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martedì 20 marzo 2012

lunedì 19 marzo 2012

POSTIAMO EVENTO " FESTA DELLA PREVENZIONE", SEGUIRA' PROGRAMMA DETTAGLIATO:

Festa della prevenzione



30 e 31 maggio - 1 giugno 2012



Nella società attuale il consumo in generale è divenuto parte integrante di stili di vita che considerano un quadro crescente di sostanze e comportamenti (sostanze psicotrope e non psicotrope, cibo e comportamenti quali shopping, gioco d’azzardo, uso di internet) come elementi indispensabili per il vivere quotidiano.

Di fronte a un quadro complesso di consumi diffusi e potenzialmente portatori di dipendenza, sembra non avere più particolare senso dirigere l’attenzione sulla distinzione tra sostanze illegali e progettare interventi di prevenzione unicamente focalizzati su queste ultime o rivolgersi esclusivamente a soggetti esposti a particolari fattori di rischio: il rischio della dipendenza oggi, pur a vario livello, coinvolge ogni individuo e gruppo sociale. In conclusione, quindi, l’evoluzione dei paradigmi della dipendenza richiede che i modelli di prevenzione escano dall’attuale dimensione di attività residuale, rivolta solo ad un target specifico di soggetti considerati a rischio di dipendenza patologica.

In questo scenario è necessario acquisire chiavi di lettura interdisciplinari allargate che non chiudano gli individui dentro ai confini delle categorie classiche della normalità, della devianza, della cura e della malattia. A ciò si aggiunge la consapevolezza che gli interventi tradizionali di prevenzione, basati spesso su processi di informazione e sensibilizzazione generica, rischiano di avere scarsa efficacia, avendo effetti molto limitati nel tempo quando non addirittura contrari al loro scopo. La semplice assunzione di informazioni sulle caratteristiche delle sostanze e dei comportamenti a rischio di dipendenza patologica non è infatti sufficiente per prevenire uso, abuso e dipendenza. Occorre ribadire la necessità di un’attività di prevenzione di natura educativa, capace di sviluppare livelli efficaci di autonomia intellettuale, affettiva e quindi decisionale per il singolo, il gruppo, la comunità. Occorre elaborare interventi preventivi che, con adeguati approcci strategici, siano in grado di fornire risposte soddisfacenti al bisogno di autonomia capacità di progettazione esistenziale, socio-culturale e politica del singolo, dei gruppi e della comunità nel suo insieme.

La Facoltà di Scienze della Formazione e la Regione Emilia-Romagna intendono, attraverso la Festa della Prevenzione, approfondire il tema in un momento storico caratterizzato da incertezze e povertà di risorse economiche (paradossalmente, meno soldi può significare più consumi, più rischi), con l’obiettivo di:


  • censire i modelli di prevenzione attualmente più significativi e utilizzati
  • favorire un confronto costruttivo tra tali modelli e promuovere l’importanza dell’educazione quale elemento strutturale del tema della prevenzione in relazione a sostanze e comportamenti che possono creare dipendenza patologica nei singoli, nei gruppi, nella società in generale.

LINK UTILI

mercoledì 14 marzo 2012

POSTIAMO ARTICOLO DAL SITO GRUPPOABELE.ORG "IL WELFARE NON E' UN LUSSO MA UNA RISORSA":

Primo piano

nerina dirindin

Il welfare non è un lusso ma una risorsa

Dati e statistiche più o meno allarmanti ci informano ogni giorno di quanto la crisi condizioni la vita degli italiani, e in particolare indebolisca chi già è svantaggiato: dai disoccupati, agli anziani, ai malati. Per non fermarsi alla denuncia delle difficoltà e dei tagli, ma provare a elaborare insieme proposte alternative, oltre 50 realtà del sociale si sono date appuntamento a Roma il primo e il due marzo scorsi, con un convegno dal titolo "Cresce il welfare, cresce l'Italia". Obbiettivo: dimostrare che il sistema di diritti e tutele ai cittadini che va sotto il nome di "stato sociale" non solo non si può sacrificare agli obbiettivi di risanamento e rilancio dell'economia, ma di quel rilancio può rappresentare uno dei motori.
Ne abbiamo parlato con Nerina Dirindin, economista ed esperta di politiche sanitarie, che al convegno ha partecipato in rappresentanza del Gruppo Abele.
Pochi giorni prima del convegno, in un'intervista al Wall Street Journal, il Governatore della BCE Mario Draghi ha dichiarato "superato" il modello sociale europeo. Voi ne proponete invece un rilancio...
Le affermazioni di Draghi, pronunciate in inglese e oggetto di interpretazioni controverse, sembrerebbero fare riferimento (e questo è anche un auspicio) più all'inadeguatezza dell'attuale modello di welfare di fronte alla gravità della crisi piuttosto che alla "morte" dello stato sociale. In ogni caso, certamente la situazione in cui ci troviamo obbliga a riflettere. Lo stato sociale è oggi di fronte a nuovi bisogni. E proprio per questo ci vuole più welfare, non meno welfare. Un welfare però profondamente aggiornato nei suoi obbiettivi e nelle modalità di intervento, mentre spesso è accaduto, soprattutto con riferimento alle politiche sociali, che sia rimasto ancorato a scopi e programmi validi decenni fa. In questi anni si manifestano esigenze del tutto "nuove" alle quali dobbiamo imparare a rispondere, che si aggiungono alle "vecchie" esigenze che si presentano via via sempre più gravi. Si pensi ad esempio alle povertà, che aumentano e cambiano: non più soltanto le tradizionali forme di povertà che colpiscono le persone emarginate, ma anche le povertà del ceto medio-basso, temporanee e inedite. Di fronte a questo aggravarsi e moltiplicarsi delle esigenze, abbiamo bisogno di più welfare.

"Cresce il welfare, cresce l'Italia" è stato il titolo dell'incontro. Ma al momento le indicazioni del governo sembrano andare in senso opposto: solo se l'Italia tornerà a crescere in termini economici, sarà possibile, se non "far crescere" il welfare, almeno salvare ciò che ne rimane. Perché ritenete la vostra prospettiva migliore?
Pur conoscendo i gravi problemi di finanza pubblica che l'Italia deve affrontare, crediamo non si possa risanare il bilancio pubblico facendo pagare il prezzo alla coesione sociale e al welfare. Anche perché molte delle iniziative che si potrebbero realizzare in questo ambito - e che sono state fatte fino al 2008, quando sono iniziati i pesanti tagli alle politiche sociali - richiederebbero risorse relativamente modeste, quindi sarebbero almeno in parte compatibili anche con un bilancio così in crisi.
L'attuale governo ha già fatto qualcosa di importante, rispetto alla manovra approvata da quello precedente nel luglio scorso. Ha cancellato la riduzione di 20 miliardi che doveva derivare dalla riforma fiscale e assistenziale contenuta nel disegno di legge ancora in discussione in Parlamento.
Tale riforma è fonte di grande preoccupazione, non solo per l'impostazione adottata, che propone la sostituzione delle politiche sociali con la "beneficienza", ma soprattutto perché prevedeva un taglio di 20 miliardi - ottenuto attraverso il riordino della spesa, in particolare del sistema delle erogazioni monetarie per le persone più fragili, a partire dall'indennità di accompagnamento. La rinuncia al taglio di 20 miliardi è una prima scelta significativa del governo Monti. Ma non basta. Sarebbe necessario un segnale sulla non autosufficienza, rispetto alla quale il nostro Paese non è mai stato in grado di disegnare un vero sistema di interventi e servizi, salvo la costituzione nel 2007 di un Fondo nazionale ora completamente azzerato (ma pari a 400 milioni nel 2009).

Quali sono le richieste e proposte più concrete emerse durante i lavori?
Le oltre 50 organizzazioni sociali che hanno dato vita alla Prima Conferenza nazionale "Cresce il welfare, cresce l'Italia" hanno chiesto al governo e alle istituzioni locali e regionali che le politiche per il benessere delle persone entrino a pieno titolo nelle agende politiche delle amministrazioni. Sono state sottolineate tre priorità. La prima è quella di bloccare i tagli alle politiche sociali. La seconda, definire i livelli essenziali nel settore socio-assistenziale e garantire le risorse sufficienti per realizzarli. La terza è accelerare sull'integrazione socio-sanitaria e sul tema della non-autosufficienza. Infine, l'assemblea ha approvato una mozione che chiede una drastica riduzione delle spese militari, e la sospensione dell'acquisto dei caccia F-35: in questo modo sarebbe possibile recuperare subito 10 miliardi di euro da spendere per i bisogni dei cittadini più deboli.

La progressiva "dismissione" del welfare è frutto soltanto di scelte politiche ed economiche, o anche di un suo "arretramento" culturale? Le tutele sociali sono sentite come una ricchezza dalla maggior parte dei cittadini o solo da chi ne ha davvero bisogno?
Sicuramente l'arretratezza di certe politiche nasce da una scarsa sensibilità verso le fragilità sociali, sia a livello politico che "tecnico". E nasce anche da un'incapacità degli operatori dei servizi sociali di alzare la voce e rivendicare quelle risorse che li metterebbero in condizione di rispondere meglio ai bisogni dei cittadini che quotidianamente incontrano. Questo è l'altro problema: perché gli operatori si rassegnano così facilmente alla marginalizzazione del proprio ruolo? Non possiamo inoltre dimenticare che viviamo in un paese dove tradizionalmente si pensa che i problemi delle persone più fragili debbano essere risolti all'interno della famiglia, con l'impegno soprattutto della donna, o dei figli nel caso degli anziani. E c'è poca percezione del fatto che a certi bisogni corrispondono dei diritti, di fronte ai quali le istituzioni sono chiamate a intervenire. È una cultura diffusa. Non dobbiamo certo perdere la capacità di essere solidali gli uni con gli altri, a partire dall'interno della famiglia, ma questo non significa che chi ha problemi - e chi se ne occupa - debba essere lasciato solo.
Il fatto che alcuni diritti siano oggi visti come "privilegi", e le persone più fragili come una costosa zavorra per la collettività, è anche un po'colpa dell'"abuso di assistenzialismo" a cui in passato si sono abbandonati sia il pubblico che il privato sociale?
È vero, in alcune realtà ci sono stati fenomeni di abuso. Ma è pericoloso generalizzare. Negli ultimi anni si è andati quasi ossessivamente alla ricerca di esempi negativi, al fine di denigrare quanto di buono è stato fatto nella gran parte dei casi. Pensiamo ad esempio alla campagna mediatica sollevata sui "falsi invalidi". Certamente chi approfitta di tutele che non gli spettano deve essere sanzionato, però non si può permettere che migliaia di persone che si trovano in reale e grave difficoltà siano mortificate nelle loro esigenze perché qualcun altro abusa illegalmente del sistema: questo è stato strumentalmente utilizzato per preparare il terreno a una ulteriore riduzione degli interventi nel settore sociale.

Spesso il "sociale" ha lamentato una sordità della politica verso alcuni temi. È più facile dialogare con i "tecnici" oggi al governo? Durante il convegno avete trovato nuovi interlocutori istituzionali?
Al convegno è intervenuto il sottosegretario Cecilia Guerra, assicurandoci che le risorse destinate al welfare non saranno ridotte, come previsto dalla precedente manovra, ma ammettendo al contempo che sarà difficile stanziarne di nuove. Insomma, l'attenzione al tema c'è, ma per ora non c'è nulla di più concreto. Il problema è che i governi centrali non sono i soli responsabili, perché le politiche sociali sono in parte demandate ai comuni. E in troppi casi vediamo amministrazioni poco attente a questo aspetto, poco disposte a mettere a disposizione le risorse necessarie, e a sperimentare modalità nuove di intervento.
Già in periodi di minore ristrettezza economica, cioè prima del 2008, molti comuni investivano sul welfare assai meno di quanto avrebbero potuto fare, e agivano in un modo troppo frammentato, troppo distaccato dai bisogni delle persone. I servizi sociali devono essere vicini ai cittadini, non possono rapportarsi con loro in modo burocratico o addirittura "commerciale": ti do se mi paghi la quota a tuo carico.
Malgrado la situazione generale di crisi e tagli, esistono oggi in Italia esperienze di welfare locale virtuose, alle quali guardare come segnale di speranza?
Certo. Parliamo ad esempio della non-autosufficienza e degli anziani. Ci sono regioni che, in assenza di una politica nazionale, hanno costituito un fondo regionale, e mettono a disposizione energie, professionalità e risorse. Cito fra tutti il caso della Sardegna dove - a partire dall'esperienza di associazioni di familiari di persone con disabilità - all'inizio degli anni 2000 e nel corso di tutto questo decennio sono stati messi in campo una serie di progetti innovativi. La persona con disabilità o anziana è coinvolta direttamente nel disegno degli interventi in suo favore, è responsabilizzata insieme ai suoi famigliari, è inserita in un piano personalizzato di cura: l'aiuto non riguarda solo lei, ma anche chi le sta vicino e se ne occupa. Questo ha dato ottimi risultati. Percorsi analoghi esistono anche in altre regioni, compreso il Piemonte nel quale però le risorse sono estremamente esigue e in continua riduzione.

(cecilia moltoni)

POSTIAMO INIZIATIVA DELLA PIAZZA EDUCATIVA "E ADESSO PASTA"


La PiazzaEducativa
PRESENTA

E ADESSO PASTA!
Cosa fanno gli educatori quando c'è la crisi?
Ti cucinano la cena

CENA POPOLARE
con
CASA BLANSKY (blues)
in concerto

Venerdì 16 marzo 2012
Vag61
ore 20:00

Via Paolo Fabbri 110 (zona San Donato)
BUS 20 28 37

martedì 6 marzo 2012

“L’’EDUCATORE E LA CRISI”

 
Laboratorio di Teatro dell’Oppresso:
Estetica e Teatro Immagine.
Quando > 31 Marzo e 1 Aprile 2012

Durata ed Orario > 12 ore: Sabato 10.00 – 13.00/14.00-20.00; Domenica 10.00 – 13.00

Dove > c/o Il CUBO, Via Zanardi 249 Bologna (BUS 18, 11A)

A chi si rivolge > Ad un gruppo di 15 (min.) – 25 (max.) Educatori Sociali e Professionali che lavorano sul campo, che sperimentano sulla propria pelle i tagli al welfare e le difficoltà del lavoro sociale oggi, ma che hanno ancora voglia di mettersi in gioco in un percorso di scoperta e di creazione collettiva, condividendo vissuti, rappresentazioni, esperienze personali e professionali.

Cosa> Il laboratorio di focalizzerà sull’Estetica dell’Oppresso, parte integrante del metodo del TdO, che stimola le persone a riscoprire la propria capacità creativa ed artistica partendo dal bagaglio espressivo individuale e collettivo. Si lavorerà quindi sull’esplorazione delle possibilità di raccontarsi, come Educatori, attraverso di versi canali espressivi: la parola, l’immagine, il suono.

Materiale necessario > 3 oggetti personali che rimandino al proprio vissuto come educatore/trice. Nel dettaglio: un’immagine (foto, cartolina, dipinto, disegno, etc…), un brano musicale (su cd o chiavetta), un testo scritto (poesia, frammento di racconto, brano breve di romanzo, etc…, lunghezza massima 2 pagine) che in qualche modo rappresentino il proprio “essere educatore/trice” della persona che li propone. Questi materiali possono essere di produzione propria (meglio) o meno.
Inoltre: 5 oggetti di "pattume pulito" (carta, cartone, legno, metallo, vetro, plastica, stoffa altro) ossia materiali che possano essere  usati – trasformati – riciclati.

Costi > €3 (se non li hai cambi puoi lasciarne anche 5€…). Per l’assicurazione sarebbe necessaria la tessera ARCI; se non l’hai puoi farla per 10€ sabato. La quota di iscrizione, poco più che simbolica, servirà per l’affitto della sala e per il sostegno delle attività di “Educatori contro i tagli”.

Conduttore> Alessandro Tolomelli


Per saperne di più sul Teatro dell’Oppresso e sul conduttore: www.teatrodelloppresso.it
Per informazioni ed iscrizioni: frankina75 @yahoo.it



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Educatrici ed educatori contro i tagli

sabato 3 marzo 2012

NOSTRA NOTA DI RINGRAZIAMENTI PER LA CALOROSA PARTECIPAZIONE ALLA FESTA DEGLI EDUCATORI UNITI CONTRO I TAGLI.



Ieri sera ha avuto luogo la festa degli educatori contro i tagli di Casalecchio di Reno per festeggiare un anno di iniziative e di lotte contro i tagli al welfare. Vogliamo ringraziare innanzitutto il TPO perché ormai è la 5 volta che ospita una nostra iniziativa, ringraziamo tutti Voi per esserci ogni volta, tutti coloro che sono stati al nostro fianco come le maestre degli asili nido, assistenti sociali, operatori sociali, artisti come i cantanti dei gruppi che partecipano alle nostre feste, tutti.



Non abbiamo voluto fare una festa fine a se stessa ma volevamo cogliere l’occasione  per  raccontare  da dove nasce tutto, chi siamo e cosa festeggiamo.



Da dove è nato il coordinamento degli educatori uniti contro i tagli è  presto detto: un giorno fra i tanti tra dicembre 2010 e gennaio 2011, circolavano voci fra gli educatori del distretto di Casalecchio, che i propri servizi sarebbero stati tagliati. Senza un confronto con i lavoratori, con le parti sociali, con le famiglie, e con le Cooperative che gestivano i Servizi sul territorio, veniva comunicato da un giorno all’altro con modalità assai discutibili,  che ASC, Azienda Consortile, ovvero uno spin-off dei Comuni del Distretto di Casalecchio di Reno, avrebbe tagliato di 1,5 milioni di euro le risorse destinate ai servizi sociali ed educativi.

Una perdita netta di 15-20 posti di lavoro tra il personale socio/educativo, rinforzando così l’incubo degli ammortizzatori sociali per centinaia di lavoratori e lavoratrici (operatrici e operatori) i cui stipendi già difficilmente superano i 1.000 euro al mese.



I Servizi da tagliare dovevano essere la scuola, ossia un taglio agli interventi di sostegno alla disabilità, ai centri socio/educativi,  l’educativa di strada e al lavoro.

Tutto ciò significava demolire un lavoro di anni sui minori a rischio di devianza, agli esclusi sociali, agli ultimi. E com’è finita?  

Abbiamo vinto, almeno la prima parte della lotta, abbiamo respinto il taglio.

Abbiamo dimostrato che i lavoratori, i genitori, la cittadinanza possono essere più forti se uniti.



Ci sono state le nostre lotte, manifestazioni insieme alle famiglie ed ai ragazzi con cui lavoriamo, articoli sui giornali, partecipazione ai tavoli sulla riprogettazione dei servizi, assemblee sindacali, promozione di una assemblea sul welfare da cui abbiamo potuto ricavare e pubblicare una brochure e ci siamo dati da fare per creare delle forme di comunicazione per raccontare tutto questo e produrre materiale:



-          un blog che in un anno ha raggiunto più di 33 mila visualizzazioni, sul quale mettiamo tutto il nostro materiale, articoli di giornale e comunicati sindacali che ci riguardano o riguardano argomenti che ci interessano.

-          una trasmissione radio  che va regolarmente in onda ogni martedì alle 18 su Radio Kairos dal titolo “Signore e signori il Welfare è sparito” e che ha ottimi gradienti di ascolto, dove cerchiamo di dare voce e spazio agli operatori sociali.

-          una pagina facebook  dove abbiamo raggiunto più di mille amicizie e attraverso cui pubblicizziamo ogni nostro evento come quello di questa sera,  e siamo aggiornati su quanto accade ad altre realtà.



E’ attraverso questi mezzi che ci stanno conoscendo in altre parti di Italia, così come noi cominciamo a conoscere realtà con situazioni simili alla nostra come gli OSS indignati di Venezia, o di Napoli…

Lo scopo è quello fare rete con altre realtà per connettere le lotte, per essere più forti, poter prendere parola attivamente e non subire le politiche che ovviamente consideriamo scellerate del governo precedente ma anche di questo. Lo vogliamo fare con forza e in tutti i modi possibili.



Chi siamo: siamo educatori professionali e  non, siamo assistenti sociali, siamo operatori di base,   che lavorano da anni sul territorio Casalecchiese e Bolognese, siamo dipendenti quasi tutti di Cooperative da molto tempo ma siamo anche cittadini che vogliono un welfare vero e più giusto. Siamo iscritti a sindacati diversi, a volta anche non iscritti a nessun sindacato, iscritti a partiti, non iscritti a partiti, siamo anche volontari e siamo anche soci di cooperative, qualcuno di noi crede anche nei valori della cooperazione, qualcuno crede di più nei valori della condivisione cittadina, qualcuno di noi è anche attivista di centri sociali, qualcuno di noi è ancora studente..…La cosa positiva è che la trasversalità che ci caratterizza come Coordinamento, senza dubbio ci arricchisce e fino ad ora ci ha resi liberi di esprimere le nostre posizioni su grandi ed importanti obiettivi riconosciuti da tutti.

Il nostro Coordinamento è sempre stato aperto e lo è anche ora, aperto a tutti quelli che vogliono con noi avere un punto di riferimento fuori dai cappelli, prendersi la parola come operatori e che vogliono farsi ascoltare. Laddove si lotta per un welfare più giusto noi ci saremo, laddove si lotta per migliori condizioni di lavoro noi ci saremo, laddove occorrerà difendere i posti di lavoro e lo stipendio, noi ci saremo!

Concerto del Parto delle nuvole pesanti alla nostra festa.

La nostra mostra: "Neanche mezz'ora di meno!" Un anno di mobilitazione.





Coordinamento educatori ed educatrici  contro i tagli




mercoledì 29 febbraio 2012

NOSTRO COMUNICATO: DISTRETTO DI CASALECCHIO DI RENO, DOVE VANNO I SERVIZI EDUCATIVI?

«Ho inventato l’acqua in polvere, ma non so in cosa scioglierla». (Lenny Bruce)



Distretto di Casalecchio di Reno: dove vanno i servizi educativi?



Video meliora proboque, deteriora sequor.

(Vedo le cose migliori e le lodo, seguo le peggiori).



Tutti ricordiamo ancora, erano i primi mesi del 2011, l’avvio della lotta che gli educatori e le educatrici del Distretto di Casalecchio di Reno hanno promosso per bloccare i tagli annunciati dall'Azienda Consortile AscInsieme (ASC).
Una vertenza complessa, conclusasi con una sostanziale vittoria e il ritiro di gran parte di quei provvedimenti.
Una mobilitazione sostenuta e accompagnata  dai genitori dell'utenza, dai sindacati e da ampia parte della cittadinanza del Distretto. Anche alcune forze politiche del territorio sentirono la necessità di solidarizzare con le ragioni della protesta. 
In vista della scadenza dell'appalto, prevista inizialmente per dicembre, prorogata poi a giugno 2012, il Distretto e ASC hanno attivato un percorso, Come costruiamo il futuro del welfare nel Distretto di Casalecchio di Reno, volto a creare una  modalità concertata di riprogettazione dei servizi, coinvolgendo cittadinanza, scuole, utenza, terzo settore e sindacati.
L'assioma su cui si basano questi “Future Lab's” è la necessità di coinvolgere le soggettività legate ai servizi nella rimodulazione/ridefinizione degli interventi sui disabili, anziani, famiglie, adulti in difficoltà e disagio minorile.
A prescindere dal risultato, questa modalità “includente” presenta il vantaggio di “ascoltare” tutte le parti e determinare una modalità decisionale apparentemente non autoritaria e direttiva.
Il timore, alquanto fondato viste anche le recenti querelle sorte intorno alla questione recupero ore perse causa neve, è però quello che la vera discussione sulla riprogettazione non venga fatta in quella sede ma piuttosto in quella di approvazione dei bilanci delle Amministrazioni Locali. 

Non vorremmo dunque che il percorso Come costruiamo il futuro del welfare nel Distretto di Casalecchio di Reno, diventasse semplicemente un luogo di discussione utile a esibire un’immagine di condivisione e orizzontalità, mentre le reali risorse a disposizione dei Future Lab’s per determinare le facoltà di indirizzo sono veramente limitatissime (e forse già individuate).
Se è vero (come è vero) che sono cambiati i bisogni della comunità, allora si deve anche ammettere che questo modello di welfare fatica a soddisfare i bisogni dei cittadini, semplicemente perché è aumentato il numero di cittadini/famiglie poveri/e. Senza maggiori investimenti di know-how, di tempo educativo dedicato alla relazione con le persone svantaggiate o in stato di indigenza, non possiamo certo pensare di poter migliorare il benessere complessivo di una comunità.
Al contrario, rischiamo di creare un welfare basato sul pressapochismo della buona volontà dei singoli con un carico di lavoro insostenibile per le assistenti sociali e le figure educative collocate nei punti di giuntura tra i vari soggetti del territorio.
Suvvia, oggi nessuno può sostenere con una qualche argomentazione seria che il benessere di una comunità si migliora attraverso la riduzione dei servizi alla persona.

Pensiamo al disagio minorile.

Da più parti avanza l’ipotesi salvifica di fare ampio ricorso all’associazionismo e al volontariato, soprattutto attraverso la proliferazione di spazi di doposcuola (Bologna insegna) con un appeal notevole sulla cittadinanza, ma incapaci per loro natura di sostituirsi ai progetti educativi che ambiscono a lavorare sul minore nella sua complessità, per garantirgli gli strumenti necessari per sottrarsi ad una vita di privazioni sociali e culturali. Per tenerlo aggrappato al suo territorio, per evitargli un percorso di istituto, comunità o carcere minorile che sia, costoso per i Servizi e penalizzante per lui. Per scongiurare il proliferarsi di potenziali attori di un conflitto sociale che potrebbe un giorno rivelarsi ingovernabile.
Noi educatori delle cooperative sociali siamo consapevoli di avere un costo superiore ai lavoratori dell’associazionismo e del volontariato, ma sappiamo anche che solo il nostro lavoro può arginare l’invasione di fenomeni di devianza e di conflittualità sociale legati al disagio attuale che soffre il mondo giovanile.
Se si parla di un utilizzo sempre maggiore del volontariato nei servizi, parallelamente non si può non parlare di restrizione dei servizi di competenza degli educatori e delle assistenti domiciliari.
Non è certo qui in discussione la nobiltà o l’utilità del volontariato nel mondo contemporaneo. Molti di noi, in forma privata e non esibita, fanno attività di volontariato altrove.
Ma il volontariato non può che essere la prestazione volontaria (non retribuita) di un cittadino.
Non può trasformarsi in una presenza strutturata e permanente all'interno dei servizi.
Altrimenti, possiamo dire fin da ora addio ad un servizio di qualità, quello che si pone come obiettivo la progettualità permanente per modificarsi in base alle trasformazioni dei bisogni sociali e culturali del nostro tempo, quello che si offre come riferimento a chi ha bisogno di riferimenti, come cura, aiuto, sostegno, nell’accezione più nobile che siamo usi dare a queste parole.



“L’educazione non esiste, ma esistono gli educatori. In carne ed ossa: ed è il loro lavoro che può costruire, allora, un ambito di ricerca scientifica e cioè ciò che fanno, dicono, promettono, disciplinano. I gesti, le parole, gli esempi, le regole, creano ciò che chiamiamo educazione: e da questi fatti occorrerebbe partire per parlare di scienza”.

(Duccio Demetrio, pedagogista)






sabato 25 febbraio 2012

INVITO ALLA NOSTRA FESTA DI COMPLEANNO DEL 2 MARZO:

Vogliamo festeggiare insieme il primo anno della nostra esistenza e vogliamo ricordare a tutti che continueremo a lottare per il diritto al nostro lavoro e per il diritto ad un welfare più giusto. Vi aspettiamo numerosi, colleghe, colleghi, amici, amiche, parenti e simpatizzanti!




martedì 21 febbraio 2012

DIRITTO ALLA DISABILITA': SIAMO SOLIDALI

Riceviamo e postiamo una iniziativa di lotta per il diritto alla disabilità da parte dell' Organizzazione Sindrome di Angelman - Emilia Romagna
 
Ill.ma Sig.ra Ministro Fornero,

essendo impossibilitato causa disabilità grave a partecipare fisicamente alla manifestazione che, anche in nostra rappresentanza, stanno attuando nostri compagni disabili, Le invio la mia più determinata ed energica protesta chiedendole una riflessione su questo semplice argomento:
- se noi persone dalle condizioni di vita difficili e portatrici di gravi disabilità, saremo privati della indennità di accompagnamento concessa al solo titolo di minorazione,
- se la disabilità, le pensioni di invalidità, la indennità di accompagnamento, l'assegno di cura faranno reddito e se l'ISEE per il disabile sarà quello familiare e non personale

noi non potremo curarci perchè dovremo pagare, non potremo avere l'assistenza domiciliare perchè dovremo pagare, non potremo avere una badante perchè dovremo pagare, saremo costretti agli arresti domiciliari perchè saremmo costretti a pagare. Se ci riporterete agli anni '50, se ci costringerete a manifestare ad oltranza per non pagare due volte e per non vivere due volte nel disagio rispetto a chi è privo di disabilità, la responsabilità ricadrà esclusivamente e tutta intera su queste scelte del Governo, indubbiamente inique e sul Parlamento che le approverà.

Con ossequio

Firmato