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martedì 25 marzo 2014

RESOCONTO DI UNA STORIA CON LE GAMBE. 4° incontro Nazionale della Rete Operatori Sociali a Napoli.


Napoli è una città splendida.
La Rete Nazionale degli Operatori Sociali non poteva scegliere location migliore per il 4° incontro nazionale: i colori nei vicoli dei quartieri spagnoli, le pescherie, il caffè buono e le zeppole. E poi la gente. Gente ovunque nelle strade fino a tarda notte che parla, passeggia, fa musica. Ma il luogo è speciale sopratutto perchè è a sud. All’incontro c’erano anche rappresentanti degli assistenti all’igiene come  Giorgia dello slai cobas di Palermo e Gianmaria delegato USI di Roma che lavora in una cooperativa di tipo B.. Gianmaria spiega così l’assenza fino ad ora di realtà romane all’interno della Rete: “come in altri settori scontiamo un problema generale di poco interesse da parte dei nostri colleghi che ancora non capiscono la necessità di organizzarsi sui posti di lavoro se non su esigenze specifiche come i ritardi di pagamento. Inoltre oggi a Roma viviamo una situazione particolare;  le cooperative  hanno costituito il Roma Social Pride (romasocialpride.wordpress.com ). Sono le dirigenze che lo hanno voluto e lavorano quasi esclusivamente sui finanziamenti e su come devono avvenire i pagamenti che è sicuramtne una parte importante,  ma molti colleghi si mobilitano solo quando i dirigienti danno loro le indicazioni di muoversi e non riescono a organizzarsi sulla spinta dei loro bisogni”.
Napoli è anche la città in cui chi lavora nel sociale non prende uno stipendio che si dica tale da mesi, alcuni da un anno. Per vivere ci si arrangia. Un lavoretto da cameriere il fine settimana, stare in casa con i genitori perchè un appartamento è un lusso che non ti puoi permettere, vivere con la paura che ti prende quando a 30 anni non vedi nessuna prospettiva di miglioramento.
L’incontro del 15 marzo 2014 è servito anche a raccontare queste storie oltre a discutere sulle integrazioni alla piattaforma e rendersi conto che la precarietà è vissuta a nord come a sud. Ma la realtà napoletana doveva essere raccontata. “C’era la necessità di guardarci in faccia e ascoltare gli accenti!” ha detto GennySociale della Rete Operatori Sociali Napoli. Sulla stessa scia anche Valeria della Rete Op. Soc. Monza ” dopo le discussioni in rete era importante dialogare e integrare meglio le questioni. Serviva fare una sentesi perchè la situazione italiana è complessa” e aggiunge “Si pensi al fatto che ci sono delle leggi Nazionali come ad esempio la legge 328, che però non sono attuate perchè le Regioni si sono dotate di regolamenti regionali.” E di tutta la complessità italiana sicuramente Napoli ne è un chiaro esempio.
Sul blog della Rete (retenazionaleoperatorisociali.noblogs.org) si trova il contributo Napoletano, pubblicato settimane prima dell’incontro nazionale,  in cui emergono le critiche alla piattaforma. Sostanzialmente esse si riferiscono alla questione della richiesta di rifinanziamento del fondo nazionale alle politiche sociali, ritenuta dalla rete Napoletana preponderante rispetto alla questione della tutela dei lavoratori attraverso il rispetto del CCLN e delle regole legali e contrattuali. Altra riflessione viene richiesta circa la necessità di specificare meglio la diversità tra privatizzazioni e esternalizzazioni, questione che apre la riflessione sul sistema cooperativistico e su cosa significa oggi fare una battaglia affichè il welfare rimanga pubblico.
La revisione della Piattaforma Nazionale degli Operatori Sociali oltre a veder arricchite le parti di cui dicevamo sopra ospiterà un punto sul Reddito di Base e un approfondimento sui Liveas (Livelli essenziali di assistenza sociale).
Insomma  i diversi coordinamenti territoriali avranno da lavorare se vorranno essere pronti per la prima uscita comune a livello nazionale della Piattaforma fissata per il  1° Maggio.
E non ci sono dubbi che ci riusciranno. GennySociale sostiene infatti che anche se il coordinamento ” deve lavorare ancora su alcune questioni,  stiamo camminando su un percorso comune e abbiamo tutti quanti il desiderio che questa storia abbia gambe e non si esaurisca solo nelle vertenze locali ma che abbia un respiro nazionale. Dobbiamo fare in modo che attraverso modalità differenti si ponga in essere una riflessione sulle politiche sociali. La questione è politica e deve essere portata nei posti decisionali come a Roma dove vorremmo arrivare per consegnare la piattaforma al nuovo ministero alle politiche sociali”.
Ma di questo se ne parlerà più avanti, per ora aspettiamoci di vedere gli operatori del sociale nelle piazze d’Italia, il 1° maggio e non solo mentre sono già in ballottaggio Venezia e Genova per il 5° incontro Nazionale della Rete a giugno. Fervono anche i preparativi per due mega eventi per raccogliere fondi al fine di sostenere i lavoratori che andrebbero agli incontri ma non possono permetterselo.
All’incontro erano presenti:
Comitato Indignato o.s.s. Venezia, Educatoricontroitagli Bologna, Educatorisenzadiritti Monza, Operatori Sociali Milano, Operatori Sociali delegato Cub Torino, Collettivo Operatori Sociali Non Dormienti Torino, Salvailsociale Genova, Collettivo degli Operatori del Sociale  Napoli, Assistenti all’igiene delegati Slai Cobas Palermo, Comitato Art.38 Verbania, Lavoratori coop. tipo B delegato Usi Roma, Operatori Sociali Usb Firenze, Comitato art. 3 Napoli, Operatori sociali Napoli delegato Cgil,  Napoli Sociale Spa delegata Usb.
Per restare in contatto, partecipare e diffondere:
Blog: retenazionaleoperatorisociali.noblogs.org
FB: Rete Nazionale Operatori Sociali
Per ascoltare le interviste di questo articolo: https://soundcloud.com/radiokairos/podcast-signore-e-signori-2
Per ascoltare lo streaming dell’ incontro: http://www.inventati.org/radiodimassa/

giovedì 6 marzo 2014

TRE ANNI DI COORDINAMENTO DEGLI "EDUCATORI CONTRO I TAGLI".


Tre anni di coordinamento degli “Educatori contro i tagli”


Harry: Stavo pensando a una cosa che mi ha detto Silente.
Hermione: Che cosa?
Harry: Anche se ci aspetta una lotta dura noi abbiamo qualcosa che Voldemort non ha.
Ron:  Cioè?
Harry: Qualcosa per cui vale lottare…

(dialogo dal film “Harry Potter e l’ordine della Fenice”)

Siamo ancora qui, chi l’avrebbe mai detto. Siamo nati a Casalecchio, stanchi di delegare ad altri, fossero anche le sigle sindacali più amiche, la difesa del nostro lavoro, la rivendicazione dei nostri diritti e dei diritti delle persone cui il nostro lavoro si rivolge. Non potevamo più rinviare la necessità di aprire nuovi spazi per far sentire la nostra voce dissonante rispetto alle politiche di ridimensionamento del welfare che politici e amministratori di quel distretto ci rifilavano come inevitabili, indicando in noi e nei cittadini cui rivolgevamo i nostri servizi gli agnelli sacrificali al dio bilancio, penultimi e ultimi insieme nella stessa barca da affondare. E come tutte le cose che rifiutano l’immobilismo dell’autocelebrazione, siamo cresciuti e siamo cambiati. Fedeli al detto che a essere giovani s'impara da vecchi, non abbiamo alzato bandiera bianca quando la spinta propulsiva di quella lotta, com’è nell’ordine delle cose, si è attenuata. Ma abbiamo cercato altro. Innanzitutto allargando i nostri confini, uscendo dal distretto, guardando ad altri territori e ad altre lotte, certi come siamo che la perdita di un diritto di un collega di Napoli o di Varese è la perdita di un nostro diritto. La ricerca di nuovi terreni comunicativi per metterci in rete con il mondo purtroppo ancora così disgregato e frammentario delle realtà sociali di lotta nel paese,  ci ha portato alla creazione di un blog e di un profilo facebook. Gli amici, i compagni di Radio Kairos ci hanno poi offerto lo spazio per la realizzazione della trasmissione “Signori e signore il welfare è sparito!”.  Tutto questo ci ha convertiti in un punto di riferimento mediatico per tutti quelli che di welfare vivono, per tutti quelli che di poco welfare muoiono. Punto di riferimento nostro, costruito e gestito solamente da educatori, da chi ogni giorno opera sul territorio, da chi vive sulla propria pelle le ferite che i tagli dissennati ai servizi producono quotidianamente, da chi convive con la sofferenza di chi non ha diritto di parola, di chi non ha parola. Abbiamo visto nascere su altri territori esperienze simili, da Genova a Reggio Calabria, da Venezia a Napoli, un unico grido di resistenza contro l’apparente ineluttabilità di una cultura del diritto che abdica, lasciando il posto allo stato sociale dell’elemosina, all’outlet della beneficienza. Ecco la nostra attuale ambizione, il fioretto per il nostro terzo compleanno: vorremmo che tutto il nostro mondo, educatori, OSS, assistenti sociali, genitori, associazioni, utenti, pazienti, amministratori, politici, cittadini dimenticati da uomini e leggi, chiunque si occupi di servizi alla persona, di relazioni, di civiltà,  occupasse fisicamente e mentalmente gli spazi che come coordinamento degli “Educatori contro i tagli” abbiamo creato e li riempisse di proteste, proposte o anche solo delle riflessioni. Noi siamo qui. Comunque andrà a finire noi continuiamo a stare qui. Il tempo di soffiare sulle tre candeline e ripartiamo. Non abbiamo ancora smesso di sperare di diventare grandi.

Il coordinamento degli “Educatori contro i tagli”



mercoledì 5 marzo 2014

RETE NAZIONALE OPERATORI SOCIALI: LA PIATTAFORMA E I SOCIAL MEDIA.

Siamo lavoratori e lavoratrici del sociale (assistenti sociali, educatori, oss, psicologi, etc.). Lavoriamo in servizi e progetti educativi, riabilitativi e di sostegno in Servizi rivolti a persone in difficoltà (anziani, disabili, minori, persone con disagi psichici, persone con problemi di dipendenze, adulti in difficoltà, etc). Svolgiamo la nostra attività nell'ambito del sistema organizzato delle risorse sociali, a favore di individui, gruppi e famiglie, per prevenire e risolvere situazioni di bisogno.

Abbiamo costituito, in moltissime città italiane, forme di auto-organizzazione dal basso: sindacati di base, coordinamenti, collettivi per difendere la dignità, la stabilità, la professionalità, i diritti e il senso del nostro lavoro contro le politiche che negli ultimi anni hanno attaccato lo Stato Sociale, creando su vasta scala e a cascata, profondo disagio.

Abbiamo deciso di costituire un Coordinamento Nazionale di gruppi, realtà collettive, singoli lavoratrici/tori e delegati di base aperto, democratico e multiforme per coordinare le nostre iniziative fino ad arrivare, attraverso un percorso senza steccati, progressivo e inclusivo ad una dimensione organizzativa nazionale rispettosa delle reciproche differenze, capace di integrare tra loro le esperienze locali, che ci permetta di contestare efficacemente queste politiche.
Affermiamo il bisogno di un'azione che vada oltre la classica vertenza sindacale rispettando chi si impegna in un'azione sindacale autentica, solidale, forte e combattiva che oggi quasi ovunque manca, una azione sindacale capace di far rispettare i diritti che ormai sembrano una cosa del passato, calpestata da tutti.

Affermiamo il bisogno di una azione sindacale autentica, solidale, forte e combattiva che oggi quasi ovunque manca, una azione sindacale capace di far rispettare i diritti che ormai sembrano una cosa del passato, calpestata da tutti.

Piattaforma versione integrale della Rete Nazionale Operatori Sociali: http://retenazionaleoperatorisociali.tumblr.com/

Piattaforma versione semplificata: http://retenazionaleoperatorisociali.noblogs.org/

sabato 8 febbraio 2014

POSTIAMO ARTICOLO "NUOVE FORME DI CONTROLLO SOCIALE. LA DISOCCUPAZIONE COME MALATTIA" DI PAOLO COCEANGIG

Nuove forme di controllo sociale. La disoccupazione come malattia


7 / 2 / 2014
di Paolo Coceancig*
Può capitare a tutti di trovarsi da un giorno all’altro in mezzo ad una strada, senza lavoro, senza prospettive, il futuro uno sfondo nero su cui catapultare un inutile pressapochismo esistenziale. In questi nostri schifosi tempi può capitare veramente a tutti. Tempi in cui lo svilimento degli ammortizzatori sociali istituzionali va di pari passo con l’esaurimento degli ultimi residui di quella cultura comunitaria che pur con tante difficoltà, sostenuta dalle due grandi forme del pensiero europeo (socialismo e cristianesimo sociale), aveva attraversato il nostro paese nella seconda metà del secolo precedente. Tempi moderni per dirla con Charlie Chaplin, tempi di macerie e di tormenti, di voucher, nero, cottimo e licenziamenti.
Quante balle ci hanno raccontato gli intransigenti liberisti di casa nostra, tutti bravi a pontificare all’interno di una fiumana di talk show costruiti su misura la loro lezioncina da pensiero unico dominante, la necessità salvifica della precarizzazione del lavoro: diventare tutti flessibili, ecco l’unica possibilità che ci avrebbe consentito di salvare i posti di lavoro. Sappiamo tutti com’è andata a finire: dopo la precarietà è arrivata la disoccupazione, signora e padrona di tutte le diseguaglianze. E con lei la disperazione e il vuoto che porta con sé.
In una recente intervista rilasciata ad Animazione Sociale, Zygmunt Bauman ci ha ricordato che “a differenza di quello che è accaduto un tempo con il proletariato tradizionale, le condizioni di precarietà non promuovono solidarietà”. In poche parole la precarietà non unisce, anzi, moltiplica la frammentazione sociale, alimenta gli individualismi e nutre gli egoismi. E l’unica speranza che si possa aprire un nuovo e differente capitolo nella storia dell’umanità, aggiunge il sociologo polacco, sono le sollevazioni spontanee dei vari indignados e occupy in giro per il mondo che reclamano con forza un nuovo umanesimo che riavvii una progettualità sociale con al centro i diritti della persona.
Le politiche istituzionali sembrano infatti battere in ritirata, abdicando al ruolo storico che la storia delle conquiste dei movimenti dei lavoratori in ambito di welfare europeo aveva loro assegnato durante il secolo precedente.
Quel che resta dello stato sociale continua a proporre interventi ormai obsoleti, modulati su ciò che non esiste più, l’antico e solido percorso di crescita individuale e sociale di fine novecento: famiglia, scuola dell’obbligo, lavoro a tempo indeterminato e nuova famiglia. Da tempo una borsa lavoro non è più un progetto formativo di crescita ma l’unica opportunità per portare a casa una pagnotta a fine giornata. La scuola serve ormai soltanto per accatastare precari a colpi di una supplenza settimanale alla volta e oggi senza quel famoso pezzo di carta probabilmente si trova lavoro anche prima.
Ma la perdita di lavoro spesso porta con sé una condanna più grave perfino dell’indigenza che ne deriva: la privazione dell’identità su cui ci si era costruiti la propria individualità, il proprio posto all’interno della società. All’incontro-seminario “Tra dipendenza e indipendenza.Consumi, consumi problematici e dipendenze con e senza sostanze” tenutosi in Ottobre presso la facoltà di Scienze della Formazione di Bologna, lo psicologo Roberto Pani ci ha spiegato bene qual è l’impatto sulla salute psichica che ne consegue: devastante. Isolamento, solitudine e vergogna diventano le uniche interpreti di giornate che si fanno sempre più lunghe e tutto questo disagio non può che manifestarsi con un aumento sproporzionato di depressioni, stati d’ansia, attacchi di panico e afflizioni d’ogni tipo. E’ in questo contesto che arriva dagli USA il DSM-5 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) che senza preoccuparsi troppo delle conseguenze a livello pratico, nella sostanza ingloba nel patologico qualsiasi comportamento emozionale umano. Peggio, è la condizione esistenziale o sociale del momento (anziano, adolescente, disoccupato, straniero, rifugiato…) che è già diagnosticata di per sé come patologica. Me se l’essere umano esiste in quanto essere relazionale, nelle rogne psichiche del singolo qualche responsabilità il contesto di sistema ce la dovrà pur avere! D’altra parte a chi perde un lavoro non si offrono altre opportunità occupazionali, o alla peggio un reddito minimo di cittadinanza ma sportine colme di blister di ansiolitici e antidepressivi.
La società che non ha risposte trasforma il disoccupato in malato e ingrassa l’unica industria che va alla grande in questi nostri tempi, quella del controllo sociale. Che a garantirlo siano le forze dell’ordine o le pasticche di sedativi, per chi comanda probabilmente è irrilevante. L’importante è che i disoccupati se ne stiano a casa loro, rincoglioniti e sfiduciati, lontani dalle tentazioni maligne del protagonismo di piazza e dai suoi sogni mai domi.

Per approfondimento, puntata di "Signori e signore il welfare è sparito!" del 28 gennaio 2014
Link audio: https://soundcloud.com/radiokairos/podcast-signore-e-signori-il-8

martedì 7 gennaio 2014

E' arrivato il 2014 e in molti comuni (Es: Bologna), i servizi educativi andranno in gara di appalto. Abbiamo bisogno del tuo sostegno per avere maggiori tutele e diritti. "DIAMO VALORE AL LAVORO EDUCATIVO".......firma, fai firmare, condividi e diffondi per raggiungere l'obiettivo delle 1000 firme. Grazie!

Perché è importante

Educatori uniti contro i tagli
Chiediamo agli abitanti della Provincia di Bologna di sottoscrivere, tramite una raccolta firme, le seguenti richieste, che intendiamo sottoporre alle Amministrazioni del nostro territorio.
Vogliamo porre una serie di rivendicazioni da portare avanti in virtù dell’attuale situazione dei lavoratori e degli utenti dei servizi sociali.
Chiediamo una presa di posizione e di responsabilità alle amministrazioni pubbliche, di fronte a situazioni vergognose, che spesso vengono silenziosamente avallate. Una percentuale sempre maggiore di servizi educativi è gestita dal terzo settore attraverso appalti, contratti di servizio e accreditamenti, all’interno di un contesto di precarietà, che contraddistingue da sempre i lavoratori del privato sociale e gli utenti di questi servizi, per i quali l’estate è probabilmente il periodo più critico. Su questi soggetti si riversano le conseguenze delle trattative al massimo ribasso fra amministrazioni e cooperative. Attraverso la subalternità completa alle esigenze di risparmio degli enti committenti, assistiamo a una continua demolizione del sistema dei servizi sociali, in un circolo vizioso in cui a rimetterci sono i lavoratori, ma anche l'intera parte della cittadinanza che usufruisce di tali servizi, nei quali si assiste parallelamente o ad un calo della qualità o addirittura al taglio totale degli interventi.
Crediamo fermamente che la civiltà di una società si misuri dall'attenzione con cui si sostengono i bisogni dei soggetti più deboli, in un territorio storicamente attento a questi aspetti come quello bolognese, speriamo di poter innescare un'inversione di tendenza che porti a valorizzare questa cultura ed eviti il suo progressivo smantellamento.
FIRMA LA PETIZIONE:

Noi Educatori uniti contro i tagli chiediamo: che all’interno di tutti le gare d’appalto rivolte ai soggetti del terzo settore per l’affidamento e la gestione di servizi sociali, socio-sanitari, educativi e ludico-ricreativi dei comuni della Provincia di Bologna venga inserito l’obbligo di applicazione da parte dei soggetti partecipanti del Contratto Collettivo Nazionale delle cooperative sociali e degli accordi integrativi locali; che vengano attivati gli strumenti previsti dagli statuti comunali e provinciali per garantire il diritto alla partecipazione alle scelte politiche da parte degli operatori del sociale; che le Amministrazioni locali sorveglino perché agli operatori dei suddetti servizi venga applicata una retribuzione su base mensile e non a ore; Educatori Uniti Contro i Tagli


martedì 24 dicembre 2013

BUONE FESTE COLLEGHE E COLLEGHI, COMPAGNE E COMPAGNI!

BUONE FESTE COLLEGHE E  COLLEGHI, COMPAGNE E COMPAGNI

Se ne va il 2013, finalmente. E come ogni cosa che passa, passa per non tornare più. Probabilmente non tornerà mai più neppure questa città come l’avevamo conosciuta anni fa, la Bologna sociale di una volta è ormai diventato un non luogo dove si può morire di freddo sotto un ponte senza che se ne accorga nessuno. La modernità, per dirla con Bauman, continua a sfornare senza sosta “persone inutili” e la precarietà non ha di certo unito chi la soffre, tutt’altro: un inarrestabile processo di frammentazione sociale è tuttora in atto.  E noi non sappiamo più cosa fare. Noi lavoratori del sociale, chiamati a presidiare luoghi di cura ormai quasi completamente svuotati di senso e di danari. Simboliche sentinelle di uno stato sociale che continuano a molestare. Dopo tante belle promesse, nell’ultima legge di stabilità il welfare è stato completamente snobbato, si continuano a finanziare aerei e navi militari e si lasciano sulla strada i nostri minori, i nostri ammalati. Vorrà dire che partiremo tutti per una bella guerra e che se poi ci faremo male non avremo nemmeno i soldi per un cerotto. Ma che andassero a cagare!
Preferiamo rivolgerci ai tanti colleghi che un po’ ovunque in giro per la penisola, da Milano a Reggio Calabria, hanno aperto presidi di salvaguardia del poco welfare rimasto a tutela dei più deboli e in difesa di quel minimo di dignità contrattuale che deve avere ogni mestiere. A tutti loro auguriamo feste piene di nuovi incontri e di vino buono e un anno nuovo ancora in prima fila perché per noi Educatori contro i tagli che siamo nati nella lotta, vivere e lottare sono spesso la stessa cosa. Un grande che di recente se n’è andato via, Lou Reed, diceva che la vita è ingiusta, bella e inevitabile. Non possiamo che assecondarla.
E allora buone feste soprattutto alle persone inutili, agli esuberi e alle eccedenze di questa società avara ed ingorda, ai sassolini negli ingranaggi dei poteri forti, alle anomalie, a chi fa si che le cose non si mettano mai a posto del tutto, a chi non s’arrende alla rassegnazione. Buone feste a Nelson Mandela, ovunque lui sia.
Buone feste colleghe e colleghi, compagne e compagni.
Eduardo Galeano ha scritto “L’utopia è come un punto dell’orizzonte, cammini e non arrivi mai. Man mano che ti avvicini si sposta… e allora a che cosa serve? Serve esattamente a questo: a continuare a camminare”.

Educatori contro i tagli


domenica 22 dicembre 2013

"SIGNORE E SIGNORI IL WELFARE E' SPARITO!" TORNA A GENNAIO 2014. BUONE FESTE!

La nostra trasmissione "Signore e signori il welfare è sparito!" ritorna a gennaio 2014. Link dove potete riascoltare le nostre puntate e interviste:https://soundcloud.com/radiokairos/sets/signore-e-signori-il-welfare. Vi auguriamo buone feste e un arrivederci all'anno nuovo! Stay Tuned 
(la redazione di "Signore e signori il welfare è sparito!"-Radio Kairos)

mercoledì 4 dicembre 2013

SABATO 7 DICEMBRE ORE 20 "FESTA DELL'ORGOGLIO EDUCATIVO". VI ASPETTIAMO....

Ritorna la nostra Festa dell'orgoglio educativo (NO CUT PARTY) sabato 7 dicembre dalle ore 20 al TPO, per socializzare e sostenere il coordinamento educatori contro i tagli e la Rete Nazionale degli Operatori Sociali. 

Ore 20: aperitivo, stuzzichini e buona musica
ore 22 LIVE: open act ETNIA SUPERSANTOS (Bologna)
Special guest: "CUT" (Bologna)

Dj set:
Dj Stoned (Rock e derivati)
Dj Rox (Etno, Ska, Reggae..)

Ingresso 3 euro

Sarà presente una postazione internet per firmare la nostra petizione "Diamo valore al lavoro educativo" per raggiungere l'obiettivo delle 1000 firme.

Vi aspettiamo, come sempre, numerosi!!
L'EDUCAZIONE NON SI VENDE, SI DIFENDE!!




domenica 17 novembre 2013

NOSTRO ARTICOLO: STORIE DI TAGLI E DI RIMBORSI. DI OPERATORI SOCIALI E DI CONSIGLIERI REGIONALI.

Storie di tagli e di rimborsi. Di operatori sociali e di consiglieri regionali.
Non ci è mai piaciuto il populismo a basso costo e tanto meno ci uniamo a chi, dopo aver ossequiato per anni i potenti di turno ora, esibendo all’improvviso un immacolato candore, li vorrebbe tutti appesi in piazza. E ci restano intatte tutte le perplessità di fronte allo scontato e demagogico sbraitare dell’arringa folle del momento che volendo abolire il finanziamento pubblico alla politica di fatto la vuol consegnare nelle mani del miliardario di turno (e noi non abbiamo ancora conosciuto un miliardario che faccia gli interessi degli ultimi). In questo paese non sempre la società civile è migliore dei rappresentanti politici che si sceglie. Anzi. Ma dopo gli scandali emersi in questi giorni in seguito all’inchiesta della magistratura sulle spese pazze in regione, qualche domanda agli eletti nel consiglio regionale dell’Emilia-Romagna la vogliamo ugualmente porre. Come pensate si sentano gli operatori sociali che si vedono ripetere quotidianamente dagli amministratori locali “non ci sono soldi” “qui si deve tagliare” “le risorse sono finite” e così via? Come pensate si sentano gli operatori sociali che si vedono costretti a giustificare ogni giorno al millesimo scontrini, city pass, chilometri, per averne spesso a rimborso neppure la metà dello speso? Come pensate si sentano gli operatori sociali che leggono di cene luculliane da Rodrigo, di beneficienze finte almeno quanto chi le fa, di appassionati week end a Venezia, di doppi rimborsi viaggio (almeno fino a quando la normativa lo consentiva), come pensate si sentano quegli operatori sociali cui la politica economica non riesce neppure oggi a corrispondere i 30 euro lordi della prima tranche del rinnovo del CCNL delle cooperative sociali prevista per il 1 Gennaio 2012? Come pensate si sentano? Una vostra cena tra due o al massimo tre commensali a “Le Calandre” (euro 689) equivale a 222 ore di Borse Lavoro. Come pensate si sentano quei disoccupati, quei poveracci che si rivolgono ai Servizi per mendicare qualche ora in più di stage a 3,10 euro nel vano tentativo di attenuare la propria disperazione? Queste domande le rivolgiamo innanzitutto ai consiglieri dei partiti di sinistra, l’area politica cui facciamo riferimento. Questa volta non aspetteremo il risultato dell’inchiesta della magistratura per esprimere la nostra indignazione. Ci interessa relativamente la rilevanza penale o meno di certe spese, qui si vuole parlare di etica politica, di principi morali. Sono passati quasi quarant’anni da quando Enrico Berlinguer mise i suoi uomini di fronte alla “questione morale”, purtroppo sono passati invano. Non ce ne vogliano i nostri rappresentanti in regione, ma noi preferiamo la filosofia di rappresentanza incarnata da Pepito Mujica, presidente dell’Uruguay a 900 euro al mese. Evidentemente in altre latitudini la politica low cost è possibile, dare l’esempio è possibile.
Educatori contro i tagli