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giovedì 19 giugno 2014

EDUCATORI CONTRO I TAGLI AI MONDIALI ANTIRAZZISTI 2/6 LUGLIO 2014 (BOSCO ALBERGATI-CASTELFRANCO EMILIA)

Anche quest'anno gli Educatori Contro i Tagli parteciperanno al 18° mondiale antirazzista con la squadra di calcio mista. Antirazzisti, antifascisti, antisessisti e per un Altro Welfare!! Vi aspettiamo per sostenerci e giocare con la nostra squadra.




giovedì 5 giugno 2014

DIRITTI E GARANZIE PER GLI EDUCATORI DELLE COOPERATIVE BOLOGNESI:

DIRITTI E GARANZIE PER GLI EDUCATORI DELLE COOPERATIVE BOLOGNESI


5 giugno 2014 alle ore 10.07

Questa mattina il Capogruppo FdS Roberto Sconciaforni ha presentato un'interrogazione alla Giunta nella quale si chiede come essa intenda intervenire sia per garantire la continuità lavorativa e retributiva degli operatori sociali per tutto l'anno, sia affinchè in tutte le gare d'appalto - per la gestione dei servizi sociali - venga inserito l'obbligo di applicazione del contratto nazionale e integrativo delle cooperative sociali.

Segue il testo dell'interrogazione


AlPresidente dell’Assemblea Legislativa
dellaRegione Emilia-Romagna
                                                                  SEDE




Interrogazione a risposta scritta 


PREMESSO CHE

· A Bologna, i lavoratori delle cooperative sociali spesso si trovano a vivere una vera e propria discontinuità occupazionale che impedisce loro di ricevere tutti i mesi un regolare stipendio. Tutto ciò per diversi motivi, che vanno dalle chiusure delle scuole durante il periodo estivo, alle interruzioni dovute alla neve, ai terremoti, alle elezioni e ad ogni situazione che non permetta alle scuole di rimanere aperte, sino ad arrivare alla situazione assurda per la quale se la categoria degli insegnanti sciopera e la scuola rimane chiusa, gli educatori perdono, pur non aderendo allo sciopero, una giornata senza stipendio;

· Il salario di un contratto di 12 mesi dovrebbe necessariamente essere garantito per 13 mensilità, con o senza prestazione lavorativa, come avviene per tutti gli altri lavoratori in ogni altro settore, in modo uguale in base agli stessi principi dei rispettivi contratti nazionali.Ad esempio, durante le interruzioni scolastiche del periodo estivo, le società che gestiscono i servizi nei centri estivi sono spesso polisportive. Gli educatori scolastici si trovano quindi senza la possibilità di lavorare, ed essendo i più assunti a tempo indeterminato, anche senza la possibilità di percepire l'indennità di disoccupazione;



VALUTATO CHE

· Le polisportive e le associazioni che gestiscono i servizi educativi nei centri estivi e quelli “pre e post”  non hanno tendenzialmente personale dipendente, ma aprono collaborazioni sportive oppure contratti a progetto e,come già denunciato dai sindacalisti e dagli operatori mobilitati sulla vicenda, c'è il rischio per i lavoratori di  non essere in regola da un punto di vista fiscale e contributivo e di svolgere lavoro dipendente nei fatti mascherato, il più delle volte senza che sia garantito il versamento di alcun contributo, né la retribuzione in caso di malattia;

· il Comune di Bologna, la Provincia e tutti i Comuni sono firmatari di "Accordi provinciali di Programma", applicativi della legge 104/92, che esplicitano la necessità e l'importanza della continuità educativa;

·  è evidente che nel momento in cui si permette lo scorporo fra servizi scolastici e servizi estivi non si garantisca affatto la continuità, né educativa, né occupazionale, con conseguenti disastri educativi e relazionali per gli utenti e per le condizioni di vita di centinaia di educatori che si ritrovano da un giorno all'altro a reddito zero;

·   oltre al problema della continuità educativa per gli studenti disabili, si pone anche un grave problema contrattuale per i lavoratori: sarebbe doveroso cercare di garantire una applicazione uniforme del Contratto Nazionale delle cooperative sociali, al fine di assicurare un intervento più puntuale e meno dispersivo ed allo stesso tempo riuscire a tutelare i lavoratori in un unico inquadramento contrattuale, con un unico datore di lavoro che garantisca contributi pieni e riconosciuti. Dare la precedenza al lavoro ed alla continuità educativa ed occupazionale;


CONSIDERATO INOLTRE CHE


·                   è necessaria una presa di posizione e di responsabilità da parte dell'amministrazione pubblica, di fronte a situazioni di precariato che sembra il più delle volte “programmato” e considerato strutturale;

·                   i servizi educativi gestiti dal terzo settore creano un contesto di precarietà costante per i lavoratori in essi impiegati, ed in estate tale problema diventa, come detto, ancora più critico. Su questi soggetti si riversano le conseguenze ditrattative al massimo ribasso tra amministrazioni pubbliche e cooperative. Attraverso la subalternità completa alle esigenze di risparmio degli enti committenti, assistiamo a una continua demolizione del sistema dei servizi sociali, in un circolo vizioso in cui a rimetterci sono i lavoratori, ma anche l'intera parte della cittadinanza che usufruisce di tali servizi, nei quali si assiste parallelamente ad un calo della qualità o addirittura al taglio totale degli interventi;
·                   è davvero importante che la Pubblica Amministrazione si assuma una responsabilità occupazionale nei confronti di quasi cinquecento lavoratori che durante l'anno scolastico svolgono un servizio denominato “comunale” considerato, almeno a parole, fondamentale, per il quale vengono costantemente pretese, dalla Pubblica Amministrazione stessa, professionalità ed esperienza. Un tale livello qualitativo può essere reso possibile solamente garantendo ai lavoratori la possibilità di una piena occupazione ed un riconoscimento professionale;
·                   gli enti committenti devono mettere in condizioni le cooperative sociali di poter garantire questi elementi ai propri lavoratori e non continuare a nascondersi dietro ad appalti che includono, in modo nemmeno troppo implicito, una precarietà cronica e spesso avallata.



SI RICHIEDE

 ° alla luce delle problematiche sollevate, come la Giunta regionale intenda intervenire per fare in modo che il Comune di Bologna si assuma la responsabilità di garantire la continuità lavorativa e retributiva per tutto l'anno a tutti gli operatori sociali delle cooperative bolognesi, anche studiando specifiche gare di appalto;


°di verificare, inoltre, in quali amministrazioni locali, in Regione Emilia-Romagna, siano in essere appalti che evidenzino lo stesso tipo di problematicità sopra riportate.



° come la Giunta intenda intervenire affinchè, all’interno di tutte le gare d’appalto rivolte ai soggetti del terzo settore per l’affidamento e la gestione di servizi sociali, socio-sanitari, educativi e ludico-ricreativi dei comuni della Provincia di Bologna, venga inserito l’obbligo di applicazione - da parte dei soggetti partecipanti - del Contratto Collettivo Nazionale delle cooperative sociali e degli accordi integrativi locali.




Bologna, 05/06/2014

Il Consigliere
Roberto Sconciaforni





domenica 11 maggio 2014

APERITIVO/GRIGLIATA CON DJ SET, SABATO 24 MAGGIO AL TPO (BOLOGNA), PER SOSTENERE RETE NAZIONALE OPERATORI SOCIALI:



Educatori contro i tagli (Casalecchio di Reno/Bologna) e Comitato Indignato Oss (Venezia/Mestre) vi invitano all'aperitivo/grigliata con Dj Set, sabato 24 maggio dalle ore 19 al TPO, via Casarini Bologna. Per sostenere la Rete Nazionale Operatori Sociali e le sue prossime iniziative.

Servizio bar

Grigliata di carne e piatto vegetariano

Dj Set: Dj Rox (Etno, ska, reggae...) e Dj Stoned (Rock e derivati)

Vi aspettiamo!!

martedì 25 marzo 2014

RESOCONTO DI UNA STORIA CON LE GAMBE. 4° incontro Nazionale della Rete Operatori Sociali a Napoli.


Napoli è una città splendida.
La Rete Nazionale degli Operatori Sociali non poteva scegliere location migliore per il 4° incontro nazionale: i colori nei vicoli dei quartieri spagnoli, le pescherie, il caffè buono e le zeppole. E poi la gente. Gente ovunque nelle strade fino a tarda notte che parla, passeggia, fa musica. Ma il luogo è speciale sopratutto perchè è a sud. All’incontro c’erano anche rappresentanti degli assistenti all’igiene come  Giorgia dello slai cobas di Palermo e Gianmaria delegato USI di Roma che lavora in una cooperativa di tipo B.. Gianmaria spiega così l’assenza fino ad ora di realtà romane all’interno della Rete: “come in altri settori scontiamo un problema generale di poco interesse da parte dei nostri colleghi che ancora non capiscono la necessità di organizzarsi sui posti di lavoro se non su esigenze specifiche come i ritardi di pagamento. Inoltre oggi a Roma viviamo una situazione particolare;  le cooperative  hanno costituito il Roma Social Pride (romasocialpride.wordpress.com ). Sono le dirigenze che lo hanno voluto e lavorano quasi esclusivamente sui finanziamenti e su come devono avvenire i pagamenti che è sicuramtne una parte importante,  ma molti colleghi si mobilitano solo quando i dirigienti danno loro le indicazioni di muoversi e non riescono a organizzarsi sulla spinta dei loro bisogni”.
Napoli è anche la città in cui chi lavora nel sociale non prende uno stipendio che si dica tale da mesi, alcuni da un anno. Per vivere ci si arrangia. Un lavoretto da cameriere il fine settimana, stare in casa con i genitori perchè un appartamento è un lusso che non ti puoi permettere, vivere con la paura che ti prende quando a 30 anni non vedi nessuna prospettiva di miglioramento.
L’incontro del 15 marzo 2014 è servito anche a raccontare queste storie oltre a discutere sulle integrazioni alla piattaforma e rendersi conto che la precarietà è vissuta a nord come a sud. Ma la realtà napoletana doveva essere raccontata. “C’era la necessità di guardarci in faccia e ascoltare gli accenti!” ha detto GennySociale della Rete Operatori Sociali Napoli. Sulla stessa scia anche Valeria della Rete Op. Soc. Monza ” dopo le discussioni in rete era importante dialogare e integrare meglio le questioni. Serviva fare una sentesi perchè la situazione italiana è complessa” e aggiunge “Si pensi al fatto che ci sono delle leggi Nazionali come ad esempio la legge 328, che però non sono attuate perchè le Regioni si sono dotate di regolamenti regionali.” E di tutta la complessità italiana sicuramente Napoli ne è un chiaro esempio.
Sul blog della Rete (retenazionaleoperatorisociali.noblogs.org) si trova il contributo Napoletano, pubblicato settimane prima dell’incontro nazionale,  in cui emergono le critiche alla piattaforma. Sostanzialmente esse si riferiscono alla questione della richiesta di rifinanziamento del fondo nazionale alle politiche sociali, ritenuta dalla rete Napoletana preponderante rispetto alla questione della tutela dei lavoratori attraverso il rispetto del CCLN e delle regole legali e contrattuali. Altra riflessione viene richiesta circa la necessità di specificare meglio la diversità tra privatizzazioni e esternalizzazioni, questione che apre la riflessione sul sistema cooperativistico e su cosa significa oggi fare una battaglia affichè il welfare rimanga pubblico.
La revisione della Piattaforma Nazionale degli Operatori Sociali oltre a veder arricchite le parti di cui dicevamo sopra ospiterà un punto sul Reddito di Base e un approfondimento sui Liveas (Livelli essenziali di assistenza sociale).
Insomma  i diversi coordinamenti territoriali avranno da lavorare se vorranno essere pronti per la prima uscita comune a livello nazionale della Piattaforma fissata per il  1° Maggio.
E non ci sono dubbi che ci riusciranno. GennySociale sostiene infatti che anche se il coordinamento ” deve lavorare ancora su alcune questioni,  stiamo camminando su un percorso comune e abbiamo tutti quanti il desiderio che questa storia abbia gambe e non si esaurisca solo nelle vertenze locali ma che abbia un respiro nazionale. Dobbiamo fare in modo che attraverso modalità differenti si ponga in essere una riflessione sulle politiche sociali. La questione è politica e deve essere portata nei posti decisionali come a Roma dove vorremmo arrivare per consegnare la piattaforma al nuovo ministero alle politiche sociali”.
Ma di questo se ne parlerà più avanti, per ora aspettiamoci di vedere gli operatori del sociale nelle piazze d’Italia, il 1° maggio e non solo mentre sono già in ballottaggio Venezia e Genova per il 5° incontro Nazionale della Rete a giugno. Fervono anche i preparativi per due mega eventi per raccogliere fondi al fine di sostenere i lavoratori che andrebbero agli incontri ma non possono permetterselo.
All’incontro erano presenti:
Comitato Indignato o.s.s. Venezia, Educatoricontroitagli Bologna, Educatorisenzadiritti Monza, Operatori Sociali Milano, Operatori Sociali delegato Cub Torino, Collettivo Operatori Sociali Non Dormienti Torino, Salvailsociale Genova, Collettivo degli Operatori del Sociale  Napoli, Assistenti all’igiene delegati Slai Cobas Palermo, Comitato Art.38 Verbania, Lavoratori coop. tipo B delegato Usi Roma, Operatori Sociali Usb Firenze, Comitato art. 3 Napoli, Operatori sociali Napoli delegato Cgil,  Napoli Sociale Spa delegata Usb.
Per restare in contatto, partecipare e diffondere:
Blog: retenazionaleoperatorisociali.noblogs.org
FB: Rete Nazionale Operatori Sociali
Per ascoltare le interviste di questo articolo: https://soundcloud.com/radiokairos/podcast-signore-e-signori-2
Per ascoltare lo streaming dell’ incontro: http://www.inventati.org/radiodimassa/

giovedì 6 marzo 2014

TRE ANNI DI COORDINAMENTO DEGLI "EDUCATORI CONTRO I TAGLI".


Tre anni di coordinamento degli “Educatori contro i tagli”


Harry: Stavo pensando a una cosa che mi ha detto Silente.
Hermione: Che cosa?
Harry: Anche se ci aspetta una lotta dura noi abbiamo qualcosa che Voldemort non ha.
Ron:  Cioè?
Harry: Qualcosa per cui vale lottare…

(dialogo dal film “Harry Potter e l’ordine della Fenice”)

Siamo ancora qui, chi l’avrebbe mai detto. Siamo nati a Casalecchio, stanchi di delegare ad altri, fossero anche le sigle sindacali più amiche, la difesa del nostro lavoro, la rivendicazione dei nostri diritti e dei diritti delle persone cui il nostro lavoro si rivolge. Non potevamo più rinviare la necessità di aprire nuovi spazi per far sentire la nostra voce dissonante rispetto alle politiche di ridimensionamento del welfare che politici e amministratori di quel distretto ci rifilavano come inevitabili, indicando in noi e nei cittadini cui rivolgevamo i nostri servizi gli agnelli sacrificali al dio bilancio, penultimi e ultimi insieme nella stessa barca da affondare. E come tutte le cose che rifiutano l’immobilismo dell’autocelebrazione, siamo cresciuti e siamo cambiati. Fedeli al detto che a essere giovani s'impara da vecchi, non abbiamo alzato bandiera bianca quando la spinta propulsiva di quella lotta, com’è nell’ordine delle cose, si è attenuata. Ma abbiamo cercato altro. Innanzitutto allargando i nostri confini, uscendo dal distretto, guardando ad altri territori e ad altre lotte, certi come siamo che la perdita di un diritto di un collega di Napoli o di Varese è la perdita di un nostro diritto. La ricerca di nuovi terreni comunicativi per metterci in rete con il mondo purtroppo ancora così disgregato e frammentario delle realtà sociali di lotta nel paese,  ci ha portato alla creazione di un blog e di un profilo facebook. Gli amici, i compagni di Radio Kairos ci hanno poi offerto lo spazio per la realizzazione della trasmissione “Signori e signore il welfare è sparito!”.  Tutto questo ci ha convertiti in un punto di riferimento mediatico per tutti quelli che di welfare vivono, per tutti quelli che di poco welfare muoiono. Punto di riferimento nostro, costruito e gestito solamente da educatori, da chi ogni giorno opera sul territorio, da chi vive sulla propria pelle le ferite che i tagli dissennati ai servizi producono quotidianamente, da chi convive con la sofferenza di chi non ha diritto di parola, di chi non ha parola. Abbiamo visto nascere su altri territori esperienze simili, da Genova a Reggio Calabria, da Venezia a Napoli, un unico grido di resistenza contro l’apparente ineluttabilità di una cultura del diritto che abdica, lasciando il posto allo stato sociale dell’elemosina, all’outlet della beneficienza. Ecco la nostra attuale ambizione, il fioretto per il nostro terzo compleanno: vorremmo che tutto il nostro mondo, educatori, OSS, assistenti sociali, genitori, associazioni, utenti, pazienti, amministratori, politici, cittadini dimenticati da uomini e leggi, chiunque si occupi di servizi alla persona, di relazioni, di civiltà,  occupasse fisicamente e mentalmente gli spazi che come coordinamento degli “Educatori contro i tagli” abbiamo creato e li riempisse di proteste, proposte o anche solo delle riflessioni. Noi siamo qui. Comunque andrà a finire noi continuiamo a stare qui. Il tempo di soffiare sulle tre candeline e ripartiamo. Non abbiamo ancora smesso di sperare di diventare grandi.

Il coordinamento degli “Educatori contro i tagli”



mercoledì 5 marzo 2014

RETE NAZIONALE OPERATORI SOCIALI: LA PIATTAFORMA E I SOCIAL MEDIA.

Siamo lavoratori e lavoratrici del sociale (assistenti sociali, educatori, oss, psicologi, etc.). Lavoriamo in servizi e progetti educativi, riabilitativi e di sostegno in Servizi rivolti a persone in difficoltà (anziani, disabili, minori, persone con disagi psichici, persone con problemi di dipendenze, adulti in difficoltà, etc). Svolgiamo la nostra attività nell'ambito del sistema organizzato delle risorse sociali, a favore di individui, gruppi e famiglie, per prevenire e risolvere situazioni di bisogno.

Abbiamo costituito, in moltissime città italiane, forme di auto-organizzazione dal basso: sindacati di base, coordinamenti, collettivi per difendere la dignità, la stabilità, la professionalità, i diritti e il senso del nostro lavoro contro le politiche che negli ultimi anni hanno attaccato lo Stato Sociale, creando su vasta scala e a cascata, profondo disagio.

Abbiamo deciso di costituire un Coordinamento Nazionale di gruppi, realtà collettive, singoli lavoratrici/tori e delegati di base aperto, democratico e multiforme per coordinare le nostre iniziative fino ad arrivare, attraverso un percorso senza steccati, progressivo e inclusivo ad una dimensione organizzativa nazionale rispettosa delle reciproche differenze, capace di integrare tra loro le esperienze locali, che ci permetta di contestare efficacemente queste politiche.
Affermiamo il bisogno di un'azione che vada oltre la classica vertenza sindacale rispettando chi si impegna in un'azione sindacale autentica, solidale, forte e combattiva che oggi quasi ovunque manca, una azione sindacale capace di far rispettare i diritti che ormai sembrano una cosa del passato, calpestata da tutti.

Affermiamo il bisogno di una azione sindacale autentica, solidale, forte e combattiva che oggi quasi ovunque manca, una azione sindacale capace di far rispettare i diritti che ormai sembrano una cosa del passato, calpestata da tutti.

Piattaforma versione integrale della Rete Nazionale Operatori Sociali: http://retenazionaleoperatorisociali.tumblr.com/

Piattaforma versione semplificata: http://retenazionaleoperatorisociali.noblogs.org/

sabato 8 febbraio 2014

POSTIAMO ARTICOLO "NUOVE FORME DI CONTROLLO SOCIALE. LA DISOCCUPAZIONE COME MALATTIA" DI PAOLO COCEANGIG

Nuove forme di controllo sociale. La disoccupazione come malattia


7 / 2 / 2014
di Paolo Coceancig*
Può capitare a tutti di trovarsi da un giorno all’altro in mezzo ad una strada, senza lavoro, senza prospettive, il futuro uno sfondo nero su cui catapultare un inutile pressapochismo esistenziale. In questi nostri schifosi tempi può capitare veramente a tutti. Tempi in cui lo svilimento degli ammortizzatori sociali istituzionali va di pari passo con l’esaurimento degli ultimi residui di quella cultura comunitaria che pur con tante difficoltà, sostenuta dalle due grandi forme del pensiero europeo (socialismo e cristianesimo sociale), aveva attraversato il nostro paese nella seconda metà del secolo precedente. Tempi moderni per dirla con Charlie Chaplin, tempi di macerie e di tormenti, di voucher, nero, cottimo e licenziamenti.
Quante balle ci hanno raccontato gli intransigenti liberisti di casa nostra, tutti bravi a pontificare all’interno di una fiumana di talk show costruiti su misura la loro lezioncina da pensiero unico dominante, la necessità salvifica della precarizzazione del lavoro: diventare tutti flessibili, ecco l’unica possibilità che ci avrebbe consentito di salvare i posti di lavoro. Sappiamo tutti com’è andata a finire: dopo la precarietà è arrivata la disoccupazione, signora e padrona di tutte le diseguaglianze. E con lei la disperazione e il vuoto che porta con sé.
In una recente intervista rilasciata ad Animazione Sociale, Zygmunt Bauman ci ha ricordato che “a differenza di quello che è accaduto un tempo con il proletariato tradizionale, le condizioni di precarietà non promuovono solidarietà”. In poche parole la precarietà non unisce, anzi, moltiplica la frammentazione sociale, alimenta gli individualismi e nutre gli egoismi. E l’unica speranza che si possa aprire un nuovo e differente capitolo nella storia dell’umanità, aggiunge il sociologo polacco, sono le sollevazioni spontanee dei vari indignados e occupy in giro per il mondo che reclamano con forza un nuovo umanesimo che riavvii una progettualità sociale con al centro i diritti della persona.
Le politiche istituzionali sembrano infatti battere in ritirata, abdicando al ruolo storico che la storia delle conquiste dei movimenti dei lavoratori in ambito di welfare europeo aveva loro assegnato durante il secolo precedente.
Quel che resta dello stato sociale continua a proporre interventi ormai obsoleti, modulati su ciò che non esiste più, l’antico e solido percorso di crescita individuale e sociale di fine novecento: famiglia, scuola dell’obbligo, lavoro a tempo indeterminato e nuova famiglia. Da tempo una borsa lavoro non è più un progetto formativo di crescita ma l’unica opportunità per portare a casa una pagnotta a fine giornata. La scuola serve ormai soltanto per accatastare precari a colpi di una supplenza settimanale alla volta e oggi senza quel famoso pezzo di carta probabilmente si trova lavoro anche prima.
Ma la perdita di lavoro spesso porta con sé una condanna più grave perfino dell’indigenza che ne deriva: la privazione dell’identità su cui ci si era costruiti la propria individualità, il proprio posto all’interno della società. All’incontro-seminario “Tra dipendenza e indipendenza.Consumi, consumi problematici e dipendenze con e senza sostanze” tenutosi in Ottobre presso la facoltà di Scienze della Formazione di Bologna, lo psicologo Roberto Pani ci ha spiegato bene qual è l’impatto sulla salute psichica che ne consegue: devastante. Isolamento, solitudine e vergogna diventano le uniche interpreti di giornate che si fanno sempre più lunghe e tutto questo disagio non può che manifestarsi con un aumento sproporzionato di depressioni, stati d’ansia, attacchi di panico e afflizioni d’ogni tipo. E’ in questo contesto che arriva dagli USA il DSM-5 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) che senza preoccuparsi troppo delle conseguenze a livello pratico, nella sostanza ingloba nel patologico qualsiasi comportamento emozionale umano. Peggio, è la condizione esistenziale o sociale del momento (anziano, adolescente, disoccupato, straniero, rifugiato…) che è già diagnosticata di per sé come patologica. Me se l’essere umano esiste in quanto essere relazionale, nelle rogne psichiche del singolo qualche responsabilità il contesto di sistema ce la dovrà pur avere! D’altra parte a chi perde un lavoro non si offrono altre opportunità occupazionali, o alla peggio un reddito minimo di cittadinanza ma sportine colme di blister di ansiolitici e antidepressivi.
La società che non ha risposte trasforma il disoccupato in malato e ingrassa l’unica industria che va alla grande in questi nostri tempi, quella del controllo sociale. Che a garantirlo siano le forze dell’ordine o le pasticche di sedativi, per chi comanda probabilmente è irrilevante. L’importante è che i disoccupati se ne stiano a casa loro, rincoglioniti e sfiduciati, lontani dalle tentazioni maligne del protagonismo di piazza e dai suoi sogni mai domi.

Per approfondimento, puntata di "Signori e signore il welfare è sparito!" del 28 gennaio 2014
Link audio: https://soundcloud.com/radiokairos/podcast-signore-e-signori-il-8

martedì 7 gennaio 2014

E' arrivato il 2014 e in molti comuni (Es: Bologna), i servizi educativi andranno in gara di appalto. Abbiamo bisogno del tuo sostegno per avere maggiori tutele e diritti. "DIAMO VALORE AL LAVORO EDUCATIVO".......firma, fai firmare, condividi e diffondi per raggiungere l'obiettivo delle 1000 firme. Grazie!

Perché è importante

Educatori uniti contro i tagli
Chiediamo agli abitanti della Provincia di Bologna di sottoscrivere, tramite una raccolta firme, le seguenti richieste, che intendiamo sottoporre alle Amministrazioni del nostro territorio.
Vogliamo porre una serie di rivendicazioni da portare avanti in virtù dell’attuale situazione dei lavoratori e degli utenti dei servizi sociali.
Chiediamo una presa di posizione e di responsabilità alle amministrazioni pubbliche, di fronte a situazioni vergognose, che spesso vengono silenziosamente avallate. Una percentuale sempre maggiore di servizi educativi è gestita dal terzo settore attraverso appalti, contratti di servizio e accreditamenti, all’interno di un contesto di precarietà, che contraddistingue da sempre i lavoratori del privato sociale e gli utenti di questi servizi, per i quali l’estate è probabilmente il periodo più critico. Su questi soggetti si riversano le conseguenze delle trattative al massimo ribasso fra amministrazioni e cooperative. Attraverso la subalternità completa alle esigenze di risparmio degli enti committenti, assistiamo a una continua demolizione del sistema dei servizi sociali, in un circolo vizioso in cui a rimetterci sono i lavoratori, ma anche l'intera parte della cittadinanza che usufruisce di tali servizi, nei quali si assiste parallelamente o ad un calo della qualità o addirittura al taglio totale degli interventi.
Crediamo fermamente che la civiltà di una società si misuri dall'attenzione con cui si sostengono i bisogni dei soggetti più deboli, in un territorio storicamente attento a questi aspetti come quello bolognese, speriamo di poter innescare un'inversione di tendenza che porti a valorizzare questa cultura ed eviti il suo progressivo smantellamento.
FIRMA LA PETIZIONE:

Noi Educatori uniti contro i tagli chiediamo: che all’interno di tutti le gare d’appalto rivolte ai soggetti del terzo settore per l’affidamento e la gestione di servizi sociali, socio-sanitari, educativi e ludico-ricreativi dei comuni della Provincia di Bologna venga inserito l’obbligo di applicazione da parte dei soggetti partecipanti del Contratto Collettivo Nazionale delle cooperative sociali e degli accordi integrativi locali; che vengano attivati gli strumenti previsti dagli statuti comunali e provinciali per garantire il diritto alla partecipazione alle scelte politiche da parte degli operatori del sociale; che le Amministrazioni locali sorveglino perché agli operatori dei suddetti servizi venga applicata una retribuzione su base mensile … e non a ore; Educatori Uniti Contro i Tagli