Visualizzazioni totali

lunedì 5 dicembre 2011

BOLOGNA SENZA WELFARE: POSTIAMO INTERVENTO NEVA C. (SPORTELLO MIGRANTI E SCUOLA DI ITALIANO PER MIGRANTI).



Come Sportello Migranti e Scuola di italiano per migranti attivi dal 2006 al TPO vorremmo contribuire alla discussione offrendo il terreno dell' Immigrazione come chiave di lettura per osservare  l'evoluzione o meglio l'involuzione delle politiche di welfare in tempi di crisi.
I migranti, anche quando regolarmente soggiornanti hanno sempre avuto accesso ad un welfare di serie B: alcune previdenze quali l'indennità di invalidità, assegno di maternità, o forme di sostegno come gli alloggi ERP  sono erogati solo a coloro che hanno status giuridici particolari, come ad esempio la carta di soggiorno (oggi denominato permesso CE soggiornanti di lungo periodo).
Per questi motivi da tempo denunciamo che è in corso un processo di stratificazione della cittadinanza, dove servizi e diritti seguono una mappa a geometria variabile che punta a creare confini, differenziazioni, gerarchie.
E' però vero che nella crisi le frammentazioni aumentano, a questo mirano le misure anti-crisi, tra le quali è possibile ascrivere anche l'introduzione del reato di clandestinità, con l'obiettivo di escludere sempre più soggetti dai servizi, limitandone i diritti, perimetrandone le possibilità di accesso al welfare.
Quello che accade per tutti è un vero paradosso: il welfare al tempo della crisi si comprime anziché estendersi come forma di paracadute per chi è più esposto alla crisi, e così attraverso le storie dei migranti e delle migranti vediamo cosa accade a chi resta senza lavoro, vediamo la difficoltà e poi l'impossibilità di pagare l'affitto, di mantenere un alloggio, vediamo le persone scivolare velocemente nella condizione di senza fissa dimora. 

Per questo occorre sempre pensare al Sociale come qualcosa che riguarda direttamente il Lavoro, le Politiche abitative, l'Istruzione e la Formazione, altrimenti lo si limita ad un appoggio, ad una forma di assistenza insufficiente, e in tempi attuali quasi una forma di elemosina, che fallisce l'obiettivo di inserire la persona in un tessuto sociale e produttivo con un progetto a lungo termine.
La richiesta di un reddito di cittadinanza scollegato dalla prestazione lavorativa, da estendere a nativi e migranti risponde al bisogno di pensare il welfare come direttamente legato alle politiche del lavoro e alle loro conseguenze, laddove la precarizzazione e la flessibilizzazione forzata voluta dalle imprese e legittimata dai sindacati sta portando intere generazioni all'intermittenza lavorativa e all'inoccupazione.

Detto questo, in questo scenario, un paio di temi ci stanno particolarmente a cuore. 

1) La logica dell'emergenza

Facciamo un appello ad amministratori ed operatori a sottrarsi alla logica dell'emergenza ed alle sue politiche poiché essa solleva immediatamente un problema di democrazia:
Lo stato di emergenza con la delega alla Protezione Civile serve a de-politicizzare gli interventi, a de-responsabilizzare le autorità politiche, a impedire una vera concertazione con gli enti locali, ridotti a esecutori. Dove vengono prese le decisioni? Come vengono coinvolti gli enti locali? Con la cosiddetta Emergenza profughi lo stesso Comune di Bologna  si è reso conto di quanto fosse ridotto il proprio margine di intervento
Lo stato di emergenza produce anche una deroga alle norme in vigore, che seppur carenti prevedono chiaramente i doveri dello stato. Sempre assumendo come esempio l'emergenza profughi, abbiamo visto come lo Stato sia riuscito a derogare al dovere di accoglienza e di protezione, i “profughi” sono stati trattati come catastrofe, calamità naturale: dalla detenzione nei CIE, alle tendopoli, nei capannoni, negli ex magazzini, nelle zone militari affidate alla CRI come Prati Caprara, dove nel migliore dei casi, come potrebbero essere quelli della nostra regione, viene fornita un'assistenza minima senza nessun progetto di inclusione a lungo termine.
Se l'immigrazione non è una catastrofe ma una fenomeno strutturale di un pianeta attraversato da una enorme crisi di sistema, nemmeno il freddo deve essere considerato un'emergenza, ma l'occasione per mettere in piedi interventi per i senza fissa dimora a lungo termine. 

2) L'accessorietà del diritto

Questo aspetto riguarda la nostra realtà composta da attivisti e militanti impegnati in un intervento sull'immigrazione animato dal desiderio di produrre cambiamenti e sollevare contraddizioni e per fare questo abbiamo trovato utile darci la forma giuridica di associazione onlus.
Sempre più frequentemente il volontariato è sollecitato ad intervenire laddove le Istituzioni non garantiscono più, questo per noi rappresenta un insidia a cui prestare molta attenzione poiché così facendo viene messo in discussione il concetto di diritto.  Vigilare sui diritti e  sul rispetto dei diritti non significa essere ideologici (come molte volte siamo stati accusati a Tavoli inter-istituzionali dove il volontariato) ma significa non arrendersi alla logica di una gestione della crisi che travolge i diritti rendendoli accessori facoltativi.
Partendo dai  progetti per l'inclusione, per l'accoglienza degna, per l'insegnamento dell'Italiano agli stranieri crediamo che l'associazionismo - che tanto si sviluppa nei centri sociali, dove vive ad esempio la nostra realtà – sia fondamentale per costruire una idea di città e di diritto alla città ed ai suoi beni in cui tutti hanno un ruolo, non per tappare i buchi dell'Amministrazione e del Pubblico ma per stimolare l'amministrazione ad essere sempre all'altezza di una realtà in rapida evoluzione, che proprio le realtà informali come collettivi, draghi, centri sociali o altro alle volte intercettano per primi. Noi intendiamo il volontariato – ma questa parola non calza con la nostra esperienza, preferisco parlare di partecipazione e di impegno autorganizzato – come ricchezza utile non per garantire i diritti, ma al contrario per indicare la necessità di istituire nuovi diritti.

domenica 4 dicembre 2011

BOLOGNA SENZA WELFARE: POSTIAMO INTERVENTO ASS.NE ANNASSIM.

ASS.NE ANNASSIM : donne native e migranti delle due sponde del Mediterraneo





Faccio parte di una associazione di volontariato sociale che riunisce donne native e migranti, migranti prevalentemente  di provenienza   dai paesi arabi del nord Africa.
Questa sera,   avrebbe dovuto fare l’intervento, una nostra amica egiziana ,  ma è molto addolorata per la repressione contro i dimostranti  al Cairo, per i morti e le atrocità che sono ricomparsi assieme alla ripresa della protesta nelle piazze . Repressione da parte dei militari che attualmente reggono la situazione in Egitto mentre tacitamente Israele sta tornando ad occupare i territori del Sinai  nel silenzio dei media. Lei è in continuo contatto telefonico con i suoi familiari e proprio oggi pomeriggio hanno picchiato dei suoi cugini a piazza Taharir.
 Faccio questo riferimento sia per solidarietà alla nostra amica,  sia per ricordare come la  questione dei paesi arabi in rivolta sia strettamente legata alla crisi mondiale quindi anche a quella del nostro paese. 

Esprimiamo la nostra solidarietà a chi ha organizzato questa assemblea piuttosto sentita e partecipata  e ai gruppi di lavoratori dei servizi ,  che da tempo hanno aperto riflessione  e iniziative di lotta in difesa del Welfare e delle professionalità indispensabili per  renderlo efficace, valido e  “umano”.
La crisi  in cui il nostro paese è immerso aumenta le diseguaglianze ed iniquità sociali e  i tagli al welfare vanno annullando le differenze “ di stato sociale” e non solo tra le donne native e le donne immigrate .
Le donne  immigrate con le quali lavoriamo , sono in Italia ormai da anni,  per ricongiungimento familiare.  Quando sono arrivate in Italia,  avevano la garanzia della casa e del  lavoro sicuro del marito…Oggi questo vacilla  come per tanti nativi , con la differenza che loro rischiano di perdere il permesso di soggiorno e la tutela dei figli.
Al loro stato di indigenza fanno fronte le associazioni assistenziali , soprattutto cattoliche . In pratica viene loro fatta “l’elemosina”  con l’elargizione di alimenti e vestiti,  uccidendo la dignità e tenendoli in un stato di dipendenza  etica…Tali immigrati si trovano nella condizione di non riuscire a vivere in Italia e di non  potere  ri- tornare al paese di origine , dove la situazione è in subbuglio…La crisi ha peggiorato la condizione familiare , aumentato la loro disgregazione sociale e le difficoltà dei figli nonché reso vano il loro progetto di integrazione.
 Spesso i mariti diventato alcolisti, i figli a scuola con problemi di aggressività, di relazione o cognitivi non ricevono assistenza dai servizi , dalle strutture che dovrebbero seguirli , perché i tagli hanno portato via gli operatori …Questo porterà in termini sociali a conseguenze molto pesanti soprattutto sulle seconde generazioni, e tale  fenomeno  che tenderà ad inasprirsi, se non si affronta radicalmente, farà pagare prezzi molto alti a tutti .
Adesso voglio sottolineare una parte del mio vissuto quotidiano, non per parlare del mio personale, ma per sottolineare come  i tagli al welfare, abbiano ripercussioni  ampie , oltre i servizi e gli stessi lavoratori del settore o i beneficiati . Io sono una insegnate dello Stato in pensione, sono moglie madre e nonna :ruoli non indifferenti come carico ma che potrebbero dare soddisfazione se lo Stato   lasciasse invecchiare tranquillamente . Ho verificato che la mia condizione di vita,  è pesante come quella delle mie coetanee e delle mie ex colleghe di lavoro , strette adesso tra anziani genitori da accudire , mariti in difficoltà e nipotini cui badare per far fronte alla carenza di posti nei nidi o sopperire ai costi delle mense scolastiche . Faccio parte come donna anziana di una fascia sociale che vive una grande sofferenza perché costretta a rimediare i danni della mancanza di servizi con un “welfare  familiare”. Funzioniamo come ammortizzatori sociali .
 Da una ricerca che la Regione Emilia –Romagna ha condotto in passato, risulta che questo tipo di nonne esistono, ancora, soltanto in Italia , che in altri paesi del Nord Europa  tutto viene affidato ai servizi, addirittura in Francia esistono i asili notturni per le madri sole, che fanno i turni di notte.
E’ evidente che il problema non è soltanto materiale, dell’avere servizi efficienti e basta, c’è un problema di “ prendersi cura” e di “educare”.
Come persona e come ex docente che insegnava educando  , non  sono insensibile  al problema dello stile di vita , della cultura che si pratica , degli esempi che si trasmettono ai più giovani…non mi preoccupano  soltanto i tagli, ma la cultura- pericolosa  che si diffonde anche per fare digerire meglio la perdita del welfare  e il peggioramento dello stato sociale .

 Il tutto è molto sotterraneo ma va evidenziato e messo a fuoco.

 Io ho un nipote di 11 anni molto svelto e con molto senso critico , ma non è pensabile che rimanga  impermeabile alle sollecitazioni di consumismo che gli arrivano o ai discorsi del gruppo dei suoi pari . A questi ragazzi viene proposto un mondo da favola , dove ogni desiderio può essere  esaudito basta cliccare… cambiare canale o comprare , questo per sollecitare i loro  desideri di consumismo mentre non si fa nulla per garantire il loro futuro .Sono ragazzi nati e cresciuti con il berlusconismo imperante  che nell’ultimo decennio ha reso tutto peggiore.
Su questa cultura occorre intervenire, come sui processi educativi , di sostegno, di cura…anche in termini di produzione di idee, di pensiero, di proposte di sistemi educativi, di pedagogia di vita … e gli educatori  professionali, i pedagogisti , gli operatori dei servizi in questo possono avere un ruolo fondamentale .
La crisi non è soltanto economica, ma è profondamente culturale, di sviluppo di produzione , in ultima analisi di progettualità di vita – DA VIVERE .


I tagli e la crisi del Welfare aumentano le ingiustizie , le disuguaglianze sociali, la disgregazione, l’INFELICITA’ .In questa barca ci siamo tutti-e allo stesso modo



LA SALVEZZA O E’ DI TUTTI/E  O NON C’E’ SALVEZZA POSSIBILE .



Lella Vultaggio


venerdì 2 dicembre 2011

BOLOGNA SENZA WELFARE: POSTIAMO INTERVENTO VALENTINO P. (LA PIAZZA EDUCATIVA-BOLOGNA).

Vorremmo partire condividendo il sentimento di angoscia che cresce dentro di noi quando ascoltiamo le storie degli educatori nostri colleghi già laureati, che non trovano lavoro e, dopo anni di contratti precari e sottopagati, scelgono di fare altri lavori perché orami è chiaro, almeno dal messaggio che ci ritorna dal clima che respiriamo, che da educatori "non si campa". Come facciamo a spiegarci che gli sforzi fatti per anni non sono stati un investimento per un futuro migliore? Come possiamo accettare che la nostra laurea è inutile perché tanto l'educatore si può fare anche senza il titolo in scienze della formazione? Come facciamo ad accettare che il lavoro per noi non c'è perché i servizi socio-educativi sono stati smantellati? Ma la fatica è sopratutto quella di spiegare a noi stessi come sia possibile che in una città come Bologna, famosa proprio per i suoi servizi educativi fra i primi in Italia, si scelga di costruire il People Mover che è un opera inutile e dannosa per l'ambiente, mentre si parla del normale arrivo arrivo dell'inverno nei termini di "emergenza freddo" e, come al solito, si cerca di tamponare i buchi dei servizi sociali che, mentre l'alta velocità avanza, piano, piano scompaiono, vengono demoliti e con loro tutto il welfare.

Un altro motivo del nostro sconcerto riguarda il fatto che sempre di più vediamo il ruolo dell'educatore svilito e svuotato della sua importanza: questo sia perché molte cooperative che si occupano di servizi socio-sanitari puntano al ribasso dedicando sempre meno risorse per l'educativa, tagliando le ore di lavoro e interi servizi educativi che vengono trasformati in luoghi per l'assistenzialismo; e sia perché molto spesso le scelte dell'amministrazione sembrano prediligere il volontariato pensando all'educatore come ad missionario che ogni giorno opera per vocazione; l'educatore non è affatto un benefattore, è una professione e come tale ha diritto alla giusta remunerazione ed è colui che spende le proprie competenze specifiche e professionali per rispondere al diritto di cura e riabilitazione degli utenti che incontra ogni giorno. Perché sì, il welfare è un diritto ed è troppo facile liquidare il problema dando la colpa alla crisi e ai tagli dello Stato: diciamo invece che si tratta di scelte politiche precise!

Quando parliamo di servizi socio-educativi, infatti, non possiamo partire dal fatto che i tagli impediscono la loro esistenza ma dobbiamo partire dicendo che sono diritti essenziali ai quali le risorse devono essere destinate in modo prioritario!

Che tipo di città vogliamo costruire? Una città dove agli ultimi si fa la carità o una città dove si vuole dare agli ultimi l'opportunità di diventare i primi? e quando dico ultimi non mi riferisco solo ai nostri utenti ma anche a noi stessi in quanto educatori, in quanto studenti, in quanto giovani.

Alla luce di ciò all'Università, che sappiamo non essere un ufficio di collocamento, chiediamo però che senso abbia formare educatori se poi non esistono per queste figure sbocchi occupazionali? é questo il motivo per cui le chiediamo di prendere una posizione netta ed esplicita a favore dei suoi studenti, chiediamo che l'università di metta la faccia nella difesa dei servizi-educativi e del ruolo dell'educatore, a livello prima di tutto cittadino.Lo chiediamo con ancora più forza sopratutto dopo aver visto che al Recruiting Day, organizzato in facoltà, le aziende che sono venute ad offrirci ipotetici lavori (che poi sappiamo bene essere in realtà solamente tirocini non pagati!) erano Leroy Merlin, Mars Italia e un'azienda che si occupa di alta velocità, che ai nostri occhi è sembrato come dire che l'unico futuro che ci viene offerto è quello di commesse e commessi in un negozio di bricolage.

Per concludere, in quanto educatori, vorremmo ricordare lo stretto legame fra PEDAGOGIA e POLITICA nel senso che ogni azione e scelta politica è anche intrinsecamente un'azione educativa e viceversa ogni azione educativa è anche un atto politico. Questo per sottolineare che le politiche di welfare non possono essere fatte sull'onda della gestione di una continua emergenza, perché questo significa di fatto svilire sempre di più la progettualità educativa. Ci chiediamo perciò quando finalmente dall'emergenza si passerà al progetto e alla prevenzione e ci auspichiamo che avvenga presto perché siamo convinti che solo nella progettualità si possa esprimere la volontà politica di costruire una città davvero sostenibile per tutti contro la sfrenata corsa per tappare i buchi creati da continue emergenze che ri-generano se stesse.

Collettivo La PiazzaEducativa


giovedì 1 dicembre 2011

BOLOGNA SENZA WELFARE: POSTIAMO INTERVENTO SIMONA B. (EDUCATORI/TRICI CONTRO I TAGLI.

Riprendendo il discorso fatto da Rosario nella premessa, sono convinta che ci sia veramente bisogno di una riconnessione tra tecnico ed amministrativo. Lo scollamento di questi due piani ha generato una forte incapacità di rispondere al bisogno dei cittadini, paradossalmente con un maggiore spreco di risorse, perchè chi decide quali servizi tagliare o spezzettare si basa su principi puramente economici: non ci sono soldi, bisogna tagliare! Questo continuo stagliuzzare i servizi  “indebolisce le strategie” per il raggiungimento degli obiettivi dei servizi. 

Continuiamo da diversi anni ad assistere ad un processo di riduzione degli investimenti sul welfare, rendendo sempre meno produttive e autonome quelle persone (giovani, adulti, anziani e disabili) che si trovano in una condizione di  svantaggio, perchè non hanno la possibilità economica ad accedere ai servizi privatizzati. Mentre questi soggetti ad oggi svantaggiati potrebbero diventare produttivi ed autonomi all'interno di una comunità, attraverso questi tagli si rischia di creare una corsia preferenziale verso l'indigenza. (penso solo alla diminuzione del numero di  BL per soggetti svantaggiati, ai tagli sui minori non accompagnati, all'aumento della disoccupazione senza dar vita a forme di protezione quale il reddito di cittadinanza, ecc ecc)..

Le domande che mi pongo sono:

·         ma la città di Bologna è disposta ad evidenziare un limite oltre il quale non si può andare?

·         quali sono le priorità di coloro che hanno poteri amminstrativi/decisionali di una comuntà: mantenere il bilancio positivo,  senza un'attenta valutazione delle priorità sociali o essere capaci di porre la dignità di un individuo in difficoltà come priorità di bilancio?



Quello che spaventa tutti gli educatori, gli operatori, gli insegnanti, i  cittadini, i genitori è la prospettiva di un vuoto dei servizi sociali, attraverso questi tagli che sembrano o sono la causa della loro privatizzazione.

                                                                                     Simona Bruni

mercoledì 30 novembre 2011

BOLOGNA SENZA WELFARE: POSTIAMO INTERVENTO DI PAOLO C. (EDUCATORI CONTRO I TAGLI).

EDUCATORI CONTRO I TAGLI





Io sono a favore di un welfare che contempli nella sua operatività quotidiana l’esistenza di progetti educativi di inclusione sociale, non mi interessano i servizi banalmente assistenziali che di tanto in tanto elargiscono piccole elemosine a caso.

La mia paura è che non ci sia piena consapevolezza della posta in gioco, ovvero di cosa possa implicare dal punto di vista culturale lo svilimento dei servizi sociali. Per quel che riguarda la prevenzione al disagio minorile non starò qui ad approfondire concetti autorevolmente trattati da tanti studi sulla materia, mi limito ad elencarli: maggiori costi per l’istituzionalizzazione dei ragazzi non supportati preventivamente da progetti educativi sul territorio, aumento esponenziale della dispersone scolastica, acuirsi del conflitto sociale ecc. ecc. Come si può ben capire le conseguenze del progressivo svilirsi di questi servizi ricade su tutti i cittadini e non solo su chi di questi servizi è stato storicamente beneficiario.

Discorso ancor più complesso per quel che riguarda l’handicap o i servizi di salute mentale. Il taglio deciso a finanziamenti ormai consolidati da anni, la sensibile riduzione di percorsi educativi (ad esempio all’interno delle scuole) a sostegno di questi nostri concittadini significherebbe un pesante arretramento culturale della società, un ritorno al periodo in cui non c’era neppure un supporto normativo a favore delle istanze dei disabili e delle loro famiglie (la creazione dei Servizi, la L. 180 sono degli anni settanta, la L.104 e la L.68 ancor più recenti). Si tornerebbe al periodo dei disabili chiusi in casa, posti nell’impossibilità di viversi la propria vita con la pienezza che gli aiuti e i supporti educativi e non, fino ad oggi hanno potuto garantire. Se la civiltà di un paese si misura con la sua capacità di accogliere e aiutare i membri più in difficoltà, in pratica si tornerebbe alla vergogna e all’inciviltà.

Che fare allora?

Noi operatori sociali abbiamo il dovere di farci sentire dappertutto, non è questo il tempo della delega. Siamo noi che con il nostro lavoro di prossimità rileviamo i bisogni del territorio, noi dunque i soli che possano portare progetti di risposta dentro ai tavoli di governo di questa città e di questa provincia. Dobbiamo essere costanti portatori di questa concretezza e non disgiungerla mai dal sogno del cambiamento: in troppi nelle stanze del potere continuano a credere che questo sia l’unico mondo possibile, per noi non è così. La crisi è strutturale, la risposta alla crisi non può che essere un cambiamento strutturale dell’organizzazione sociale. Un cambiamento nel segno dell’equità e della solidarietà, per quel che ci riguarda.

E infine il lavoro. La riduzione del welfare implica la riduzione dei posti di lavoro per le nostre professioni, ci stiamo attrezzando nel 2012 per questo? Lo chiedo soprattutto ai sindacati, con cui dovremo, pur custodendo la nostra identità di movimento trasversale, di lavoratori sviluppare un’azione di lotta e di proposta per preservare occupazione dignitosa e qualità del Servizio.

Il nostro mestiere è bello, dovremmo esserne maggiormente orgogliosi, noi non costruiamo armi, non speculiamo in borsa, non lucriamo sulle disgrazie degli altri, noi creiamo relazioni d’aiuto: io credo che valga la pena di battersi per la sopravvivenza di questa professione.



                                                                                                  Paolo Coceancig


lunedì 28 novembre 2011

BOLOGNA SENZA WELFARE; POSTIAMO INTERVENTO ASSISTENTI SOCIALI DI CASALECCHIO DI RENO:

Assistente Sociale - Casalecchio di Reno



Questa sera sono qui in rappresentanza delle assistenti sociali del distretto di Casalecchio di Reno, la maggior parte delle quali del Settore Minori.
Da qualche mese ci stiamo incontrando in orario extralavorativo e abbiamo costituito un gruppo che si sta interrogando sulle problematiche che riguardano nello specifico la nostra professione.
Momenti come l'assemblea di questa sera sono molto importanti per noi perchè ci danno la possibilità di far conoscere la difficile situazione in cui lavoriamo, di far conoscere il nostro lavoro: chi è e che cosa fa l'assistente sociale; cittadini, politici, operatori stessi del sociale e non, non sanno veramente cosa facciamo e quindi per semplificare, sbagliando, indicano l'ass.sociale come l'operatore che assegna la casa comunale, porta via i bambini dalle loro famiglie....e i mass media non fanno altro che alimentare questa visione distorta del nostro ruolo.
Veniamo viste come operatori che lavorano "dietro le quinte" ( o dietro una scrivania), con poche responsabilità, e con capacità decisionali sulle risorse che in realtà non abbiamo.
L'a.s lavora a vari livelli con educatori professionali, psicologi, medici, mediatori culturali,amministratori di enti, giudici, volontari, ecc. svolgendo il proprio ruolo "individuando, coordinando e promuovendo azioni per prevenire e cercare di risolvere situazioni di disagio di singoli, gruppi o della comunità"...insieme ai singoli, ai gruppi, alla comunità, con elevate responsabilità civili e penali nell'ambito di intervento lavorativo in particolar modo di quello del settore minori.
Su noi assistenti sociali grava l'attribuzione stratificata di responsabilità a fronte ( soprattutto in questo periodo di consistenti tagli al welfare) di: aumento considerevole dei bisogni delle famiglie, insufficienza di personale che non viene colmata poichè i comuni non hanno i fondi per farlo, mancanza di risorse economiche e tagli di servizi destinati ai cittadini.
In tutto questo, l'assistente sociale diventa una professione fragile, e questo lo sanno bene i media, i politici, gli utenti."Siamo diventati una figura utile su cui scaricare rabbia, tensioni sociali,un comodo ammortizzatore delle inadempienze altrui".
E cosi' siamo "mandate in trincea", il primo contatto con i cittadini che sentono e sanno che siamo la professione piu' esposta a rischi: per la collocazione in luoghi isolati dei nostri uffici ad esempio, perchè siamo noi che dobbiamo dire alle famiglie che le risorse economiche sono finite e la loro domanda di contributo non puo' essere accolta con i rischi che ne conseguono.E i rischi si concretizzano in minacce, aggressioni verbali e fisiche gravi.
E quando un operatore viene aggredito intorno a lui...il vuoto..da parte dei politici, dei dirigenti del Servizio perche' si generalizza facilmente pensando che l'aggresisone subita riguarda il singolo e non tutto il Servizio Sociale, e che in fondo tutte le professioni sono a rischio di aggressioni ( senza distinzione alcuna- ed oggettiva- di ruoli, funzioni, maggiore contatto con l'utenza, responsabilità...).
Chiediamo pertanto ai nostri politici e dirigenti di diffondere una politica di tolleranza zero verso atti di violenza fisica e verbale assicurandosi che operatori, utenti, cittadini siano a consocenza di tale politica.
Chiediamo loro di assumersi le proprie responsabilità, di non scaricare su di noi piu' responsabilità di quelle che derivano dalla nostra professione.Se i tagli al welfare dipendono dalla crisi dello stato che a pioggia taglia risorse e servizi agli enti locali, non puo' essere il servizio sociale (e quindi noi) lasciato solo a fronteggiare la disperazione delle persone per la mancanza di risposte ai loro bisogni.
Noi le nostre responsabilità ce le assumiamo giorno dopo giorno, non siamo disponibili però ad assumerci quelle degli altri.
I tagli al welfare si declinano per noi nella maggiore esposizione al rischio per i motivi sopra esposti; sempre di piu' vi è l' attribuzione di alcune funzioni, o la volontà di attribuirne delle altre, che sono proprie dell'educatore professionale per risparmiare sugli stipendi dei colleghi con la conseguente deprofessionalizzazione nostra e degli educatori, con la valutazione che in fondo le assistenti sociali possono fare tutto....perchè il loro lavoro in fondo è una vocazione.....
Noi siamo dei professionisti, come i colleghi educatori, abbiamo studiato, ci siamo formati e ci specializziamo per svolgere il nostro lavoro.E per questo facciamo fatica a lavorare in servizi che, se un tempo lavoravano sulla progettualità, sul lavoro di equipe multidisciplinare (data la multidimensionalità dei bisogni), sulla prevenzione, oggi con i tagli al welfare rischiamo di lavorare (con i seri danni che ne conseguono) in servizi di improvvisazione e approssimazione.
Viviamo un periodo in cui vi è una forte discrepanza tra le esigenze dell'organizzazione (riduzione-tagli dei servizi, risorse economiche, non risposte a sfratti) e le esigenze di noi assistenti sociali di mantenere la nostra specificità professionale.
Queste discrepanze si verificano sia per l'incremento considerevole del carico di lavoro a cui non corrisponde un adeguato sistema di "ricompense" e di linee guida scritte e condivise sulle priorità di intervento, sia per il sistema di valori individuali che non sempre è in linea con gli obiettivi di efficenza ed efficacia cui sottostanno le organizzazioni nella logica aziendale oggi imperante.
Dunque oggi piu' che mai è indispensabile che i servizi sociali territoriali siano sostenuti, rinforzati attraverso strategie rivolte a rispondere ai bisogni della comunità e degli operatori stessi.
Ci rendiamo pertanto disponibili ad essere utili interlocutori per proposte di miglioramento relative alla nostra professione e ai nostri servizi, a lavorare insieme al nostro Ordine professionale e al nostro Servizio e ai Comuni presso cui lavoriamo.





sabato 26 novembre 2011

BOLOGNA SENZA WELFARE: NOSTRA NOTA.

Giovedì sera, presso gli spazi del Teatro S.Leonardo in Via S.Vitale 63, si è tenuta l'assemblea "Bologna senza welfare". Avevamo invitato diverse componenti sociali, quasi tutte sono intervenute.

Possiamo dire che è stato senza dubbio un grande successo.

Un ringraziamento va sicuramente ai Draghi ribelli e al collettivo studentesco Panenka per la collaborazione che ci hanno offerto dandoci la disponibilità di lavorare nel laboratorio politico che per una settimana hanno deciso di offrire alla città.

Una sala piena, centocinquanta persone (tra cui tanti operatori) per ragionare di welfare in tempo di crisi e di politiche sociali in una Bologna sempre più escludente.

Abbiamo avuto la possibilità di mettere in campo una discussione di alto livello, grazie anche agli interventi come quelli di Amelia Frascaroli (Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Bologna), Danilo Gruppi (Segretario generale CGIL Bologna), Prof.Carlo Hanau (Università di Modena e Reggio Emilia), Leonardo Callegari (Presidente Csapsa), Don Nicolini, Roberto Sconciaforni (Consigliere Regionale Rifondazione Comunista). Non tutte le parti sociali che avremmo voluto presenti, hanno colto il nostro invito che però rimane sempre valido per il futuro perché non ci fermeremo qui.

Moltissimi gli interventi, tra cui quelli degli organizzatori e di tante altre associazioni e collettivi : Educatori contro i tagli, Assistenti sociali di Casalecchio di Reno, La Piazza Educativa, La Scuola d'Italiano Kalima, lo Sportello Migranti TPO, Associazione Annassim, Draghi Ribelli, Collettivo Panenka, Educatrici autoconvocate dei Nidi e tanti altri ancora...Ripetiamo: non ci fermeremo qui perché il Welfare è un bene comune e va difeso da tutti.



A breve sarà disponibile la brochure con la sintesi di tutti gli interventi.

                                                                                   Coordinamento educatori uniti contro i tagli


Intanto volentieri vi anticipiamo l’intervento delle educatrici dei nidi (autoconvocate) già disponibile in forma scritta:



Intervento di Anna Meoni per le Lavoratrici dei  Nidi autoconvocate



Sono educatrice di un asilo nido del Comune di Bologna.

Insieme ed altre ho partecipato alla nascita del gruppo delle lavoratrici  autoconvocate dei nidi  che da oltre un anno attraverso incontri e iniziative pubbliche cerca di mettere un argine allo sfacelo che lentamente avanza nei nostri servizi educativi.

Abbiamo insieme ad altri gruppi e collettivi di donne fondato il coordinamento Salviamo i nidi. Ed oggi siamo qui per continuare le nostre lotte anche con la rete che oggi ha promosso questa assemblea pubblica. Per condividere  la battaglia intrapresa dagli   educatori ed educatrici contro i tagli al welfare, per sottolineare l’importanza del lavoro educativo e per il suo riconoscimento sociale,  professionale ed economico.



Il nido pubblico a Bologna aveva raggiunto un livello qualitativamente alto sia per la professionalità delle/degli educatrici/ori, collaboratrici/ori sia per l'offerta data agli utenti.

Ovviamente si poteva fare molto di più soprattutto per elevare il soddisfacimento della domanda che attualmente si aggira attorno al 33%, ma già da un po' di anni le amministrazioni che si sono succedute hanno abbandonato gli investimenti sui nidi pubblici . Il picco verso il basso comunque, è iniziato con la Commissaria Cancellieri (oggi ministra dell'interno!!!!) che ha scelto di risolvere il problema di bilancio dovuto alle mancate entrate statali, tagliando proprio quei servizi che qualificano il lavoro di cura ed al tempo stesso consentono alle donne di conciliare maternità, tempo di vita e lavoro, quindi i nidi e non solo.

 Tutto ciò è avvenuto nel silenzio assordante dei politici che si apprestavano a governare la città, tanto è vero che l'attuale giunta ha deciso di perseguire gli obiettivi della Commissaria e cioè razionalizzare in nome del risparmio e gioco forza impoverendo l'offerta qualitativa dei servizi per l'infanzia, unico atto di discontinuità è stata la riapertura di due nidi per i quali la Commissaria aveva previsto il passaggio al projet financial (ma allora eravamo in campagna elettorale, oggi il nostro sindaco parla di sussidiarietà per i servizi nidi.......) Vogliamo qui ribadire che il privato sociale non è il nostro antagonista bensì   riteniamo che un servizio pubblico qualitativamente alto deve essere d'esempio nel garantire pari opportunità a tutte/i i/le bambine/i e nel proporre e perseguire un progetto educativo che possa definirsi tale.


I servizi a gestione privata costano meno perche’ prevedono contratti di lavoro molto più sfavorevoli per le/gli lavoratrici/ori  sia sul piano economico, che delle condizioni generali di lavoro: maggior numero di ore frontali, orari spezzati, minore formazione, miriadi di contratti diversi ecc cioè un inaccettabile



arretramento dei diritti in ambito lavorativo e mentre la legge regionale prevede per il 2013 il titolo di laurea breve per poter accedere alla professione di educatrice, il salario del personale dei nidi d'infanzia  non raggiunge la decenza e quelli degli educatori ed educatrici del privato sono ulteriormente indecenti.

Questa operazione di ristrutturazione, se così vogliamo definirla, ha comportato una dequalificazione del servizio, un aumento consistente delle rette con un meccanismo infernale di sconto del 10% per chi usufruisce dell'orario ridotto....fino alle 16.30, una diminuzione di personale educativo sofferente in prevalenza sulle sezioni piccoli che vedono un rapporto adulto bambino di 1 a 5 e di conseguenza in alcune fasce orarie un innalzamento fino a 1a 10, una confusione di ruoli e responsabilità tra personale educatore e collaboratore, una gestione del prolungamento di orario fino alle 18 ai limiti della sicurezza con un solo educatore P.T senza un limite di numero bambino di tutte le fasce d'età dai 12 ai 36 mesi.....ecc..(ultime voci parlano di un rapporto da 10 a 14).

Questo nuovo modello nasce senza alcun progetto pedagogico di riferimento, senza radici e senza condivisione alcuna, non è in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini svilisce la nostra professionalità e la crescita educativa dei servizi per la prima infanzia, ha inoltre azzerato il personale precario sprecando una professionalità qualificata per una logica di puro risparmio; questo personale ha per tutti questi anni permesso il funzionamento dei servizi con grande senso di responsabilità, garantendo la continuità educativa e il passaggio di competenze e tutto ciò è davvero antieconomico e non promuove il lavoro delle piu’ giovani.

Dobbiamo pensare ad un nuovo inizio per Bologna una citta’ dove per creare nuove opportunita’ si guardava al meglio dei servizi in Europa, non al vicino che spende meno per istruzione, donne e banbini. Quella Citta’ che per essere Europea non aveva bisogno del people mover le bastava la sua Universita’, la sua scuola i suoi nidi ed i suoi ospedali ed anche i suoi coraggiosi amministratori ed amministratrici lungimiranti e di sinistra!

Chiediamo ad Amministratori, Sindacati Universita’ di riflettere a fondo su cio’ che rischiano di perdere in termini di servizi e di credibilita’

Noi contro la decostruzione dei nostri servizi e dei nostri diritti lotteremo con tutte le nostre forze perche’ cio’ che  cercano di distruggere oggi non sara’ piu’ ricostruibile domani.

 Salviamo i beni comuni delle donne e della citta’ salviamo i nidi .








mercoledì 23 novembre 2011

BOLOGNA SENZA WELFARE 24 NOVEMBRE ORE 20 TEATRO SAN LEONARDO (ANCHE IN DIRETTA STREAMING):

Le Assistenti Sociali, le Operatrici dei Nidi, gli

Educatori contro i tagli, La PiazzaEducativa Bologna, Sportello Migranti TPO, Scuola di Italiano Kalima



PROMUOVONO

BOLOGNA SENZA WELFARE

Giovedi 24 Novembre 2011

c/o Teatro S.Leonardo Via S.Vitale 63



· Aumentano le nuove povertà, si tagliano e si demansionano gli interventi educativi su questi servizi.
· Cresce il disagio, si decurtano i servizi sociali.
· Aumenta il bisogno di assistenza, gli anziani si destreggiano tra i tagli ai servizi domiciliari e vouchers
· Calano i fondi, cresce il bisogno di servizi pubblici efficaci, l'amministrazione comunale invece parla di sussidiarietà.
· La mancata integrazione dei migranti avviene attraverso la cancellazione dei percorsi di inclusione sociale
Assemblea Pubblica e Agorà dei Saperi:
ore 20:00
Dal pomeriggio Agorà dei Bambini:
giochi e attività per i più piccoli
ore 17:00



Ci sono i tagli, l'aumento delle tariffe dei nidi, le gare d'appalto che mutilano il welfare, i servizi che dipendono da operatori che stanno diventando dei volontari e in tempo di crisi si taglia il welfare?






in diretta videostreaming

su




lunedì 21 novembre 2011

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO COMUNICATO DELL'ASSOCIAZIONE "ANASSIM":

ANNASSÎM

Donne native e migranti delle due sponde del Mediterraneo

Sede legale Bologna via Fregoli 10 tel 051- 240136

Sede operativa-Centro Interculturale Zonarelli via Sacco 14 Bologna tel 4222072- 3348 128412



All’assemblea  e alle associazioni

che  organizzato Bologna senza welfare





Nell’esprimere la solidarietà delle donne native e migranti di Annassim , a quanti uomini e donne continuano a svolgere lavoro politico in difesa dei diritti dei lavoratori,   delle fasce sociali più deboli, della scuola pubblica, dei servizi sociali , DELLA CULTURA E DELLA GARANZIA AI  BUONI E VALIDI PROCESSI EDUCATIVI…



APPOGGIAMO LE VOSTRE RIVENDICAZIONI  CHE SONO ANCHE LE NOSTRE

In quanto parti lese , in prima persona,

 dalle scelte governative e dalla “CRISI”



Come native , viviamo le difficoltà di tutti,

lavoratrici sempre in pericolo , precarie, disoccupate  mamme , nonne.

Queste ultime poi ,  costrette a fare da ammortizzatore sociale dando vita al welfare familiare…per scongiurare condizioni peggiori di vita

COME immigrate – vediamo nullificato il nostro progetto di integrazione, convivenza pacifica, per un futuro migliore nostro e dei nostri figli .

Questi ultimi saranno quelli che pagheranno un prezzo notevole per scelte che non hanno fatto loro, in un paese che li ignora, anzi li respinge dopo averli illusi di saperli accogliere

Le nostre famiglie si sgretolano ogni giorno di più con la riduzione o  l’assenza di lavoro, il deficit della giustizia nei nostri confronti,  il pericolo di avere i figli portati via dai servizi sociali perché con il nostro reddito non riusciamo più a mantenerli , figli nati in Italia  che vengono considerati sempre immigrati. Stranieri  o addirittura clandestini da criminalizzare.

Adesso noi donne migranti siamo nella condizione di non potere più ritornare al nostro paese e di non riuscire a vivere in Italia . La realtà del mondo arabo , anche per il  ruolo avuto in passato  dall’OCCIDENTE  continua ad essere esplosiva e i nostri paesi sono “in fiamme”

                                                  

Come Annassim stiamo tentando di fare un’analisi sulla trasformazione della migrazione femminile, sul              cambiamento di mentalità e abitudini nella relazione con i/le native, sulla differenza che comincia ad essere evidente fra noi genitori venuti da ALTROVE e i nostri figli e le nostre figlie nati e cresciuti in Italia.                                                                                                                                                                                                                        

  Non ci sfugge il nuovo  ruolo del Volontariato e l’uso strumentale  da parte delle istituzioni , contro cui bisogna opporsi

Tali problemi non vanno visti in modo isolato ma come tutto il resto che è  oggetto di denuncia sociale è da collocarsi in un quadro “comune “ la cui soluzione  non può che essere politica e culturale.

Il protagonismo non può che essere di tutti-e . Da questa gabbia o ci salviamo tutti-e o non c’è salvezza possibile 

Il problema è individuare le forme di aggregazione , di resistenza, e di proposte costruttive

partendo dalla considerazione che

 SIAMO IN QUESTO SISTEMA

CHE LA REALTA’ DI PARTENZA E’ QUELLA IN CUI VIVIAMO



BO 21’-11-011                                                                                                                                 
LE DONNE DI ANNASSIM