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martedì 23 febbraio 2016

“Documento con proposte di linee guida per i bandi dei gruppi socio-educativi”

Dopo il disastroso bando dello scorso anno per i servizi socio-educativi del Comune di Bologna abbiamo deciso di informarci, studiare e lavorare a questo documento in cui presentiamo il punto di vista degli educatori che lavorano direttamente in tali servizi.
Siamo partiti da alcune semplici domande: Come vorremmo che fossero questi servizi? Cosa serve perché siano dei servizi efficienti? Come dovrebbe contenere un bando?
Per rispondere a queste domande abbiamo cercato di comprendere il funzionamento, anche dal punto di vista economico, di un bando di gara.
Il documento è stato pensato nello specifico per i socio-educativi di Bologna ma può servire da spunto per i bandi di molti servizi educativi anche in altre città.
Qua questo link potete scaricare il documento in Pdf: https://retenazionaleoperatorisociali.noblogs.org/post/2016/02/22/proposta-documento-per-le-linee-guida-socio-educativi/

Link audio per approfondimento: https://soundcloud.com/radiokairos/signore-e-signori-il-welfare-e-sparito-20160112

giovedì 18 febbraio 2016

LEGGE 2656 IORI: UNA STRADA PER GLI EDUCATORI SENZA TITOLO.

Gli ultimi aggiornamenti alla proposta di legge Iori 2656, insieme a elementi inaspettati e positivi, come la convergenza del curriculum di scienze della formazione e quella di medicina e chirurgia verso un’unica figura professionale, riportano anche alcune scelte fatte rispetto alle norme transitorie. Tali norme prevedono l’attivazione di un corso universitario di almeno un anno, a frequenza diretta o formazione a distanza, a cui potranno accedere o gli educatori inquadrati in ruoli di amministrazione pubblica, o operatori avente almeno 3 anni di attività educativa, anche non continuativa. La certificazione del possesso di tali requisiti sarà dimostrata da una dichiarazione del datore di lavoro o da un’autocertificazione dell’interessato. Alla fine di tale percorso facoltativo, coloro che lo porteranno a termine acquisiranno la qualifica di educatore professionale. Quindi, si presuppone leggendo il resto della proposta di legge, saranno inquadrati nel livello D2 del contratto collettivo nazionale delle cooperative sociali e potranno partecipare a concorsi pubblici richiedenti la qualifica di educatore professionale. Certo questa è una strada, è possibile riconoscere in essa un diretto rispetto della legge 42/99 (art.4, comma 2). Certamente crea soddisfazione l’essere riusciti, con delle pressioni in varie sedi istituzionali e non, a portare all’attenzione nazionale la questione spinosa di decine di migliaia di educatori non riconosciuti nella loro professionalità. L’apertura di un percorso dedicato unicamente a questi ultimi è senza dubbio un passo molto importante e decisivo.
Inizialmente gli Educatori Uniti contro i tagli e la Rete Nazionale ReNOS avevano presentato una proposta diversa. Si trattava di un percorso di transizione studiato per garantire una sostenibilità totale ad un mondo professionalizzato non riconosciuto ma con lunga esperienza. Una realtà composta in maggior parte da lavoratrici donne, spesso con famiglia e magari figli, percepenti quando va bene uno stipendio di poco più di mille euro al mese. Un riconoscimento definitivo e dovuto, che rendesse conto soltanto del merito, dell’etica professionale e dei bisogni del mondo del lavoro. C’è da dire che tale proposta è stata ascoltata parzialmente. L’eventuale attivazione di un corso universitario suddetto porta gli Educatori Uniti contro i tagli a porre alcune domande, alle quali c’è bisogno di una risposta immediata.
La proposta di un corso, a carattere facoltativo viene detto, apre ad alcuni rischi. Innanzitutto la possibilità di scegliere di frequentare il percorso non scongiura il pericolo che si crei, in maniera ancora più netta, la dicotomia tanto scongiurata tra operatore di serie A e operatore di serie B – ovvero coloro che sceglierebbero di non frequentare il corso, scelta comprensibile nel caso in cui non risulti sostenibile – che farebbe solo male ad un’identità professionale ancora assai fragile. La regolarizzazione, il punto zero deve essere generalizzato ed elemento chiaramente imprescindibile per lo svolgimento della professione. Inoltre un rischio ancora più grave è che l’onere economico ricada sulle spalle del singolo operatore che decida di svolgerlo. Questo sarebbe l’ennesimo accanimento su operatori non riconosciuti e sottopagati e renderebbe valida la scelta di non frequentare il corso, con la relativa esclusione dal mondo del lavoro educativo. Ciò non deve accadere e ci sono modi affinché non avvenga. Esistono fondi a cui potersi rivolgere, europei, regionali, c’è la formazione continua, le cui ore potrebbero riconosciute all’interno di tale percorso e essere utilizzate per coprire parte dell’onere economico.
Ci si augura che la legge Iori non sia l’ennesima legge italiana che fa pagare alla base, ai cittadini, ai lavoratori il prezzo di anni di cattiva gestione, di mancanza di regolamentazione, di illegittimità, di sprechi. Si chiede che non sia l’ennesima manovra fatta sulle spalle, sulla fatica e sul sangue delle persone, caricata su chi, con mille euro al mese, mette in atto sacrifici quotidiani per poter sostenere semplicemente la propria sussistenza. Questi sono elementi che non possono essere considerati secondari, in particolare di chi ha il compito di decidere attraverso quali strada far crescere il paese.
Non bastano discorsi sulla detraibilità, che alleggerirebbe solo molto parzialmente l’onere economico. Chi pagherà questo corso? Se non ci sarà presto una risposta convincente a questa domanda, questa proposta di norme transitoria rischia di non risultare accettabile agli occhi di chi lavora.

Link audio per approfondimento: https://soundcloud.com/radiokairos/signore-e-signori-il-welfare-e-sparito-20160223


Educatori Uniti contro i tagli

giovedì 11 febbraio 2016

"PROPOSTA di LINEE GUIDA" per la progettazione di bandi di gara di servizi educativi per minori.

PREMESSA

L’iniziativa di redigere delle linee guida per la progettazione di bandi di gara di servizi educativi per minori nasce dall'esigenza, constatata dagli operatori attivi sul territorio, di riflettere sulla qualità dei servizi offerti.
Dall’analisi degli ultimi bandi di gara emerge chiaro il rischio che vadano smarriti alcuni elementi fondamentali e fondanti la logica del Welfare. Gare basate sul massimo ribasso o sull’offerta economica più vantaggiosa implicano formule e calcoli complessi da decifrare, che non solo non facilitano il rispetto del principio di trasparenza, ma, di fatto, mettono il fattore finanziario al centro del sistema dei servizi, posizione che dovrebbe invece essere occupata dalle persona stessa. Una persona non più vissuta come utente passivo assistito dal sistema, ma come potenziale portatrice di risorse e ricchezza.
La riduzione dell'assegnazione di servizi rivolti a minori ad un puro calcolo matematico e a complicate equazioni porta irrimediabilmente a cambiare la lente attraverso cui l’ente pubblico, erogatore di servizi, guarda la persona e il cittadino. Giustificando tutto con motivazioni economiche riguardanti la scarsità di risorse, si perde di vista l’importanza sociale del prendersi cura dell'inclusione (dalla prevenzione all'emarginazione sociale), della diversità come potenzialità, del benessere individuale e collettivo.
Dal 2008 il sistema economico, a livello nazionale ed europeo, è in crisi. Ma i tagli fatti a scapito delle persone più vulnerabili e, in primis, dei minori, portano ad una crisi sociale ben maggiore e più onerosa della stessa crisi economica. Persino in una logica del risparmio di risorse economiche risulta evidente la convenienza che si ha nella prevenzione, piuttosto che nell'attendere il rivelarsi dell'episodio emergenziale, la cui successiva risoluzione implica costi esponenzialmente maggiori. Questo atteggiamento, che si riverbera su bandi e avvisi pubblici, rischia di smantellare giorno dopo giorno un sistema di servizi locali, costruito in anni di sperimentazioni, competenze, conoscenze e lavoro di rete e per decenni fiore all’occhiello della città di Bologna.

Il documento che segue illustra alcuni punti che gli operatori e le operatrici del settore ritengono imprescindibili e vuole essere, prima di tutto, un’occasione per riflettere sull’effettiva qualità ed efficienza del sistema dei servizi alla persona della città di Bologna e di tutta la provincia.
Ci si augura che tali specifiche tecniche vengano prese in considerazione dall'amministrazione aggiudicatrice, con la speranza che ciò contribuisca a realizzare un auspicabile sistema di coprogettazione, di incontro tra la presa in carico del servizio pubblico e di quello privato, che possa ridare voce al territorio, alla cittadinanza e ai lavoratori nell'organizzazione e gestione dei servizi alla persona. Come insegna la storia dei servizi a Bologna, ascoltando le esigenze e le proposte dal basso si può portare il Welfare ad essere esempio non soltanto nazionale, ma europeo.

P.s: a breve troverete documento sui nostri social media.

giovedì 4 febbraio 2016

NOSTRA RISPOSTA BOZZA COMMA ON. VANNA IORI.

Legge 2656 (Iori) Desidero informarvi che, a fronte di alcune preoccupazioni che mi sono pervenute, sono state apportate modifiche al testo base per rispondere alle diverse sollecitazioni. Il testo è ancora in discussione in commissione. In particolare ci tengo a segnalare che, questa è la bozza di comma che ho proposto ad integrazione delle norme transitorie: "Le disposizioni della presente legge non sono titolo per risolvere o modificare unilateralmente in senso sfavorevole per il prestatore rapporti di lavoro in corso alla data di entrata di vigore della presente legge."

Abbiamo accolto con interesse la nota suddetta dell’On. Iori, che informa della bozza di comma da aggiungere al testo base della proposta di legge 2656. Crediamo che sia un primo passo importante e doveroso sulla strada del riconoscimento dei diritti e della professionalità degli educatori, nella totalità della loro categoria. Tuttavia non è abbastanza. La paura forte non è, dopo anni di servizio sul territorio e di competenze spese nella costruzione e nella gestione dei servizi, che i datori di lavoro, e parliamo principalmente del settore del privato sociale, lascino improvvisamente senza lavoro un numero per nulla irrilevante di educatori ed operatori del settore educativo. Bensì il rischio fondato sta più in alto, laddove l’ente pubblico appaltante, nella sua arbitrarietà decisionale, presenti nei bandi di gara la richiesta di operatori che abbiano come criterio imprescindibile quello del possesso del titolo specifico, come già sempre più avviene. Il timore è che questo possa avvenire in maniera totalizzante dopo l’eventuale approvazione della legge, lasciando improvvisamente un cifra assolutamente importante di educatori, esperti e competenti, nel rischio concreto di perdere il proprio lavoro. Inoltre, pur nella volontà di difendere la continuità sul servizio, la stessa problematica si presenterebbe nel caso frequente e inevitabile del termine di un servizio in atto, nel momento in cui l’operatore debba essere ricollocato.
Serve qualcosa che tuteli e valorizzi i lavoratori del sociale e insieme a loro la qualità alta dei servizi che hanno contribuito a creare e mantenere. Serve un elemento che, in una un legge che inquadra l’educatore all’interno di un percorso formativo definito e unico, permetta il riconoscimento della professionalità di chi per anni sul campo ha speso il proprio valore per il benessere sociale alla pari di tale percorso.

Gli Educatori Uniti contro i tagli ribadiscono ancora una volta la loro disponibilità al dialogo e alla collaborazione, coscienti di rappresentare la voce che sale dal basso.  

giovedì 24 dicembre 2015

BUONE FESTE DAGLI EDUCATORI UNITI CONTRO I TAGLI

Buone Feste caro vecchio welfare. Nessuno più di te ha bisogno di un augurio sincero. Anche durante l’anno che va finendo non è che ti abbiano trattato tanto bene. Questa mania di tagliuzzarti un po’ dappertutto proprio non la perdono lassù in alto, nelle stanze dove si decide. Ma noi educatori siamo gente per bene, e allora buone feste anche a quelli che decidono. Sperando che si ricordino di tanto in tanto che di protezione e difese abbiamo bisogno tutti e che basta un nonnulla, una semplice capriola del destino, per passare dalla parte di chi ha bisogno.
Nel frattempo, la nostra città è crollata all’ultimo posto nelle graduatorie nazionali sulla sicurezza e allora auguri anche ai responsabili della sicurezza a Bologna, sperando che tra un decreto di sgombero e l’altro, trovino anche il tempo di occuparsi della nostra tranquillità.
Ma buone feste soprattutto a tutti quelli che stanno cercando un lavoro, una casa, una cura, a tutti quelli che hanno un bisogno. Avere bisogno è diventata la vergogna del nostro tempo, eppure è la condizione umana più naturale, quella cui nessuno si può sottrarre in ogni giorno della sua esistenza. Noi non abbiamo vergogna di aver bisogno. E continueremo anche nel 2016 a difendere l’esistenza dei mestieri in cui “ci si prende cura degli altri”. Lo faremo insieme ai tanti colleghi che a Bologna e nel resto del paese non si rassegnano all’idea di una società così diseguale, così precaria, così triste.
Buone feste a tutti loro, buone feste a tutti noi.

Educatori uniti contro i tagli



mercoledì 9 dicembre 2015

NOSTRA NOTA DI RISPOSTA A CHI CI MUOVE CRITICHE INFONDATE DAL WEB.

In giro, sul web e non, troviamo spesso articoli o commenti che ci portano a ragionare sull’essenza del nostro lavoro, o almeno su quella che noi pensiamo dovrebbe essere.
Si tratta infatti di un lavoro, il nostro, con le persone, spesso in condizioni di fragilità e debolezza, che rendono dunque necessari una serie di strumenti molto complessi da apprendere e da maneggiare, perché riguardano l’essere umano stesso, sia quello nel ruolo – provvisorio – di “supportante”, sia quello nel ruolo di “supportato”. È una professione di attenzione e analisi, un lento lavoro di emozioni e valutazioni costante. È anche, cosa molto importante, un lavoro di parola, in quanto universale e primo tramite di relazione e in quanto strumento di rappresentazione simbolica della nostra posizione rispetto all’altro e rispetto al mondo. Attraverso la parola, infatti, veicoliamo le nostre sensazioni ed emozioni, stabiliamo il punto in cui ci troviamo rispetto alle persone e alle tematiche, che nel nostro caso riguardano l’educazione e la crescita, definiamo un atteggiamento. La parola rappresenta una tendenza, un’indole della persona che la produce.
Ancora una volta ci siamo scontrati contro parole che ci sconcertano. Sono espressioni di rancore, di aggressività e di astio, pronunciate da persone che si proclamano esperte e che si assegnano una posizione di rilievo. Non sono rivolte alla difesa del Welfare e del nostro mondo professionale, contro le spinte forti allo smantellamento e alla mistificazione, ma sono scritte e lanciate all’interno stesso del mondo dell’educazione, contro persone che svolgono il lavoro dell’educatore da tempo (si legge “vadano a fare il loro lavoro”, ma il proprio lavoro non è appunto quello che si sta svolgendo da anni? Lavoro in cui c’è stata assunzione legittima da parte di enti pubblici e privati?). Si parla di abusivismo, si incita alla caccia alle streghe, alla guerra tra poveri, si cerca di aizzare gli educatori gli uni contro gli altri, si spinge alla rabbia, al rancore, allo scontro all’interno di una categoria professionale già fragilissima e quasi evanescente, dove l’unione rappresenterebbe l’unica opportunità di tutela e di spinta verso la legittima e giusta valorizzazione della nostra professionalità. Queste parole, scagliate a caso in momenti di frustrazione e collera nello stesso ambito dell’educazione, definiscono da sole la semantica a cui appartengono, e con essa l’atteggiamento e l’indole.
Noi Educatori Uniti contro i Tagli – e nel nostro nome, a leggerlo bene, è già presente uno degli obiettivi e interessi comuni a tutto il mondo educativo, attorno a cui unirsi e per cui muoversi insieme – crediamo che l’educazione sia qualcosa che dovrebbe riempirsi di parole, e quindi valori, nell’ambito dell’inclusione, dell’accoglienza, dell’accettazione e della crescita individuale e comune e rifiutiamo nettamente i loro opposti, contrari e negativi. Ci chiediamo dunque: hanno davvero un qualche tipo di valore, e quindi diritto di essere, l’aggressività, la collera, l’espulsività e dunque la paura nel mondo dell’educazione? Vanno ascoltati coloro che le esprimono quotidianamente, che ne hanno fatto verbo assoluto e unica modalità comunicativa, magari in una prosastica e venale campagna di associamento e proselitismo? Va dato loro peso? Oppure, laddove rifiutino in più occasioni il dialogo, vanno ignorati, oscurati e isolati?
Sig. Prisciandaro, lei manda con leggerezza migliaia di persona a fare il loro lavoro, che già svolgono positivamente da anni d’altronde. Se questo è il suo di lavoro, ovvero quello di spargere rancore e aggressività, di disunire, di attaccare debolmente e strumentalizzare in nome di una campagna abbonamenti scevra di contenuto, le auguriamo buona fortuna, laddove voglia malauguratamente continuare a perdere il suo tempo in questo modo, noi abbiamo cose più importanti e significative di cui occuparci. Almeno si accorga però, quando pesca a caso da internet e comincia a sentenziare scriteriatamente, che sta parlando di battaglie che hanno già ottenuto risultati e successo.
Visto inoltre il periodo dell’anno e dato che, anche se senza titolo, siamo dotati di grande correttezza e buona educazione, le auguriamo un Buon Natale.
Educatori Uniti Contro i Tagli


martedì 24 novembre 2015

Sabato 28 novembre alla "Festa dell'orgoglio educativo" ore 20:30 al TPO (Bologna), proiezione in anteprima del documentario "MUOS STORY".

Sabato 28 novembre alla "Festa dell'orgoglio educativo" ore 20:30 al TPO (Bologna), proiezione in anteprima del documentario "MUOS STORY" con presentazione dell'autore Guglielmo Panebianco.
"Muostory è un documentario che descrive i settant'anni di occupazione americana dell’Isola. Comincia con l'operazione Husky, che da inizio alla svendita del territorio siciliano, e incastra come pezzi di un mosaico i momenti più salienti della storia siciliana: il ruolo avuto da Lucky Luciano nell’invasione statunitense, la strage di Portella della Ginestra, il caso Mattei, l’omicidio di Kennedy per finire con la guerra in Afghanistan e in Iraq.
Un viaggio attraverso la storia e gli uomini che hanno segnato il destino della Sicilia, trasformata in avamposto di guerra grazie alle numerose Basi militari Statunitensi , sorte nel dopoguerra e sparse in tutta l'isola.
Il documentario fa palese la differenza fra le guerre di allora e quelle di oggi. Non mutano gli obiettivi, ma le modalità. Oggi assistiamo alle c.d. “guerre disumanizzate”, quella dei Droni e delle tempeste elettromagnetiche e psicotroniche. Il Muos a Niscemi, ne è un esempio. Dalla Sicilia si consentirà al complesso bellico industriale Americano di continuare a dominare l'intero pianeta e le sue risorse.
Muostory ricostruisce la storia della lotta che i cittadini conducono giorno dopo giorno da diversi anni contro l’istallazione Muos. Non esitando a svelare le complicità politiche, le infiltrazioni mafiose e massoniche, nonché i pericolosi rischi per la salute e l'ambiente di un territorio già fortemente martoriato da diverse forme d'inquinamento."

venerdì 6 novembre 2015

"FESTA DELL'ORGOGLIO EDUCATIVO - NO CUT PARTY 7" Sabato 28 novembre al TPO Bologna dalle ore 20:00.

Siamo giunti alla settima edizione della nostra festa di autofinanziamento, sperando di riuscire a proporre sempre una situazione ideale per fare festa, per ascoltare musica, per divertirsi, mangiare e bere birra (vino o altro)...e anche per ritagliarci uno spazio di dialogo, di incontro e di confronto.
Vi aspettiamo numerosi!!!
dalle ore 20 - aperitivo con stuzzichini
alle ore 20.30 - proiezione in anteprima a Bologna del documentario "No Mous Story". Sarà presente l'autore Guglielmo Panebianco
Concerti live dalle ore 22.30
- Marco Martucci e Band
- "Eh?"
- Special guest: CUT
...a seguire Dj set con Dj Magma e Dj Rox
Ingresso 3 Euro.
Segnaliamo:
Sabato 21 novembre dalle ore 19 al Vag61 (Bologna), Aperitivo di Autofinanziamento della Rete Educatori ed Educatrici Bologna.

lunedì 2 novembre 2015

"La nostra città sgomberata e triste?". Articolo ripreso dal sito Radiokairos.it

La nostra città sgomberata e triste?



Ancor più della crudeltà, dell’azione di sgombero dell’ex Telecom colpisce la sua gratuità. Lo sappiamo tutti: quel palazzone da pochi giorni riconsegnato al degrado e alla rovina rimarrà lì per anni, vuoto e inutilizzato. Che bel progresso: lo stato d’abbandono al posto dello stato sociale. E un costo altissimo per la città, in termini economici e di convivenza civile.
Lì vicino, a poche decine di metri, un altro non luogo: i bio-palazzoni con rifiniture d’alta qualità da redistribuire a ciò che resta della borghesia bottegaia di questa città, l’intento patetico di riqualificare l’area dell’ex mercato ortofrutticolo riconvertendo verso l’alto la classe sociale residente alla Bolognina. Sono ancora quasi tutti vuoti quegli appartamenti, invenduti, le strade che dovrebbero farli comunicare tra di loro non sono ancora state completate. In mezzo a tutto questo squallore fa quasi tenerezza il colosso di vetro del liber paradisus, mortificato per l’ennesima volta dalle forzature degli altri, ben più forti, poteri che oggi governano la nostra città, davanti ai quali ormai non riesce a far altro che chinare la testa.
Quel giorno sotto il palazzone della vergogna, in mezzo ai trecento che solidarizzavano con gli occupanti, c’eravamo anche noi, educatori e assistenti sociali, quelli su cui ricadrà il peso di dover provare a tirar fuori qualcosa dalle macerie generate da questo scempio della ragione. D’altra parte, ormai da tempo la Procura della Repubblica è diventata la nostra reale committenza, quella che determina gli indirizzi dei servizi sociali cittadini. Caterina, che all’interno dell’ex Telecom conduceva laboratori espressivi per aiutare tutti quei bambini a gestire la loro inevitabile impetuosità, gli occhi puntati verso gli occupanti sul tetto, mi ripeteva sconsolata che ci vorranno anni, e forse non basteranno, per compensare gli effetti devastanti che un atto così brutale e violento avrà sulla formazione della personalità di minori in una fase così delicata della loro crescita. Che favore immenso e inatteso per i predicatori della sovversione islamista, la nostra stupida cecità ingrossa continuamente il loro patrimonio di odio anti-occidentale.
A chi obietta che tra gli occupanti ci sia stato un uso strumentale dei bambini in chiave anti sgombero, che molti non avevano accettato in precedenza la collaborazione dei servizi per trovare soluzioni abitative alternative, è sin troppo semplice rispondere che il problema non può essere il nostro giudizio valoriale sui metri di misura per disperazioni così acute. Il problema non sono loro, siamo noi, cosa siamo noi, cosa siamo diventati. Una massa informe di cittadini spaventati che sperano passi la bufera: via, tratteniamo il respiro che poi tutto tornerà come prima. Ma nulla tornerà più come prima: le masse che si spostano non sono un’emergenza del nostro tempo, sono il nostro tempo.
Almeno se ne accorgesse la politica, ma pare proprio lei la prima vittima di tutta quest’esplosione di muscoli e brutalità, di prepotenza e ingiustizia sociale. Eppure basterebbe poco per trasformare questa indifferenza ostile in accoglienza, basterebbe non individuare in tutte le esperienze organizzative d’inclusione sociale che con enorme fatica sbocciano dal basso, dei nemici da abbattere come birilli ma aiutarle a diventare forza propulsiva, elemento di contagio per una città più equa e solidale. Basterebbe creare sul territorio luoghi di esistenza transitoria degna per tutte queste genti di passaggio, spazi dotati dei servizi fondamentali, piccole abitazioni prefabbricate mono famigliari (e superare finalmente l’orrore delle famiglie divise dopo lo sfratto: la madre con i minori in albergo, il padre il più delle volte in macchina, la condizione di fragile precarietà che da passeggera diventa permanente tra il menefreghismo degli ipocriti adulatori dei vari family day). Basterebbe rispondere all’unica domanda che di fronte a questi fatti ha senso farsi: esiste ancora il diritto all’esistenza? Esistenza reale, culturale, politica, come dimostra la scia di repressione che in pochissimi giorni da Atlantide, passando da Via Solferino, è arrivata fino in Via Fioravanti e poi chissà dove.
Alla recente assemblea a @Labas mi ha colpito in particolare l’intervento di un giovane attivista della caserma occupata di via Orfeo. Mi ha colpito la sua autenticità, quella di chi con sincera incredulità s’interroga sulle ragioni del possibile imminente sgombero di un luogo in cui, insieme ai suoi compagni, ha “creato un laboratorio di bio-pizza, uno spazio educativo per i bimbi del quartiere,il mercato di Campi Aperti a chilometro zero e soprattutto una pratica attiva di relazioni umane positive e socializzanti”. Mi ha fatto male ascoltare quel ragazzo. Mi ha ricordato che molti di noi , ormai sopra ai cinquanta, hanno assimilato la sconfitta come orizzonte probabile delle loro lotte: per noi lo sgombero di un luogo occupato alla fin fine è inevitabile perché è così che da sempre succede, ricominciare ogni volta è nell’ordine normale delle cose, “quando avevamo trovato tutte le risposte ci hanno cambiato tutte le domande” stava scritto sopra un muro di Quito negli anni settanta. Per quel ragazzo non è così, per lui uno sgombero si può, si deve evitare, una lotta giusta si può, si deve vincere. E’ la forza della sua spontaneità che ci manca, quello di cui abbiamo bisogno. Bravo ragazzo: questa volta ricominciamo da te.

Paolo Coceancig della nostra tramissione “Signore e signori il welfare è sparito”.