocinio formativo per educatori professionali, probabilmente la parte più importante dell’intero processo formativo. Lo stesso Cota che nel suo programma elettorale del 2010 definiva il Terzo Settore come “confinato in un ruolo secondario a cui sono state indirizzate poche risorse” da sostituire con un “welfare delle opportunità destinato progressivamente a sostituire il modello attuale di tipo prevalentemente risarcitorio: un welfare che interviene in anticipo”.

Complessivamente, in Italia gli enti pubblici hanno contratto un debito con il terzo settore di 25 miliardi di euro. A Napoli è dal 2007 che 150 fra cooperative e associazioni socio-assistenziali si sono unite per richiedere i 200 milioni di euro che la Regione Campania deve ancora pagare. In Emilia-Romagna invece a fine ottobre centinaia di disabili si sono sdraiati a terra per revocare i tagli del 63% introdotti negli ultimi due anni. Alla voce politiche sociali, l’Italia spendeva fino a tre anni fa 780 milioni di euro l’anno: quest’anno non supererà i 218. Anche a livello europeo siamo sotto la media, ben del 31% rispetto alle altre nazioni.

Ma tornando a Torino: i Non Dormienti, che si sono organizzati attraverso Facebook facendo di loro una sorta di “indignados” del sociale, si ritroveranno ogni 15 giorni davanti a un’istituzione diversa. Tra due lunedì saranno in Piazza Castello davanti al Palazzo della Regione. Rigorosamente all’aperto.

di Maurizio Bongioanni

“NON PRENDO SOLDI DA QUATTRO MESI”. STORIE DEGLI INDIGNADOS TORINESI

Marco, 40 anni: “Guadagno 1000 euro al mese. Per prendere qualcosa in più faccio delle ore straordinarie in un’altra cooperativa per 300 euro. Tutto questo lavoro e ora non prendo lo stipendio da due mesi. Addirittura dall’ultima cooperativa me ne sono andato perché si arrivava a legare i pazienti per mancanza di strategie e di personale. Ora invece rischio di perdere il posto per mancanza di titoli: io ho fatto tutta la vita questo lavoro. È l’unica cosa che so fare”.

Roberto, 36 anni: “Nell’ultimo anno ho ricevuto lo stipendio a singhiozzo: all’inizio dell’anno non ho preso nulla per 4 mesi, ora attendo da due. Dopo 8 anni di questo lavoro, a causa dei ripetuti ritardi sono tornato a vivere a casa dei miei genitori”.

Federica, 32 anni: “Dal 2002 ho lavorato con minori, rom e disabili. Quest’anno da gennaio a marzo non ho ricevuto nulla: ora mi stanno tornando ma non prendo più la tredicesima e nemmeno il rimborso Inps. Lavorando per il Comune è come se fossimo ricattati continuamente perché non possiamo denunciare né lamentarci con nessuno per paura di perdere l’appalto”.

Nicola, 51 anni: “Ho iniziato negli anni ’80, poi a metà dei ’90 me ne sono andato perché eravamo trattati come manovalanza. Ora per ritornare a fare questo lavoro sono obbligato a studiare, per questo mi sono iscritto all’università. Tutta la mia esperienza sul campo non mi dà nessuna garanzia”.

Giovanna, 52 anni: “Da trent’anni faccio questo lavoro e posso dire che in passato lavorare in cooperativa significava fornire un’alternativa sociale e politica forte. Poi le coop si sono divise e hanno cominciato a farsi concorrenza. Che senso ha che oggigiorno i servizi dipendano dai finanziamenti delle banche?”

lunedì 14 novembre 2011

Care colleghe e cari colleghi,

Per mercoledì 16 novembre, ore 19:30, è convocata la riunione del Coordinamento degli Educatori contro i tagli, presso il TPO in Via Casarini 17/5.

All'ordine del giorno:

1- Costruzione di una iniziativa cittadina sul welfare

2- Prossime mobilitazioni

Vi chiediamo di partecipare nel maggior numero possibile, anche per dare seguito agli ottimi risultati raggiunti con il corteo di venerdì scorso (erano presenti ben 30 educatori del distretto di Casalecchio).

Vogliamo mettere in campo una iniziativa forte per denunciare l'emergenza cittadina sul welfare, per protestare contro amministrazioni locali che costruiscono grandi opere, tagliano i servizi sociali, sgomberano, demansionano.

Vi aspettiamo numerosi!

Educatori ed educatrici contro i tagli

sabato 12 novembre 2011

RIPRENDIAMO DAL FATTOQUOTIDIANO.IT SULLE MANIFESTAZIONI DI IERI 11/11/11:

Educatori contro i tagli insieme ai ragazzi/e della Piazza educativa

Bologna, occupato l’ex cinema Arcobaleno
“Ci tolgono il futuro”

La città è rimasta paralizzata per l'intera giornata. Prima gli studenti delle scuole medie e superiori, poi i Draghi Ribelli dei centri sociali e Santa Insolvenza



Il teatro occupato Valle di Roma deve avere fatto scuola, visto che anche gli indignati di Bologna hanno scelto uno spazio simile, e a pochi metri dalla centralissima piazza Maggiore hanno occupato un cinema abbandonato da anni.

L’azione è avvenuta al termine di un corteo che ha messo in scena la “decadenza del capitalismo e del libero mercato”, con 1500 persone che si sono fatte guidare da Santa Insolvenza, la statua-feticcio protettrice dei precari e degli insolventi. Davanti a tutti tre uomini, giacca e cravatta e viso mascherato come i lottatori di wrestling degli anni 80. I tre hanno mimato atti sessuali con i bancomat e le vetrine degli istituti di credito che hanno incontrato lungo il loro cammino. Tutti gli altri dietro, anche la statua di Santa Insolvenza accompagnata dalla sua incarnazione Valerie, trans indignata che ha distribuito biglietti da 100 euro – finti – lungo tutto il corteo.



Insomma quasi una grande mascherata, con canti, balli, e musiche anni 80 e 90, decenni apogeo del liberismo, ora “marcio e morente”, hanno detto i manifestanti. Ma se le modalità del corteo sono state decisamente trash e provocatorie, chiari e duri erano invece i contenuti. “No a governi tecnici che tagliano il welfare, no al lavoro sottopagato, no agli stage gratuiti in vista di un futuro che non abbiamo più”. Di fronte alla sede di Hera, multiutility che ha in appalto la gestione dell’acqua a Bologna, gli indignati di Santa Insolvenza hanno messo in scena una performance comunicativa. Un maxi assegno con la scritta “profitti 200%” è stato stracciato dalla Santa Valerie, e sull’asfalto è stata dipinta con la vernice la scritta: “Acqua bene comune”.
Lungo il corteo molti gli interventi al microfono. “Io sono disoccupata da luglio, laureata in Scienze della Comunicazione e adesso studio Formazione perché voglio insegnare ai bambini – spiega una giovane ragazza – Ma se in un ristorante si guadagna bene e in una cooperativa convenzionata col Comune solo 300 euro, significa che dovrò rinunciare ai miei sogni e buttare via anni di studio”.

Siamo precari, siamo disoccupati, siamo sfrattati – ha detto uno dei manifestanti – siamo un po’ tutti insolventi, vogliono farci pagare un debito che è stato contratto dalla finanza, dalla speculazione, dalle banche, da quell’1% che ha tutto mentre gli altri rimangono sempre più schiacciati dai debiti”. E ancora: “Ci hanno illusi per anni col sogno dell’università e di un buon lavoro – ha detto Elisa – e invece adesso tutto è in frantumi con una disoccupazione giovanile al 30%. Se non si aiuterà chi è più colpito dalla crisi non si potrà più andare avanti”.

In corteo anche Bifo Berardi, volto noto del movimento del 77 a Bologna e in tutta Italia. “Io credo che quelli della Bce non siano pazzi, che ci sia qualcuno che stia tentando di appropriarsi dell’intera ricchezza sociale, una sorta di assalto finale contro le risorse della società. Per Bifo la soluzione è a “livello europeo col reddito di cittadinanza.Quindi soldi per la ricerca, soldi per l’educazione, soldi per la sanità, per la vita sociale reale. L’esatto contrario di quello che stanno facendo”.

Poi l’arrivo in centro e l’occupazione del cinema Arcobaleno. “Da qui partiremo con le nostre azioni per dire no alla Bce, allo sfruttamento, e a chi ci vuole togliere il futuro”, hanno urlato i primi occupanti coperti da maschere bianche sullo stile di quelle già viste nel film “V per Vendetta”.
Ma non è tutto. La città è stata attraversata anche dal corte dei “Draghi ribelli” del centro sociale Tpo. Alle 17 e 30 è scattato il loro flash mob davanti alla sede di Bankitalia, con un enorme drago rosso simbolo dell’occupazione dell’ex mercato coperto di via Clavature, sempre in pieno centro. “Sia maledetto quell’1% violento, cattivo, rapace, profittatore e carogna- ha urlato al microfono un drago ribelle – che ha causato questa crisi e che vuole farla pagare a noi”. Con il Tpo in tutto 200 persone tra cui alcuni delegati sindacali della Fiom e gli “educatori in lotta contro i tagli” di Casalecchio. Gli universitari del Cua (collettivo universitario autonomo) hanno invece occupato la facoltà di lettere di via Zamboni, e hanno riempito l’atrio di tende.

di Giovanni Stinco e Annalisa Dall’Oca


mercoledì 9 novembre 2011

11/11/11   giornata di mobilitazione transnazionale contro la crisi 

Manifestazione da Piazza Cavour ore 17.30
vieni anche tu!

L'11 novembre è stata lanciata, da Occupy Wall Street, una giornata di mobilitazione trasnazionale, contro la crisi.
Ri-declinare a livello locale questa iniziativa  significa volgere lo sguardo in avanti per costruire una reale alternativa insieme.
Per questo noi del Coordinamento degli " educatori contro i tagli" saremo presenti, come saranno presenti altre realtà, alla manifestazione dell'11/11/11 che partirà con un flashmob, alle ore 17:30 in Piazza Cavour  e che proseguirà con un corteo per il Centro della Città.
Ci saremo con un nostro spezzone fatto da chi, come noi, subisce i tagli al welfare ogni giorno sulla propria pelle: operatori, famiglie, studenti e tanti altri.

Vi invitiamo  dunque ad essere con noi venerdì in piazza.

Venerdì vuol essere solo il principio di un percorso/laboratorio politico di lotta dal basso da costruire con  altre piccole realtà che insieme possano fare grandi fatti!


Coordinamento Educatori Contro i Tagli

POSTIAMO INTERESSANTE INIZIATIVA DELLA PIAZZA EDUCATIVA :

Il Movimento "La PiazzaEducativa Bologna" aderisce alla mobilitazione globale lanciata dal movimento Occupy Wall Street per la giornata dell'11.11.11 per unire le voci che da tutto il mondo reclamano democrazia, equità, giustizia sociale, rispetto per l'ambiente e soprattutto invocano la fine del regime finanziario che impoverisce e opprime il 99% delle persone per arricchirne l'1%. Occupiamo in maniera nonviolenta le piazze con i nostri corpi e le nostre idee, in questo modo, OCCUPEREMO NOI STESSI, cioè andremo a riappropriarci di quanto ci è stato tolto del nostro essere sociale, portandoci ad isolarci in tanti piccoli mondi estranei gli uni agli altri.
Noi parteciperemo mettendo in campo il nostro essere educatori consapevoli dello stretto legame che c'è fra pedagogia e politica e di quanto un approccio pedagogico possa servire alla formazione di menti critiche e libere che riescano a pensare e costruire possibili modelli alternativi di società solidali e sostenibili.
Per queste ragioni abbiamo deciso di organizzare insieme all'Assemblea Popolare di Bologna (Italianrevolution Bologna) un evento che abbia come protagonisti i più piccoli:

11.11.11
AGORA' DEI BAMBINI - #CHILDRENREVOLUTION
Appuntamento alle 14,30 in piazza Nettuno
https://www.facebook.com/event.php?eid=288771227812828

Che c’entrano i bambini nella mobilitazione dell'11 novembre?

I nostri sforzi per il cambiamento sono anche per loro. Ma soprattutto devono essere "con" loro.
I bambini, come sostiene la Carta dei diritti del fanciullo, non sono adulti "minorati" ma persone al cento per cento, e in quanto tali hanno diritto ad essere ascoltate.
Inoltre il loro punto di vista e il loro modo non convenzionale di mettere in relazione le cose ci possono aiutare a sviluppare un punto di vista diverso, capace di smascherare le contraddizioni e le ipocrisie in cui siamo imprigionati. Come quando, a volte, si cerca di spiegare una cosa "da adulti" a un bambino e ci si rende conto di quanto sia stupido ciò che si sta dicendo.
Tra le cose "stupide" e crudeli che si fanno nel sistema in cui viviamo c'è quella di marginalizzare i soggetti non produttivi, soprattutto in tempi di crisi come questo.
Siamo abituati a concepire l'idea di benessere di una società come prodotto interno lordo o reddito medio pro capite invece che, ad esempio, in termini di felicità e libertà di espressione, partendo proprio dalla possibilità delle fasce deboli di accedervi.
Allora abbiamo pensato che in questa giornata non vogliamo privarci dell'apporto dei più piccoli, non vogliamo far mancare loro il gioco e la possibilità di sognare il mondo nel quale desidererano vivere.
Nel frattempo noi adulti vorremmo discutere del mondo che stiamo costruendo e di quello che ci stanno o ci stiamo negando, ad esempio tramite i tagli ai servizi, alla pubblica istruzione, all'educazione.

Appuntamento alle 14,30 in piazza Nettuno

Partecipiamo tutti insieme a un gioco, in cui grandi e piccoli potranno costruire il loro presente e il loro futuro, riempiendolo dei nostri sogni e delle nostre aspirazioni,
e cercando di capire come realizzarli assieme e dal basso!

ore 14,30: Giochi con adulti e bambini: disegnamo il mondo che vogliamo
ore 15,30: Assemblea: "Uniti per il cambiamento globale"

Vi aspettiamo
Il Movimento "La PiazzaEducativa Bologna"

sabato 5 novembre 2011

POSTIAMO ARTICOLO DI A. MISIANI SUGLI EFFETTI DELLA FINANZIARIA 2011 NELLE POLITICHE SOCIALI:

Finanziaria 2011: fine delle politiche sociali?


Il drastico ridimensionamento deciso con la manovra finanziaria per il 2011 dei fondi statali di carattere sociale potrebbe segnare la fine di importanti politiche socio assistenziali. E’ uno dei dati più eclatanti che emerge dai numeri del Disegno di legge di stabilità 2011 (A. C. 3778) e del Bilancio di previsione 2011 dello Stato (A. C. 3779).
Il taglio più significativo riguarda il Fondo nazionale per le politiche sociali (FNPS), istituito dall’art. 59, comma 44 della Legge 449 del 1997. La configurazione del fondo è stata ridefinita dall’art. 80, comma 17 della Legge finanziaria 2001 e dall’art. 20, comma 8 della Legge 328 del 2000 (“Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”). Da ultimo, l’art. 2, comma 103 della Legge finanziaria 2010 ha stabilito che gli oneri relativi ai diritti soggettivi (agevolazioni a genitori di handicappati, assegni di maternità, assegno ai nuclei familiari, indennità per i lavoratori affetti da talassemia major) in precedenza finanziati dal riparto del FNPS, sono finanziati tramite appositi capitoli di spese obbligatorie iscritti nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
Allegato: NENS Finanziaria 2011 e politiche sociali - aggiornamento approvazione definitiva.pdf

Le risorse del FNPS, che rappresenta la principale fonte di finanziamento statale degli interventi di assistenza alle persone e alle famiglie, contribuiscono in misura decisiva al finanziamento della rete integrata dei servizi sociali territoriali attraverso la quota del fondo ripartita tra le regioni (che a loro volta attribuiscono le risorse ai comuni, che erogano i servizi ai cittadini in conformità ai Piani sociali di zona).
Al netto delle risorse dedicate ai diritti soggettivi gli stanziamenti del Bilancio di previsione dello Stato relativi al FNPS – destinati in gran parte alle regioni - erano pari a 939,3 milioni nel 2008. Nel biennio successivo il governo Berlusconi ha deciso una prima, drastica riduzione fino ai 435,3 milioni previsti per il 2010. Per il 2011 si prospetta, di fatto, lo smantellamento del Fondo con uno stanziamento abbattuto a 75,3 milioni di euro (-82,7% rispetto al 2010).
Poiché tale somma basterà a malapena a coprire l’attribuzione al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dal 2011 le risorse destinate alle regioni (progressivamente diminuite, come evidenzia un recente Dossier della Conferenza delle regioni, dai 670,8 milioni del 2008 ai 518,2 milioni del 2009 fino ai 380,2 milioni del 2010) verranno azzerate, compromettendo dieci anni di lavoro di costruzione della rete territoriale dei servizi sociali.

La manovra di bilancio per il 2011 cancella ogni stanziamento per il Fondo per la non autosufficienza, istituito dall’art. 1, comma 1264 della Legge finanziaria 2007 e finalizzato a garantire su tutto il territorio nazionale l’attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni assistenziali in favore delle persone non autosufficienti. Le risorse destinate al Fondo, pari nel 2007 a 100 milioni (di cui 99 attribuiti alle regioni), erano salite a 300 milioni nel 2008 (di cui 299 alle regioni) e a 400 milioni nel 2009 (di cui 399 alle regioni) e nel 2010 (di cui 380 alle regioni). La cancellazione del fondo è un passo indietro molto negativo, in un Paese dove – come ricordato da una recente Ricerca promossa dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali – a fronte di almeno 2,6 milioni di persone non autonome nello svolgere le normali funzioni quotidiane le risorse pubbliche destinate a sostenere le disabilità e la non autosufficienza sono assolutamente esigue in rapporto a quanto accade nel resto d’Europa.

Il Fondo per le politiche della famiglia, istituito dall’art. 19, comma 1 del Decreto legge 223 del 2006, era destinato a finanziare il funzionamento dell’Osservatorio nazionale sulla famiglia, l’elaborazione del Piano nazionale per la famiglia, il sostegno delle adozioni internazionali, le iniziative di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, il fondo di credito per i nuovi nati e alcuni interventi relativi ad attività di competenza regionale. Se nel 2008 il Fondo poteva contare su 346,5 milioni, nel biennio successivo gli stanziamenti sono stati dimezzati (186,5 milioni nel 2009 e 185,3 milioni nel 2010). Nel 2011 le risorse destinate al Fondo verranno ridotte del 71,3% rispetto al 2010, scendendo a 52,5 milioni. Con buona pace di tanta retorica sulla necessità di un welfare più orientato verso le famiglie.

Il Decreto legge 223 del 2006 aveva anche istituito (art. 19, comma 2) un Fondo per le politiche giovanili finalizzato al finanziamento di progetti di progetti per la promozione del diritto dei giovani alla formazione culturale, professionale e all’inserimento nella vita sociale (attraverso interventi riguardanti il diritto all’abitazione e l’accesso al credito). Nel 2008 il Fondo era stato finanziato con 137,4 milioni, poi scesi a 79,8 milioni nel 2009 e 94,1 milioni nel 2010. Nel 2011 gli stanziamenti saranno ridotti a 32,9 milioni (-65% rispetto all’anno precedente).

Molto significativo è il pesante ridimensionamento del Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione, previsto dall’art. 11, comma 1 della Legge 431 del 1998. Obiettivi del Fondo sono la concessione, ai conduttori aventi i requisiti minimi richiesti, di contributi integrativi per il pagamento dei canoni di locazione nonché il sostegno delle iniziative intraprese dai comuni tese a favorire la mobilita' nel settore della locazione attraverso il reperimento di alloggi da concedere in locazione per periodi determinati. Nel 2008 il Fondo aveva ricevuto risorse per 205,6 milioni. Nel biennio successivo gli stanziamenti erano stati ridotti a 161,8 milioni nel 2009 e 143,8 milioni nel 2010. Nel 2011 il Fondo sarà praticamente cancellato, con la riduzione delle risorse disponibili a 33,5 milioni (-76,7% rispetto al 2010). Nello stesso anno dovrebbe essere introdotta, nelle intenzioni del governo (art. 2 dello schema di Decreto legislativo sul “federalismo municipale”), la cosiddetta “cedolare secca sugli affitti” con la previsione di un’aliquota unica del 20% per la tassazione dei canoni di locazione relativi agli immobili ad uso abitativo. La cedolare secca comporterebbe, elaborando i dati della Relazione tecnica del decreto, un risparmio per i proprietari immobiliari pari a ben 852 milioni annui.

Sono stati azzerati negli anni scorsi il Fondo per l’inclusione sociale degli immigrati, istituito dall’art. 1, comma 1267 della Legge finanziaria 2007 (i 100 milioni stanziati nel bilancio di previsione 2008 sono stati cancellati dal Decreto legge 93 del 2008. Nessun finanziamento è stato previsto negli anni successivi) e i fondi destinati al Piano straordinario di intervento per lo sviluppo del sistema territo-riale dei servizi socio educativi per la prima infanzia previsto dall’art. 1, commi 1259-1260 della Legge finanziaria 2007 (finanziato con 446 milioni nel triennio 2007-2009, di cui 100 milioni nel 2009, dal 2010 non è stato più rifinanziato). Quasi del tutto smantellato è anche il Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità, istituito dall’art. 19, comma 3 del Decreto legge 223 del 2006: dai 64,4 milioni stanziati nel 2008 si è passati ai 30 del 2009, ai 3,3 del 2010 e ai 2,2 dal 2011.

Il Fondo nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, introdotto dall’art. 1 della Legge 285 del 1997 e destinato alla realizzazione di interventi a livello nazionale, regionale e locale a favore dell’infanzia e dell’adolescenza è invece rimasto sostanzialmente invariato: 43,9 milioni nel 2008 e 2009 e 40 milioni nel 2010 e seguenti.

Sono stati drasticamente tagliati, infine, gli stanziamenti destinati al Fondo nazionale per il servizio civile degli obiettori di coscienza, istituito dall’art. 19 della Legge 230 del 1998. Dai 299,6 milioni del 2008 si è scesi a 171,4 milioni (2009) e 170,3 milioni (2010). Dal 2011 le risorse per il Servizio civile nazionale (SCN) verranno abbattute a 113 milioni (-33,6% rispetto al 2010).
Dopo il picco toccato nel 2006 (4.100 progetti finanziati e 45.890 volontari avviati), il SCN ha registrato negli ultimi anni un progressivo ridimensionamento. Nel 2009 sono stati finanziati 2.154 progetti con l’avviamento di 30.377 volontari. Dei 29.878 volontari avviati in Italia 18.238 (il 61% del totale) sono stati impiegati nel settore dell’assistenza. Il taglio dei finanziamenti è destinato a produrre un ulteriore, forte calo delle attività di valenza sociale promosse dal SCN.

Conclusioni

I dieci fondi a carattere sociale presi in esame (quattro dei quali istituiti nel 1997-1998 e sei nel 2006-2007) potevano contare, nel 2008, su stanziamenti complessivamente pari a 2 miliardi e 520 milioni nel bilancio di previsione dello Stato. La diversa scala di priorità del nuovo governo di centrodestra, insieme alla crisi dei conti pubblici, ha dato luogo ad un netto calo delle risorse statali destinate alle politiche sociali, scese ad 1 miliardo e 851 milioni nel 2009 (-30,5%) e 1 miliardo e 472 milioni nel 2010 (-15,9%). La manovra di bilancio per il 2011 ha segnato un ulteriore, drastico taglio, abbassando gli stanziamenti di bilancio a poco più di 349 milioni. Una riduzione di tali proporzioni (-86,1% tra il 2008 e il 2011) avrà come inevitabile conseguenza la cancellazione o il ridimensionamento di una moltitudine di iniziative e servizi, molti dei quali gestiti da enti territoriali a loro volta colpiti duramente dalla manovra di finanza pubblica. E’ una prospettiva decisamente negativa per un Paese colpito dalla crisi occupazionale e sociale peggiore del dopoguerra.

A. Misiani

lunedì 31 ottobre 2011

NO CUT DAY 3, UN SUCCESSO DI PARTECIPAZIONE!!

Il no cut day 3 di sabato 29 è stato un successo. Giornata iniziata con la partecipazione al flash mob di disabili e famiglie con la partecipazione di oltre 100 persone, si è conclusa con un a bellissima festa al tpo che ha visto la partecipazione di circa 600 persone, ovvero un successo inaspettato. Ringraziamo tutti coloro che hanno permesso la riuscita della nostra "festa dell'orgoglio educativo", il coordinamento che ha ideato e realizzato la festa, i volontari-educatori che hanno dato una mano per la gestione bar, cucina, ingresso etc etc, i gruppi che hanno condiviso la nostra battaglia "neanche mezz'ora di meno" Etnia supersantos, Nonsonounginecologomaunocchiataladolostesso, le tremende, delenda noia e tette biscottate, i dj Anne Bonnie e Rox, il tpo e infine tutti/e voi che avete riempito il Tpo. Un sincero ringraziamento a tutti/e che credono nella nostra mobilitazione e che ci danno la forza e il coraggio di continuare nella nostra battaglia "NEANCHE MEZZ'ORA DI MENO!!"


domenica 30 ottobre 2011

Bologna, Piazza Nettuno 29 Ottobre 2011, flash mob dei disabili e delle famiglie


La lotta dei disabili e delle loro famiglie è la lotta della dignità contro l'indegnità, della tenerezza contro l'aridità. E' la nostra stessa lotta.
Per questo li vogliamo qui ringraziare: per averci permesso per un pomeriggio di lottare insieme a loro.

Educatori contro i Tagli

Dal Fattoquotidiano.it:

Bologna, la protesta degli handignados
“Noi, invisibili perché disabili” (video)

Oltre cento persone con gravi handicap simulano - sdraiati a terra - la loro morte. "Siamo stati uccisi una seconda volta dai tagli del governo al welfare"
Il suono della tromba da stadio si diffonde in un’eco da una parte all’altra della piazza, mentre il brusio diffuso viene soffocato da un silenzio immobile. Tutti si sdraiano a terra, simbolicamente ‘morti’ per più di quattro lunghi minuti di silenzio, trasformando il Nettuno lassù nelle vesti di spettatore privilegiato, illuminato dalla la luce del sole che, sperata e invocata, avvolge in un abbraccio chi si stringe l’uno all’altro.

In questo modo il popolo degli ‘handignados’ ha dato il via al flash mob che ha visto protagonisti, questo pomeriggio in piazza Nettuno a Bologna, più di 120 persone, da quelle disabili, ai loro familiari, agli educatori sociali e a tante, tantissime persone che hanno deciso di solidarizzare con quell’olocausto di tagli che rischia di trasformare la loro vita in un vero e proprio incubo. Così mentre una catena di persone giace a terra immobile, simbolo del rifiuto di una vita che, davvero, vita non è, tanti passanti e curiosi si fermano, scrutando quanto accade. Chi rivolto verso il cartellone sventolato da due bimbi down ‘E noi?’.
 
Chi incuriosito, scatta qualche flash per immortalare il momento. Poi, dopo un silenzio surreale, la tromba da stadio risuona nuovamente. E allora tutti si rialzano accompagnati da un lungo e intenso applauso, quasi a voler dare ancora più forza alla battaglia comune. Una battaglia che si pone come obiettivo la lotta contro tagli che, tradotti, andrebbero ad incidere sui fondi di autosufficienza, sui fondi di cura, e su tutte le sovvenzioni che dovrebbero essere per tutti i disabili un diritto, e non una condizione opzionale dettata da crisi o ‘razionamenti’ vari. Quei fondi che per un portatore di handicap rappresentano una ‘conditio sino qua non’ per avere una vita dignitosa e che negli ultimi due anni ha subito un taglio del 63,4%. Trascinando così familiari e disabili nel paradosso, come raccontano le testimonianze di chi la disabilità la vive tutti i giorni.

“Partecipo al flash mob – racconta Simona, madre di un bimbo affetto da epilessia – perché credo che sdraiarsi a terra in silenzio comunichi più di mille altre parole. Partecipo perché a mio figlio, affetto da una grave epilessia, sono state tolte delle ore di sostegno nella scuola media che frequenta qui a Bologna. Mancano le ore, mancano i fondi, ma voglio vedere se succede qualcosa a mio figlio mentre non ci sono gli insegnanti di sostegno che cosa succede. E non parliamo poi delle sovvenzioni. Ma perché i politici invece di blaterare tanto non vengono a passare solo una giornata a casa con mio figlio? Forse solo così si possono rendere conto che i tagli trasformano la sua e la nostra vita in un massacro”.

Così quello striscione sventolato al cielo ‘Non ho voce ma sono qui’, raggruppa le ragioni di chi, nell’indifferenza di molti, decide di esserci, di fare della propria voce un’azione concreta. Come i genitori di un ragazzo disabile che, mentre mostrano con orgoglio il loro striscione, affermano: “In Italia l’erosione del welfare è vergognosa, si parte dal Governo per arrivare a regioni e amministrazioni comunali che pensano a tagliare le sovvenzioni alle persone disabili. Basti pensare che un deputato prende 14.045 mila euro al mese, un senatore ne prende 14.943 mentre un disabile prende dai 250 ai 700 euro al mese. Allora chi è un peso per la società?”. E Daniela promotrice dell’iniziativa e responsabile dell’Orsa, precisa: “Siamo qui perché di fronte alla gravità della situazione vogliamo mobilitarci in maniera pacifica e dire no ad un massacro dei diritti fondamentali dei nostri figli e di tutte le famiglie. Se mancano i fondi le istituzioni devono assisterci lo stesso”.

Tante le associazioni come ‘Anffas’, ‘Aliante’, ‘L’officina di sostegno’, ‘Passo passo’, ‘La consulta delle associazioni’, ‘Percorsi di pace’ e ‘Orsa’, che hanno deciso di prendere parte all’insolita ‘presa di piazza’. Come afferma Liana di ‘Aliante’: “Siamo qui per fare capire ai politici che i diritti di chi non ha voce non si possono calpestare. Ci tolgono la possibilità di curarli, di educarli e di riabilitarli. Questo non è welfare, questo è fregarsene”. Tra le tante associazioni, hanno partecipato anche il coordinamento degli Educatori Uniti Contro i Tagli di Casalecchio e quello degli educatori di Bologna, entrambi uniti dalla lotta contro i tagli e contro lo smantellamento del welfare. ‘Neanche mezz’ora di meno’, come riporta un loro striscione, si è unito così simbolicamente al significato profondo di un flash mob che nel silenzio ha trovato una nuova arma per spezzare parole inutili. Come recitano le rime di una poesia scritta dal padre di un ragazzo disabile ‘Il silenzio è vicino, è lontano lo tocchi con mano, lo senti nel vento e ti senti contento. Il silenzio ti fa navigare in mille pensieri qui finti e qui veri’. E il silenzio del flash mob contro l’olocausto dei disabili di pensieri veri ne ha avvolti davvero tanti.

di Carmen Pedullà